The Gentlemen 2 – Tra crimine, glam e suggestioni bibliche

Servizio a cura di Elena Pedoto

Nata come spin-off dell’omonimo film del 2019, sempre a firma dell’esuberante Guy Ritchie, la serie The Gentlemen 2 bissa il successo della prima stagione (datata 2024) con questo secondo ciclo da otto episodi, balzato quasi subito nella top-ten delle serie Netflix. Un successo dovuto senz’altro ai guizzi di uno stile registico incalzante, e a un ottimo cast capace di dare spessore narrativo ai tanti personaggi in gioco. E se nella prima stagione il valore della narrazione si basava su atmosfere aristocratiche infiltrate dalle nascenti e adrenaliniche relazioni tra i due magnetici protagonisti Eddie il Duca (Sua Grazia) e Susie Glass (perfettamente interpretati da una coppia di affiatatissimi Theo James e Kaya Scodelario), in questa seconda stagione l’ampliamento del business della marjuana va a inglobare altri elementi che rendono ancora più deflagrante il corso degli eventi.

 

In primis, la comparsa di una delegazione criminale italiana, con relativa estensione geografica alle location fatate del Lago Maggiore, cui fa capo un trio di attori nostrani: Sergio Castellitto nei fumosi panni del boss italiano Marco Moretti, Benedetta Porcaroli nelle vesti chic della contessa Bella (Isabella Savanza di Parma) e Michele Morrone nei panni “sguaiati” di Cico.

Ed è proprio nell’ottica di un ampliamento del business, che deve passare anche da alleati di spicco e ottemperanze politiche, come quella di depenalizzare e legalizzare o meno la marjuana, che la serie aumenta i suoi testa a testa tra personaggi. E il confrontoserrato, che poi diventa scontro aperto tra il super boss veterano Bobbie Glass (nonché padre di Susie) e l’intraprendente Eddie cambia passo per assumere di volta in volta tante altre sfaccettature criminali, politiche, famigliari, e anche sentimentali.

Abiti griffati e ferocia aristocratica

Ma la vera forza di questa serie, di cui è già stata annunciata una terza stagione, è proprio la natura di contrasto e fortemente conflittuale tra apparenza e sostanza. Un’aristocrazia che perde la sua patina dorata, di pari passo con uno status nobiliare sempre più in caduta libera, ma acquista forza tramite la dedizione alla propria aspirazione criminale. Sull’onda del pensiero secondo cui sono proprio gli aristocratici, con i loro modi carismatici ma di melliflua aderenza alle regole del potere, i primi veri gangster. E l’idea vincente di Guy Ritchie è proprio quella di costruire un mondo poggiato su perfette geometrie visive, minuziosi allineamenti cromatici e cura maniacale degli outfit (che in questa seconda stagione impazzano con fine stile sartoriale e abiti griffatissimi) per poi smantellarne poco alla volta la perfezione dando risalto alla brutalità dei meccanismi messi in scena. Le buone maniere e il bon-ton di sangue blu che continuano a servire e riverire l’apparenza di un mondo in cui, dietro (o al di sotto) prestigiosi spazi regali e possedimenti sconfinati, scorrono faide, violenza, e fiumi di sangue.

Tra sacro e profano

Tra sacro e profano, volontà di Dio assoggettate ad ambizioni personali, traffico di stupefacenti e intrecci relazionali, The Gentlemen 2 tratteggia dunque un fine arabesco di lotta per il potere, e definizione di uno status quo che non passa più per vertiginose quotazioni immobiliari ma per inconfutabili monopolicriminali. Una lotta che cambia abito e pelle passando dall’alta aristocrazia inglese ai bassifondi più torbidi senza però mai variare obiettivo: il controllo totale del mondo circostante. Che sia di ordine “professionale”, amicale o famigliare poco importa. E in quest’ottica, la connotazione spirituale della seconda stagione, segnata anche dalla figura del “santone” sanguinario di PearceQuigley, introduce un’ulteriore tema di confronto e disputa che riporta di peso alla radice umana di una piramide criminale basatasu nessi arcaici. Una storia di fratellanza contesa e tradita che, ispirandosi all’episodio biblico di Giacobbe ed Esaù, riavvolge il nastro degli eventi fino agli albori della specie umana. Invidie, tradimenti e lasciti ereditari controversi che hanno inesorabilmente minato il rapporto tra il tenace Eddie e il più fragile Freddy (un allucinato Daniel Ings), portando alla luce scenari crudeli. E sono proprio il lucido ed efferato cotrollo di Eddie a contrasto con la stravaganza esistenziale di Freddy il vero cuore di questa seconda stagione. Un conflitto intimo, tra dannazione e resurrezione, nutrito da alterne fasi di vendetta eperdono, che segna la progressiva trasformazione di Eddie da Duca dei salotti a signore della droga. Un processo quasi catartico perfettamente incarnato da Theo James, capace di mutare aplomb in ferocia, e sangue blu in fine dedizione criminale. Viaggio di dannazione verso un maestoso finale di definitiva catarsi, tra sacrifici risarcitori e “divina espiazione”.

Related Articles