Aprile 12, 2026

Accelera la desertificazione commerciale. Parola di Confcommercio

Lungo le vie di Roma, tra il rumore dei motorini e il traffico dei bus, le serrande abbassate parlano da sole. Una libreria storica che un tempo era punto di ritrovo per studenti e famiglie è ormai chiusa da mesi; poco più avanti, una piccola ferramenta mostra ancora un’insegna sbiadita, ma dentro non c’è più nessuno. Il report di Confcommercio del 12 marzo 2026, firmato da Mariano Bella, Francesco Lioci e Pasquale Mirante, non lascia spazio a illusioni: tra il 2012 e il 2025, 156.000 negozi sono spariti in tutta Italia, più di un quarto di quelli presenti all’inizio del periodo.

Nei centri storici di Roma, le botteghe che davano vita ai quartieri cedono il passo a uffici, locali vuoti o servizi digitali. Ma anche nella provincia il fenomeno si fa sentire in modo più silenzioso e forse più crudele: le vie dei comuni dell’hinterland si svuotano lentamente, un negozio alla volta, e chi passa si accorge solo del silenzio che cresce. Le attività più piccole sono le più colpite, mentre crescono settori come ristorazione, turismo e commercio online.

E l’e-commerce non perdona: tra il 2019 e il 2025 le vendite online sono quasi raddoppiate, da 31 a oltre 62 miliardi di euro. Intanto, edicole, negozi di abbigliamento e calzature, ferramenta e librerie chiudono a un ritmo impressionante, lasciando strade sempre più vuote.

Eppure, non tutto è fermo. Dove ci sono ristoranti, B&B o affitti brevi, la vita continua. Nei quartieri frequentati dai turisti o vicino ai poli di interesse, le persone si fermano, passeggiano, consumano. È un’Italia che cambia volto: da un lato il silenzio delle saracinesche chiuse, dall’altro il rumore discreto dei nuovi servizi che cercano di prendere il posto dei vecchi negozi.

Ogni chiusura racconta storie di piccoli imprenditori che hanno dovuto arrendersi, di spazi vuoti che rimangono tali per mesi e di comunità che perdono punti di riferimento. In via principale o nel vicolo secondario, si nota la stessa dinamica: mancano i negozi, mancano i punti di incontro, e con essi un pezzo di vita quotidiana.

Il report suggerisce soluzioni concrete: rigenerare le strade, sostenere i commercianti con incentivi mirati, creare partnership tra amministrazioni e attività locali. Perché non è solo un problema economico: è una sfida sociale. Restituire vitalità ai quartieri significa restituire luoghi dove la gente possa incontrarsi, consumare e vivere.
Camminando tra Roma e la sua provincia, il fenomeno si percepisce subito: vetrine spente, insegne che cadono a pezzi, piazze che non hanno più lo stesso ritmo di una volta. La desertificazione commerciale non è più un numero su un report nazionale: è concreta, tangibile, e tocca chi vive e lavora in queste strade ogni giorno.

Italo Arcuri

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