A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 devastò il Centro Italia, la ricostruzione resta ancora lontana dal traguardo. E i numeri raccontano una realtà difficile da ignorare, soprattutto ad Amatrice, uno dei luoghi simbolo di quella tragedia: su 172 interventi pubblici programmati, 136 non hanno ancora visto l’apertura del cantiere.
È uno dei dati più significativi contenuti nel rapporto di ActionAid “Dieci anni dopo: i dati raccontano”, che fotografa lo stato della ricostruzione nei territori colpiti dal sisma.
Al 30 aprile 2026 risultano programmati complessivamente 3.667 interventi pubblici, per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Ma il 66,3% delle opere si trova ancora in una fase precedente all’avvio dei lavori. Soltanto il 33,6% ha raggiunto la fase esecutiva o conclusiva.
Una situazione che riguarda tutte le regioni coinvolte. Nelle Marche devono ancora partire 1.243 interventi, pari al 66,4% del totale; in Abruzzo sono 446, il 61,5%; nel Lazio 365, il 69,7%; in Umbria 378, il 69,2%.
Per comprendere meglio la situazione, due giorni fa siamo stati ad Amatrice e dintorni. Abbiamo visto tanti cartelli, altrettante gru e segnali di risveglio. Ma parlando con i cittadini emerge un disincanto e tanto pessimismo. Mancano le case, dopo dieci anni. Mancano cose semplici ma fondamentali. Il distributore di benzina, ad esempio, che campeggiava alla fine del Corso, è rimasto distrutto dal sisma. In dieci anni non si è trovato il modo di allocarne un altro. Risultato? I cittadini di Amatrice per rifornirsi di benzina devono andare a Torrita. Quindici chilometri distante. Trenta tra andata e ritorno. E con i costi del carburante non è un bell’andare…
Amatrice, il simbolo di una ricostruzione troppo lenta
È infatti ad Amatrice che questi numeri assumono un peso particolare. Il centro storico, distrutto dal terremoto, resta ancora in gran parte segnato dai cantieri e dalle strade deserte. Solo adesso i primi camion sono stati autorizzati a percorrere la strada principale verso la zona nord, rimasta sostanzialmente esclusa dai lavori.
Com’era il centro di Amatrice dieci anni fa, prima del terribile sisma del 24 agosto 2016.Come è il corso principale di Amatrice oggi. Al di là del campanile, rimasto in piedi dalla notte del terremoto e della strada riaperta da poco, della ricostruzione del centro storico nulla è stato fatto. Dal punto di vista della sicurezza, il lavoro della progettazione è sicuramente complesso ma far rinascere la cittadina reatina significa restituire la casa alle persone proprio là dove vivevano prima di quel tragico evento.
A riconoscere apertamente le difficoltà è lo stesso sindaco Giorgio Cortellesi.
“L’inizio della ricostruzione è stato un disastro. È mancata completamente la progettazione, la visione del futuro e un piano che tenesse insieme le esigenze dei residenti e quelle del territorio”.
Anche sul fronte della ricostruzione privata il quadro resta pesante. Sono state presentate 1.510 domande, ma le abitazioni ricostruite sono appena 247. I cantieri complessivamente aperti sono stati 828, mentre quelli conclusi si fermano a 348.
Ancora più significativo è il dato relativo agli sfollati: circa mille residenti, pari all’80% di chi ha perduto la casa, vivono ancora nelle Soluzioni abitative di emergenza, le Sae. Strutture nate per affrontare un’emergenza che, dopo dieci anni, per molte famiglie hanno assunto il carattere della permanenza. Diversi bambini sono nati dentro le Sae e non hanno mai conosciuto una casa vera.
Circa mille residenti, pari all’80% di chi ha perduto la casa, vivono ancora nelle Soluzioni abitative di emergenza, le Sae. Dopo dieci anni.
Scuole, municipi e sanità: servizi ancora indietro
Il problema non riguarda soltanto le abitazioni. Nei comuni interessati dalla ricostruzione sono stati programmati 767 interventi per i servizi essenziali, tra scuole, palestre, municipi e strutture sanitarie e sociosanitarie.
Soltanto 235, il 30,6%, hanno raggiunto almeno la fase di avvio dei lavori. Appena 77 interventi, il 10%, sono arrivati al collaudo.
Ad Amatrice, secondo il sindaco, il 20% della popolazione, che complessivamente è pari a 2.123 persone, è seguito dai servizi sociali.
Il nuovo ospedale, in via di realizzazione alle porte del paese. A regime conterà su vari reparti e ospiterà complessivamente 75 posti letto. Dovrebbe essere pronto nel 2027.
“Il problema più grande di tutti – ha spiegato Cortellesi – è proprio questo isolamento fisico”.
Anche il Commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli ha riconosciuto le difficoltà che hanno caratterizzato i primi anni, parlando di “false partenze” e di un sistema che è stato necessario ripensare. Oggi, assicura il Commissario, la ricostruzione pubblica sta procedendo.
Come ricordato anche oggi dall’ex sindaco Sergio Pirozzi, numerose delle strutture prefabbricate disponibili oggi sono frutto di donazioni di associazioni, giornali e televisioni o privati. Qui l’ingresso del teatro, realizzato completamente grazie a una donazione dell’attore Enrico Brignano.
Ma resta il peso dei numeri.
A dieci anni da quella notte del 24 agosto 2016, ci sono ancora opere che non hanno un cantiere, case che aspettano di essere ricostruite e famiglie che continuano a vivere nelle sistemazioni nate per fronteggiare l’emergenza.
Dieci anni sono un tempo enorme nella vita di una comunità. Ad Amatrice e negli altri territori feriti dal terremoto, la ricostruzione non può più essere raccontata soltanto attraverso ciò che è stato programmato: deve essere misurata su ciò che è stato realmente restituito ai cittadini. E i dati dicono che la strada verso la normalità è ancora troppo lunga.
(Le immagini a corredo di questo articolo, tranne quella di archivio, sono di Penelope Milana).