In teoria Claudio Lotito, all’evento “Pallone Bucato – La crisi del calcio italiano” di Campagnano, non ci doveva neanche essere. In pratica, il presidente della Lazio ha tenuto banco per quasi un’ora, con un monologo a 360 gradi su bilanci, trattative, stadi, aneddoti e storie della sua Lazio.

L’appuntamento, andato in scena ieri sera al centro conferenze di Corso Vittorio Emanuele, è stato organizzato da FARE, associazione di promozione sociale che si occupa del territorio e dei cittadini, con “la volontà di creare coesione, unità di intenti, una comunità vera”. Una comunità che si è raccolta, numerosissima, intorno ad un tavolo di grande livello: insieme al patron biancoceleste, infatti, c’erano anche il capitano della Lazio scudettata del ’74 Pino Wilson e Riccardo Viola, figlio del presidente romanista Dino, dirigente federale del Coni.

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Argomento della discussione il calcio, definito dal sindaco Fulvio Fiorelli come “la più grande formazione politica d’Italia”, con analisi sul suo stato di salute e sulle prospettive future.

“Quando sono entrato in questo mondo, nel 2004 – ha iniziato a raccontare Lotito c’era una concezione del presidente come padrone: “Lotito caccia li sordi” mi dicevano. Io ho trovato un bilancio con 84 milioni di ricavi, 86 milioni di perdite e 550 milioni di debiti. Tutti consideravano risanare la Lazio una missione possibile, io ce l’ho fatta”. Una figura di “presidente, padrone e padre di famiglia” sempre più rara nel panorama calcistico nostrano. Lo sa bene Riccardo Viola, che con il padre ha alzato uno scudetto sulla sponda giallorossa del Tevere nel 1983: “Devo fare i complimenti al presidente laziale perché è un modello di buona gestione. Noi romanisti, oggi, non sappiamo neanche con chi prendercela quando le cose vanno male. Con papà ricordo i discorsi, i progetti, i sogni di fare lo stadio alla Romanina. Ma niente da fare”.

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Nodo della questione è infatti quello degli stadi, affrontato in particolar modo dall’on. Claudio Barbaro, membro della commissione sport in quota Lega: “Senza la soluzione al problema degli stadi il gap con il resto d’Europa sarà sempre maggiore. Serve un triplice impegno su tempi certi, su patrimonializzazione dell’impianto, sulla compensazione urbanistica. Dalla salute del calcio italiano passa la salute di tutto lo sport tricolore, quindi da legislatore ho l’obbligo di intervenire”.

Ma a occupare la scena è senza dubbio Lotito, tra cellulari che squillano (ne contiamo 3 sul tavolino) e motti latini (con un passaggio da Cicerone a Hobbes). “Mi sento a casa quindi vi racconto un po’ di cose. L’anno scorso la Lazio ha chiuso il bilancio con 38 milioni di utili, è una società fortissima, ha un patrimonio immobiliare di 200 milioni e un patrimonio di giocatori di 600 milioni. Manzini mi racconta che c’erano degli anni che ci cacciavano dall’albergo del ritiro estivo perché non avevamo i soldi, che c’erano presidenti che non riuscivano a pagare le bollette”.

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Ci pensa Pino Wilson a riportare l’argomento dentro i binari della discussione: “Il problema del calcio italiano sono i settori giovanili: si investe poco, si ha troppa fretta, così non possono uscire i campioni del domani”.

E sul domani, sia di ambito sportivo che culturale e sociale, l’Associazione FARE continuerà ad organizzare dibattiti ed incontri. “Abbiamo riscosso un ottimo successo di pubblico e offerto alla cittadinanza stimoli di riflessione e di approfondimento” ha scritto su Facebook il presidente di FARE Emanuele Ricotti. Il prossimo appuntamento è per il 10 maggio, la questione è quella dell’agricoltura. Dal campo di calcio al campo di terra il passo è veramente breve.

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