Daniela Giordano - foto di Benedetta Rescigno

Incontrata in una mattina di sole a Sacrofano, dove vive, durante la piacevole intervista Daniela Giordano ha parlato di teatro, di cinema, ma anche di rispetto ambientale e della necessità di aprirsi a vie nuove, nella speranza di un tempo migliore.

Esperienza teatrale e televisiva

Attrice, autrice e regista, nel corso della sua carriera, percorsa su esperienze diverse, ha ricevuto importanti riconoscimenti sia in Italia che all’estero. Diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Daniela Giordano è stata diretta da grandi registi teatrali tra i quali Luca Ronconi, Gabriele Lavia, Jurij Ljubimov, Benno Besson, Aldo Trionfo, Antonio Calenda e Marco Sciaccaluga, recentemente scomparso.
La notorietà al grande pubblico arriva con la televisione per l’interpretazione di Agnese Borsellino nel tv-movie Borsellino, diretto da Gianluca Maria Tavarelli. Presente nel cast de Il commissario Montalbano, Don Matteo 12 e protagonista delle serie Distretto di Polizia 7 e Sottocasa, per quest’ultima interpretazione riceve la Grolla d’Oro come Migliore Attrice 2007 per la televisione.
È ideatrice e direttrice di Festa d’Africa – Festival Internazionale delle Culture dell’Africa Contemporanea.

Daniela Giordano e il teatro

Daniela, sei attrice, regista e autrice di molti spettacoli che interpreti. Cosa significa fare teatro?

Il teatro appartiene alla storia dell’uomo. L’evoluzione umana è avvenuta quando l’uomo è stato in grado di “concettualizzare” un pensiero astratto. Fare teatro significa proprio questo: programmare un concetto e renderlo opera. Il teatro è sperimentazione e crescita. Ma per farlo è necessaria la condivisione delle esperienze da parte di tutti gli elementi della filiera. Attori, autori e pubblico sono legati da pulsazioni emotive che, in un luogo magico, aprono la mente alla conoscenza.

Daniela Giordano – foto di Benedetta Rescigno

Cosa ti manca più di tutto, oggi, dell’esperienza teatrale?

Mi mancano le lunghe tournée, mi manca vivere le settimane in un luogo diverso da casa, che ti accoglie e ti fa sentire vivo. Mi manca ancora intrecciare legami con i compagni di lavori e il pubblico. Il teatro ha una funzione culturale e sociale importante perché varca i confini territoriali per abbracciare l’Italia intera, utilizzando un linguaggio comune e condiviso.

Il cinema, l’impegno e il nuovo film

L’artista romana annovera una lunga esperienza anche in ambito cinematografico.
D
ebutta al cinema nel 1985 con Piccoli fuochi di Peter Del Monte, accanto a Valeria Golino, nella storia di un ragazzo che scopre la propria sessualità fra realtà e fantasia. Seguono pellicole come Fuga dal Paradiso (1989), Chiedi la luna (1991), Donne in un giorno di festa (1993), Un uomo perbene (1999) e Il sangue dei vinti (2008).

Daniela, cosa è il cinema rispetto al teatro?

Il cinema è un’arte collettiva che possiede elementi di grandiosità. Ha in sé, a differenza del teatro, una forte vocazione internazionale perché il potere delle immagini è tale da rendere il suo contenuto universale. Un lavoro cinematografico entra con immediatezza in altre culture, consentendo di scoprire immaginari diversi. È una sorta di biblioteca vivente. Il cinema è per tutti perché offre, anche per l’utilizzo di tecnologie sempre più raffinate, una immagine potente che raggiunge lo spettatore con maggiore facilità. Il teatro, al contrario, è carnalità poiché si fonda sul rapporto umano con il pubblico. Si rivolge alla coscienza e richiede una elaborazione emotiva profonda che scaturisce proprio dalla esperienza diretta.

Di chi è la Terra? L’importanza di rispettare l’ambiente in cui viviamo

Impegnata da anni in una battaglia a sostegno dell’ambiente, Daniela Giordano ha portato sul palcoscenico il suo lavoro dal titolo: Di chi è la Terra? diventato un cortometraggio diffuso anche nelle scuole. Lo spettacolo, dal singolare sottotitolo Ballata per Chicco di Grano, Pannocchia e Sacchetto, ha debuttato nel 2014 nella XIV edizione di Festa d’Africa – Festival Internazionale delle Culture dell’Africa Contemporanea ed è replicato, da allora, in tutta Italia. Selezionato in 20 festival nazionali e internazionali, è vincitore di numerosi premi. Il lavoro pone in chiave surreale e ironica, attingendo tuttavia a dati scientifici, la questione scottante delle trappole della cosiddetta green economy e spinge lo spettatore ad una riflessione profonda, in una sapiente mescolanza di testi e musica. Nel 2018 lo spettacolo diventa un cortometraggio e Daniela firma sceneggiatura, regia e musica originale della sua opera prima cinematografica, che viene scelta per celebrare il cinema italiano in occasione del centenario della nascita di Federico Fellini.

Daniela Giordano – foto di Benedetta Rescigno

La nostra società vive il paradosso dello sviluppo: da un lato il progresso raggiunto e dall’altro i suoi effetti dannosi sull’ambiente. Quale, secondo te, il modo per risaldare questa frattura?

È necessario che le politiche ambientali siano contemporaneamente politiche di sviluppo, di innovazione tecnologica, sociali ed energetiche. E che siano realmente eque, partecipate. Ognuno di noi può dare un contributo per ridefinire il rapporto tra uomo e ambiente. Siamo una goccia nel mare ma dobbiamo ricordare che il mare è fatto di gocce.

Il prossimo film: Troppa famiglia

Daniela Giordano è nel cast e firma la sceneggiatura del film di prossima uscita Troppa famiglia, diretto dal regista Pierluigi Di Lallo e prodotto dalla GattoFilm. Attualmente in fase di post produzione, il lavoro, le cui riprese sono iniziate nell’ottobre 2020 in Abruzzo, vede tra gli interpreti, oltre a Daniela, Ricky Memphis, Antonello FassariAlessandro Tiberi, Rocio Munoz, Claudia Potenza, Riccardo Graziosi, Federico Perrotta, Ketty Felletti, Pietro Santercole e Lena Sebasti.
La trama parla di una coppia di vedovi in pensione che, dopo aver dedicato la vita ai figli, oramai adulti, sognano di andare a vivere in Portogallo. Il fulcro della storia è lo scontro generazionale ma analizzato, questa volta, dal punto di vista dei genitori. Girato nel piccolo comune di Rapino, il film è ambientato nel febbraio del 2020, momento in cui l’emergenza Covid era solo all’inizio e ancora fortemente circoscritta.

Daniela Giordano in un momento di pausa durante le riprese del film “Troppa famiglia”

Giornata Mondiale del Teatro

Il 27 marzo è la Giornata Mondiale del Teatro. In occasione di questo anniversario, che ricorre in un momento storico difficile per il settore artistico in generale, quale il tuo pensiero?

Credo che oggi non ci sia nulla da festeggiare. Questo anno di pandemia ha purtroppo messo in evidenza in modo catastrofico e sorprendente il bisogno di rifondare un rapporto necessario tra chi scrive il teatro, chi lo attua e il pubblico. Quello che è accaduto, ossia la sua totale cancellazione, è solo la conseguenza di un lento processo di allontamento del pubblico e di una sua disaffezione, fenomeno che precede l’emergenza sanitaria. Questa è la dolorosa realtà. I motivi di questa situazione sono numerosi. Penso alle precise responsabilità politiche e alle scelte che vengono operate da parte di chi “offre” il teatro. Abbiamo dimenticato che il teatro parla rivolgendosi all’esterno, non ad una élite bensì al popolo. E non mi riferisco al teatro commerciale ma al teatro poetico, realizzato nell’ottica del racconto collettivo. Questo sodalizio si è interrotto diverso tempo fa e il livello generale della produzione teatrale si è abbassato, rendendo oggi quasi impossibile la sopravvivenza. Il Covid ha, quindi, dato il colpo di grazia ad un paziente già moribondo.

Cosa succederà nel prossimo futuro?

Il teatro è un’araba fenice che avrà la forza di rinascere. Vivendo quasi esclusivamente del rapporto diretto con il pubblico, sono certa che tornerà ad occupare il posto che merita nella nostra vita, perché ha in sé gli strumenti necessari per ripartire.

Quale il tuo attore preferito?

L’attore che preferisco è colui che non è legato alla sua immagine, ma che, al contrario, regala, recitando, parti di sé. E solo chi è veramente grande possiede la compassione per il genere umano.

Daniela, prima di salutarci cosa auguri ai nostri lettori?

Auguro a tutti di essere felici. Ci tengo a dire che la felicità non significa negare la sofferenza, ma vivere consapevolmente la propria esistenza, uscendo da meccanismi imposti e riconoscendo che la vita è un dono e che niente e nessuno può toglierci qualcosa che ci appartiene.