Una storia di impegno, di lavoro, di unione. Una storia che parla di porte riaperte, di reti aggiustate, di spazi di nuovo liberi: spazi per tutti, spazi che tornano al paese, ai cittadini. Ai cittadini più importanti: bambini e bambine, ragazzi e ragazze.
È la storia di un campetto chiuso che torna agibile e lo fa grazie a un paese che si unisce. È una storia che arriva da Faleria, dal campo di calcetto dell’oratorio, chiuso da troppo tempo. Un palo che cade, la rete che si rompe, una recinzione che diventa pericolosa, le erbacce che invadono il terreno. E i bambini che restano fuori, con uno spazio in meno, con un’opportunità in meno.

Ma quella che arriva da Faleria, dicevamo, è una storia a lieto fine. Una storia che parla di senso di comunità, di appartenenza, di partecipazione. Una storia che fa bene. Si parla, ci si confronta, si affrontano i problemi. E così succede che, dove non arrivano fondi, progetti o finanziamenti, arrivano le mani e le idee. Succede che, una domenica mattina, si danno appuntamento cittadini e amministratori — sindaco, vicesindaco, consiglieri, volontari, commercianti — armati di scope, saldatrice, forbici, vernice. Tutto materiale acquistato grazie a tanti altri cittadini che, in forma anonima, hanno deciso di dare un contributo.
“Ci tengo a ringraziare tutte le persone che hanno dato una mano – ci racconta il Sindaco, Walter Salvadori – gli amministratori, i cittadini e tutti coloro che hanno dato un contributo per l’acquisto dei materiali. Volevamo ridare uno spazio ai giovani all’interno del paese e insieme ce l’abbiamo fatta“. Uno spazio dove fare sport all’aria aperta, gratis, dove divertirsi e stare insieme. Uno spazio dove giocare. Dal vivo, non da dietro uno schermo.
Una storia semplice, che forse non cambierà il mondo e non manderà l’Italia ai prossimi Mondiali, ma che ha cambiato le giornate di tanti bambini e bambine di Faleria. Dove mancheranno tante cose, è vero, ma non la voglia di provare a cambiarle.



