Gelati sempre più piccoli, prezzi sempre più alti

L’estate italiana ha un sapore sempre più amaro per gli amanti dei gelati confezionati. Non perché diminuisca la voglia di consumarli, anzi: il settore continua a macinare record di vendite. A preoccupare i consumatori è invece la cosiddetta shrinkflation, la pratica con cui le aziende riducono peso o volume dei prodotti mantenendo invariato il prezzo, o aumentandolo leggermente.

Negli ultimi anni il fenomeno ha colpito numerosi prodotti alimentari, ma nei gelati confezionati è diventato particolarmente evidente. Alcuni esempi sono ormai noti: la Coppa del Nonno è passata da circa 70 grammi a 65 grammi, mentre il Maxibon è sceso da 102 a 96 grammi. Anche diversi gelati su stecco e coni confezionati hanno registrato riduzioni di volume comprese tra il 5% e il 15%.

Secondo le rilevazioni delle associazioni dei consumatori, i gelati confezionati non solo sono diventati più piccoli, ma costano anche di più. Federconsumatori segnala che nell’estate 2025 i prezzi medi sono aumentati di circa il 9% rispetto all’anno precedente, mentre in molti casi le porzioni si sono ulteriormente ridotte. (Federconsumatori.it⁠)

Il risultato è un aumento significativo del prezzo effettivo pagato per grammo di prodotto. In alcuni casi il consumatore si trova a spendere fino al 20-25% in più rispetto a pochi anni fa, considerando contemporaneamente rincari e riduzione delle quantità.

Un mercato che vale oltre 3 miliardi

Il paradosso è che il settore attraversa una fase di grande prosperità. Nel 2025 le vendite di gelati confezionati in Italia hanno raggiunto circa 3,4 miliardi di porzioni, per un valore complessivo vicino ai 3 miliardi di euro. La produzione nazionale ha superato le 260 mila tonnellate e l’Italia si conferma tra i principali produttori europei del comparto. (IGI – Istituto del Gelato italiano⁠)

A trainare la crescita sono soprattutto le vaschette destinate al consumo domestico, un’abitudine consolidatasi durante la pandemia e rimasta stabile anche negli anni successivi. Il gelato confezionato non è più soltanto uno sfizio estivo, ma un prodotto consumato durante tutto l’anno.

Consumatori sempre più attenti
Se fino a qualche anno fa la riduzione delle quantità passava quasi inosservata, oggi i consumatori sembrano molto più sensibili al fenomeno. Un’indagine realizzata nel 2025 mostra che quattro italiani su cinque dichiarano di aver notato confezioni più piccole a parità di prezzo e quasi il 40% afferma di essere disposto a cambiare marca per questo motivo. (Food Affairs⁠)

Anche sui social e nei forum online si moltiplicano le segnalazioni di consumatori che lamentano gelati “rimpiccioliti” rispetto al passato. La sensazione diffusa è che prodotti iconici come Magnum, Cornetto, Maxibon e Coppa del Nonno abbiano perso progressivamente dimensioni senza che il prezzo seguisse la stessa direzione. (Reddit⁠)

Arrivano nuove regole sulla trasparenza
Proprio per contrastare la shrinkflation, l’Italia ha introdotto una normativa che obbliga i produttori a segnalare in etichetta la riduzione della quantità quando la confezione esterna rimane invariata. Dopo alcuni rinvii, la misura è entrata in vigore nell’autunno del 2025 e punta a rendere più trasparenti le informazioni per i consumatori. (www.altroconsumo.it⁠)

Resta da capire se la maggiore trasparenza sarà sufficiente a frenare una pratica che molte aziende considerano preferibile a un aumento esplicito dei prezzi. Per i consumatori, però, la sensazione è chiara: il gelato dell’estate continua a costare di più, mentre ogni morso sembra durare sempre meno.

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