L’inchiesta su Gramiccia è chiusa e viaggia verso Rieti.

Nei primi giorni della prossima settimana il voluminoso fascicolo, zeppo di analisi delle acque, risultati dei sopralluoghi, visite al depuratore e report del piccolo robot Acea che per due mesi ha ispezionato la rete fognaria dell’area industriale, sarà sul tavolo della Procura della Repubblica reatina.

I Carabinieri Forestali di S.Oreste hanno fatto un lavoro gigantesco, una indagine approfondita senza trascurare nulla. Nel giro di qualche giorno le risultanze di questi accertamenti saranno affidate al magistrato che dovrà studiare e formulare le ipotesi di reato che emergeranno dalla lettura dei dati. Alla sua attenzione decine di video acquisiti e realizzati in proprio dall’Arma, i nostri articoli, accertamenti sul campo, tutto quanto accaduto in questi ultimi mesi e i risultati delle analisi sui campioni d’acqua effettuati dall’Arpa regionale. Centinaia.

Le forze dell’Ordine, come è noto, non formulano accuse, ma evidenziano solo le criticità riscontrate, al magistrato titolare dell’inchiesta il compito di trarre le conclusioni e formulare le ipotesi di reato.

Il destino del piccolo fiume nella mani della Magistratura

Il  destino di questo fiume denso di storia, lungo solo nove chilometri e affluente del Tevere è ora nelle mani della magistratura. Non era mai accaduto prima. Sembrava ai più impossibile venirne a capo. Invece la nostra inchiesta, il contributo essenziale dei cittadini, la raccolta di firme e l’opera di pulizia, hanno prodotto quella spinta che non c’era mai stata prima e squarciato il velo dell’indifferenza e della rassegnazione. 

Il fatto che il dorso dei documenti sia stato consegnato alla magistratura di Rieti significa che il problema dell’inquinamento deriva, ogni oltre ragionevole dubbio, dalle strutture ubicate a Fiano Romano e solo da quelle. Era evidente, ma ora è certo. I problemi del Gramiccia e la schiuma che da almeno dieci anni lo invade con assoluta, tollerata e impunita regolarità per poi finire nel Tevere, derivano dalla zona industriale di Fiano Romano e dal suo trascurato e malconcio depuratore.

Basti dire che per raggiungerlo le forze dell’ordine hanno dovuto chiedere la pulizia del passaggio. Da li per dieci lunghi anni, e  ancora oggi,  tensioattivi e altre sostanze chimiche si sono riversate e si riversano nell’ultimo tratto del fosso, e dopo un breve viaggio di tremila metri, finiscono nel grande fiume che scorre poco più a valle. 

Quel tratto di fosso è oggi monitorato 24 ore su 24

Il fosso è oggi monitorato 24 ore su 24. Il primo cerchio della storia si chiude. Ma occorre far presto, non tanto ad individuare le eventuali responsabilità (questo lo vedranno i magistrati), quanto a varare provvedimenti urgenti che pongano fine all’inquinamento che prosegue, è tuttora in atto.

I video dicono che ad oggi poco o nulla è cambiato. La schiuma è sempre lì, e se nei mesi scorsi sembrava meno copiosa, da qualche giorno ha ripreso ad occupare il letto del  torrente come sempre con rinnovata energia.

Quello che pubblichiamo e un video girato nei giorni scorsi dalla solita “sentinella del Gramiccia” che da mesi documenta il disastro ambientale che si consuma alla luce del sole. Non ha bisogno di commenti. 

Da giorni il Tevere nel tratto finale del suo corso regala una grande distesa di pesci morti. Succede d’estate, succede perché la portata idrica è ridotta, succede perché a nord di Roma, dopo la zona tutelata dal Parco Tevere-Farfa, riceve l’apporto di affluenti che sono fogne a cielo aperto. Come il Gramiccia. Pensare che a quella moria abbia dato il suo apporto una parte di quei veleni è più che lecito.

Inquinamento da zona industriale, Capena parte lesa

La chiusura delle indagini ha fatto chiarezza: l’inquinamento è prodotto nell’area industriale di Fiano Romano, il territorio di Capena è quello che ha subito i danni e cioè è parte lesa. In questi casi si nomina un avvocato per avere l’accesso agli atti e chiedere misure immediate che pongano uno stop immediato all’inquinamento in corso. La magistratura fa il suo lavoro, occorrerebbe che cittadini, sindaci e la politica escano dal torpore sul Gramiccia, dai piccolo calcoli di piccola bottega, e si assumano le proprie responsabilità sul che fare, da che parte stare per porre fine allo scempio e avviare il recupero e la fruibilità dei cittadini di Fiano e Capena, di un cosi prezioso bene comune. La storia è solo all’inizio.