Negli ultimi mesi è emersa una domanda sempre più frequente: chi assume CBD o cannabis terapeutica può mettersi alla guida senza rischi legali?
La risposta, oggi, è meno semplice rispetto al passato. Con la riforma dell’articolo 187 del Codice della Strada, entrata in vigore a fine 2024, è cambiato completamente il criterio di valutazione.
Non serve più essere alterati
Il punto chiave della riforma è questo: non è più necessario dimostrare uno stato di alterazione alla guida.
In precedenza, per essere sanzionati, servivano due elementi:
- l’assunzione di una sostanza
- una reale compromissione psico-fisica
Oggi invece basta una sola condizione: risultare positivi a un test antidroga.
Questo significa che la legge punisce la guida dopo l’assunzione, indipendentemente dagli effetti percepiti.
Come funzionano i controlli
Le modalità di accertamento sono diventate più dirette e sensibili. I controlli si basano su:
- test salivari rapidi su strada
- eventuale analisi del sangue di conferma
Non vengono più utilizzate le urine e ciò che conta è la presenza di principi attivi, come il THC, non dei semplici metaboliti inattivi.
Un aspetto cruciale: non esiste una soglia legale di tolleranza, come accade per l’alcol.
Superato il limite tecnico dello strumento, si è considerati positivi.
Il caso del CBD: dove nasce il rischio
Il CBD non è una sostanza stupefacente e non ha effetti psicoattivi. Tuttavia, il problema nasce da un dettaglio spesso sottovalutato:
molti prodotti possono contenere tracce di THC, anche se legali.
Questo comporta che:
- il prodotto è conforme alla normativa
- ma il test può comunque rilevare THC
Di conseguenza, anche chi acquista in un CBD shop e utilizza prodotti apparentemente sicuri può incorrere in una positività, senza alcuna alterazione reale.
Cannabis terapeutica: una situazione ancora più delicata
Per chi segue una terapia a base di cannabis medica, il rischio è ancora più concreto.
A differenza del CBD, la cannabis terapeutica contiene sempre THC, ovvero la sostanza che i test ricercano.
Prima della riforma, la giurisprudenza tendeva a tutelare i pazienti:
- se non erano alterati, non venivano sanzionati
Oggi invece questo principio non vale più.
La semplice presenza di THC è sufficiente per far scattare il reato, anche in presenza di prescrizione medica.
Nessuna tutela automatica per i pazienti
Attualmente non esistono esenzioni specifiche per chi utilizza cannabis terapeutica.
Durante un controllo:
- la terapia può essere dichiarata
- viene eventualmente annotata nel verbale
Ma questo non impedisce l’avvio del procedimento.
In pratica, il paziente viene trattato allo stesso modo di chi ha assunto sostanze a scopo ricreativo, almeno nella fase iniziale.
Le sanzioni previste
Le conseguenze sono particolarmente severe, perché si tratta di reati penali.
Le principali sanzioni includono:
- arresto fino a un anno
- ammenda elevata
- sospensione della patente fino a due anni
- decurtazione punti
- possibile confisca del veicolo
In caso di recidiva, si può arrivare anche alla revoca della patente.
Il ruolo della Corte Costituzionale
La nuova normativa ha sollevato numerose critiche, soprattutto per il possibile conflitto con il diritto alla salute.
La Corte Costituzionale è intervenuta nel 2026, confermando la validità della legge ma introducendo un principio importante:
la punibilità deve essere legata a una condotta realmente pericolosa per la sicurezza stradale.
Si tratta di un’apertura interpretativa, ma non elimina il rischio di sanzione.
Tempi di rilevazione e sensibilità dei test
I test attuali sono molto sensibili e possono rilevare THC anche a distanza di ore dall’assunzione.
Indicativamente:
- nella saliva può essere rilevabile fino a 24 ore
- nel sangue per diverse ore, a seconda dei casi
Questi valori variano molto in base a:
- metabolismo
- frequenza di utilizzo
- quantità assunta
Proprio per questo, non esiste un margine “sicuro” universalmente valido.
Come comportarsi per ridurre i rischi
Alla luce di questa normativa, la prudenza diventa fondamentale.
Se si utilizzano prodotti al CBD
- preferire prodotti certificati senza THC
- evitare di guidare nelle ore successive all’assunzione
- conservare eventuali certificazioni del prodotto
Se si segue una terapia medica
- avere sempre con sé la prescrizione
- evitare la guida nelle 24 ore successive
- dichiarare la terapia in caso di controllo
Conclusioni
La riforma dell’articolo 187 ha cambiato completamente prospettiva: non conta più come ci si sente, ma cosa risulta nei test.
Per chi utilizza CBD o cannabis terapeutica, questo approccio può creare situazioni paradossali, in cui comportamenti legali e consapevoli vengono comunque sanzionati.
In attesa di eventuali chiarimenti futuri, resta una certezza:
la prudenza è l’unica vera forma di tutela.


