Half Man – Violenza e turbamenti di una mascolinità incompiuta

di Elena Pedoto

Richard Gadd, acclamato autore e attore scozzese premiato di recente anche con il Maximo Breakthrough Storyteller Award all’Italian Global Series, ha dichiarato che le sue storie hanno matrice autobiografica, e nascono dunque da suggestioni personali. E dopo averci trasportato, con il successo di Baby Reindeer del 2024, nei meandri di un mondo asfissiante fatto di stalking, inadeguatezza e crudeltà latenti, ora con Half Man (disponibile su HBO) l’autore scozzese scava nel complesso maschile più turbato, irrisolto, e di conseguenza drammaticamente pericoloso. Nello specchio esistenziale dei due fratelli protagonisti, Niall (Jamie Bell) e Ruben (Richard Gadd), HalfMan trova nel suo “mezz’uomo” del titolo la chiave per leggere e raccontare la storia di due uomini a metà, legati da un sentimentomorboso e fatalmente complesso.

Una relazione fatta di senso di tutela e appartenenza che poi sfocia in malsane derive di abuso e controllo. Sono i traumi e i fardelli di un’infanzia segnata da genitorialità precarie, bullismo, sopraffazioni, e una congerie di fratture mentali mai sanate, poi tradotte in un’età adulta segnata dadipendenze e acute disfunzioni relazionali. Da un lato c’è la violenza brutale di Ruben, in continua lotta con il controllo della sua vita, e capace di sfogare senza limite una repressione che incarna una mascolinità arcaica. Dall’altro, il senso di inadeguatezza perenne di Niall, il suo sentirsi fragile, scrittore incompiuto, meno uomo di quanto la società richieda. Una consapevolezza sfogata nel tentativo (goffo, illusorio) di strappare brandelli di virilità al fratello. Fratelli incatenati da un’unione intima e tossica che si andrà a definire e auto-determinare lungo le varie fasi delle loro vite.

La società britannica di fine anni ‘80

L’iniziazione sessuale, il conflitto sempre presente a rivendicare un protagonismo necessario, e poi le dipendenze dal sesso, dalla violenza, dal controllo. Lungo un lasso temporale di trent’anni racchiusi in sei episodi, Half Man ci travolge con gli eccessi di un vivere inconsistente, sempre dichiaratamente al proprio (e nostro) limite percettivo. Tra latenze omofobe, il tono conservatore della provincia britannica di fine anni Ottanta in cui la serie prende vita, e lo spettro dell’AIDS come inquietudine sotterranea. Ma a colpire e a scuotere profondamente lo spettatore, è poi la messa a fuoco che Half Man offre di una prigione che diventa interiore, gabbia umana, manifestazione di un legame letale che è presenza e assenza, illusione di sicurezza e certezza di smarrimento.  Il rapporto destabilizzante tra Niall e Ruben incarna infatti una maschilità agli antipodi, dove se Ruben ha come unico sfogo laviolenza esteriorizzata, Niall è succube di un’interiorizzazione estrema che lo rende di fatto incapace di vivere la propria vita, e sessualità. Libero da giudizi e pregiudizi. E dunque quello che si delinea tra ramificazioni di violenza fisica, sesso esasperato, e una dipendenza mentale sempre più feroce, è un calvario umano che si nutre dei due caratteri per farne entrambi vittime, e poi carnefici.

Una serie conturbante

Produzione anglo-statunitense per la regia di Alexandra Brodski e Eshref Reybrouck, Half Man si rivela dunque una serie a un tempo potente e conturbante. Capace di esporre le mille sfumature di una fragilità maschile soggiogata dalle sue stesse fallaci aspettative. E in una narrazione che parte dalla fine per riavvolgere il nastro degli eventi alle origini della storia, ripercorriamo tutti i tasselli di un dramma umano tragicamente in crescita. Perché le frustrazioni primordiali dell’età giovanili lasceranno poi il passo a smottamenti emotivi sempre più radicati e profondi. Le paure, le ossessioni e gli spettri invasivi di Richard Gadd prendono qui forma attraverso il dipanarsi di una storia angosciosa, cucita nell’interpretazione simbiotica e viscerale dei due protagonisti, capaci di esprimere a ogni singolo sguardo un malessere profondo e insanabile. Un punto di vista puramentemaschile che esterna in tutta la sua violenza le mille gradazioni di una tossicità umana incentrata su insicurezze, sofferenze e una straripante inadeguatezza esistenziale.

Related Articles