A quasi vent’anni dall’uscita del primo film, Il diavolo veste Prada 2 arriva al cinema con un’eredità senz’altro importante. Il sequel, che vede nel cast il ritorno di Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, non è soltanto un’operazione nostalgica ma un tentativo di aggiornare temi, personaggi e dinamiche esistenti ad un’industria ormai cambiata.
Di fatti, il primo elemento che incuriosisce è proprio il contesto. Se il film originale raccontava il sogno, ed il sacrificio, di entrare nel mondo dell’editoria di moda tradizionale, questo sequel si muove, invece, in un ambiente ormai dominato da social media, influencer ed algoritmi. Le riviste non hanno più il potere che avevano una volta: ora devono adattarsi e reinventarsi.

Ed è qui che la storia si fa interessante ed i personaggi acquisiscono nuove sfumature. Miranda Priestly (Meryl Streep) non è più l’autorità assoluta e la regina indiscussa di vent’anni fa, ma una figura costretta a confrontarsi con un presente dominato dalle nuove tendenze contro il quale non può nulla.
Andy (Anne Hathaway), al tempo stesso, non è più l’assistente ingenua che entra a Runway con gli occhi sgranati: ora è una professionista che conosce il sistema, e proprio per questo lo mette in discussione.

Come nel primo film, il cuore della storia resta il conflitto tra ambizione ed il restare autentici. Fino a che punto vale la pena sacrificare sé stessi per realizzarsi professionalmente?
I richiami al passato sono presenti, ma non fuori luogo. Costruiscono, senz’altro, un ponte emotivo con il pubblico, senza impedire alla storia di andare avanti e camminare con le proprie gambe.

Il diavolo veste Prada 2 è, insomma, un film che guarda avanti, pur sapendo molto bene da dove viene. Un’opera che riesce ad intrattenere ed allo stesso tempo a riflettere sul presente, un racconto intelligente che dimostra come certi personaggi e certe dinamiche possano dire ancora qualcosa di rilevante, continuando ad esercitare fascino proprio perché ciò di cui si parla è profondamente umano ed attuale.


