di Maria Vittoria Massarin

Abbiamo seguito il primo tentativo di lancio, abbiamo trattenuto il fiato ascoltando il countdown della NASA prima del lancio di sabato scorso, li abbiamo visti arrivare al sicuro sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) 19 ore dopo la partenza da Cape Canaveral, ma quanti di noi sanno cosa porta gli astronauti sulla ISS? Quanti conoscono il programma che seguono una volta arrivati nella stazione spaziale?

2019, Elon Musk parla con l’astronauta Bob Behnken prima del lancio della Demo-1

Domande cruciali che spesso però vengono lasciate senza risposta, perché veder partire un razzo è molto più adrenalinico rispetto al capire le ragioni scientifiche che motivano le spedizioni. Un po’ di fatti per ordinare le idee: di solito le missioni sulla ISS hanno una durata massima di 6 mesi e Bob Behnken and Doug Hurley, i due astronauti statunitensi partiti sulla CrewDragon, rimarranno in orbita per circa 110 giorni. La NASA monitorerà attentamente tutti i progressi, coadiuvata però per la prima volta nella storia da un privato: Elon Musk. È lui infatti l’ingegnere proprietario e fondatore di SpaceX, la compagnia aerospaziale privata che ha progettato e realizzato su commissione della NASA la CrewDragon ed il Falcon9, rispettivamente la navicella ed il razzo protagonisti del lancio di sabato 30 maggio.

Come già detto la missione americana, chiamata Demo-2, durerà all’incirca 4 mesi, durante i quali Hurley e Behnken lavoreranno a stretto contatto con i membri della ISS Expedition 63 già presenti a bordo dell’ISS.

I giorni degli astronauti sulla stazione spaziale sono estremamente diversi da quelli qui sulla Terra, e non solo per l’ambiente in cui si trovano. Innanzitutto, in un tempo di 24 ore, gli astronauti potranno osservare ben 15 albe, perchè  la Stazione Spaziale compie un giro completo intorno alla terra ogni 90 minuti. Questo però non significa che i ritmi dell’orologio biologico umano non vengano rispettati, gli astronauti infatti si svegliano, dormono, mangiano e lavorano con ritmi terrestri, per non essere vittime del jet lag che sarebbe altrimenti inevitabile. La mattina si si svegliano tutti con la stessa sveglia, indossano i vestiti monouso che cambiano ogni tre giorni, si lavano con asciugamani bagnati – complice anche l’assenza di una doccia nella ISS – ed iniziano a lavorare. Niente di “extraterrestre” nella durata della loro giornata lavorativa, può infatti variare dalle 8 alle 10 ore a seconda dei lavori da svolgere. Lavori che si sostanziano in esperimenti scientifici che sfruttano l’assenza di gravità e che sarebbe per questo impossibile svolgere sulla Terra. La scienza non è però l’unico ambito che beneficia delle condizioni di lavoro sulla ISS; numerose sono infatti anche le ricerche volte a migliorare la qualità della vita sulla Terra stessa. I cristalli di proteine coltivati nello spazio per esempio sono per i ricercatori un aiuto importantissimo per sviluppare medicine più sicure e resistenti. Le piante che crescono nello spazio invece aiutano a capire come comportarsi con le piante sulla Terra per far sì che crescano più forti. Anche gli astronauti sono spesso oggetto degli esperimenti in prima persona, principalmente per studiare gli effetti della microgravità sulle ossa e sui tessuti.

Una volta finita la missione sulla ISS ne inizia un’altra, l’ultima: il ritorno a casa. Nella settimana che precede il ritorno gli astronauti provano e ripassano il distacco dalla stazione e tutte le procedure di discesa, per essere sicuri di non perdersi nessun passaggio. Arrivata la data della fine della missione inizia la procedura di sgancio dalla ISS e la navicella che è destinata a compiere il tragitto di ritorno si stacca dalla Stazione Spaziale. Nel mentre vengono caricati sul computer di bordo tutti i dati necessari per il ritorno. A questo punto la capsula inizia a scendere e si dividerà poi in tre parti, una di queste, il modulo di discesa, avrà al suo interno gli astronauti. Approssimativamente 8.5 km prima dell’atterraggio si aprirà il paracadute della capsula ed è in quel momento che il viaggio più emozionante della vita degli astronauti giungerà alla sua fine.