LA LUNA

La luna piena e la bellissima strega. Tra questa sera e domani è questo carro di storie ed emozioni che attraverserà strade piazze, e castelli  tra Capena e Fiano Romano. E già questa coincidenza di streghe e luna intriga.

Iniziamo da Capena: questa sera alle 21 nella piazzetta di S. Antonio,  nel cuore del paese si celebra la luna piena. L’appuntamento è sempre organizzato da Vanina Jai Kaur Patrizio della scuola di Yoga di Capena che segue il percorso indicato dal maestro Yogi Bhajan Kundalini. E’ la seconda volta che si organizza l’evento. Lo scorso luglio parteciparono in 60. Sdraiati per terra ognuno sulla sua stuoietta ha testimoniato l’urgenza, il bisogno estremo che c’è oggi di riflessione silenzio, pensiero. La necessità di ritrovarsi al riparo dell’uragano di urla e anatemi che ci sovrasta. L’evento ha il patrocinio del Comune e nella piazza della luna si aspetta il tutto esaurito. Un messaggio di riflessione contro ogni intolleranza contro ogni caccia alle streghe. 

LA STREGA BELLISSIMA CHE SI UCCISE A FIANO CON UN CHIODO NEL COLLO  

Ed è proprio sulle tracce di una strega bellissima delle nostre terre, processata a Fiano nel 1528, ai tempi dell’Inquisizione che domani si svolgerà il percorso nelle stanze del suo supplizio. Organizzata dalle associazioni “Osteria della pupazza” e  “Investigando”, l’iniziativa si snoderà nel Castello Baronale sulle orme di Bellezza Orsini che fu processata per stregoneria e si uccise con un chiodo arrugginito preso dal muro. Se lo spinse nel collo, lo conficcò due volte nella vena piu grossa. Pur di non finire sul rogo, pur di far finire le torture immani a cui da giorni era sottoposta. Il notaio scrisse che quando la trovarono era in un lago di sangue. Conosciamo la sua storia perché Bellezza sapeva leggere e scrivere e lasciò un memoriale allegato agli atti del processo che è riemerso dagli archivi solo negli anni 2000.

DONNA SABINA, COLTA E SAPIENTE 

Bellezza Orsini era una donna sabina colta e sapiente. Era nata a Collevecchio  tra il 1475 e il 1480, probabilmente figlia naturale Pietro Angelo Orsini. Ai tempi dei fatti aveva tra i 40 e i 50 anni ed era ancora una donna avvenente. Fu al servizio degli Orsini a Monterotondo e lì conobbe una “fattucchiera” di Ponzano tale Lucia che era imprigionata e con la quale diventò amica. Fu iniziata ai segreti delle erbe, alla conoscenza di formule magiche. Poi lavorò in altri luoghi dell’area a cavallo del Tevere. 

Sposò un cerusico di cui rimase vedova e si stabilì a Filacciano, il paese che prima la bandì e poi la denunciò fino a portarla alla morte. Nel paese dei Del Drago, Bellezza curava, guariva i malati e si trovava bene. La sua fama di guaritrice si sparse nei borghi della Valle del Tevere, acquistò fama e un certo benessere. Conosceva il rimedio per il mal di reni – strofinare la parte dolente con lardo di porco maschio –  la ritenzione idrica – da curare infuso di mandragora bevuto per venti giorni, che il malocchio si toglie sciacquando gli occhi con acqua di zampe di ranocchia.

E la formula “Nel nome di Dio e San Giovenale per sempre se ne va lontano il male”. Secondo gli storici “È probabile che avesse studiato un esemplare dell’Herbolario volgare stampato a Venezia in più edizioni a partire dal 1520 e  integrato da notizie e informazioni manoscritte tràdite da conoscenze orali e da lei stessa innestate sul possibile esemplare a stampa”. 

INVIDIA E VENDETTA LA GENTE DI FILACCIANO LA DENUNCI0′

Con la fama arrivò invidia e vendetta. Fu cacciata insieme ad altri da Filacciano. Ma non si allontanò molto e più volte rientrò richiamata dai suoi paesani per essere curati. Per porre fine a questo rapporto tormentato Bellezza decise di partecipare ad una processione della “Perdonanza” dal paese a Roma. Durante il viaggio un bambino si sentì male e morì. Lei fu chiamata al suo capezzale,  capì che non si sarebbe salvato, capì che non poteva fare niente per lui e, forse capì anche che era spacciata. I genitori del piccolo la accusarono infatti di omicidio e di essere una strega. Venne arrestata e portata Fiano sede del Tribunale. Venne processata da un giudice bambino, Marco Calisto da Todi e dal notaio Lucantonio da Spoleto. Il reato di cui era accusata si mutò presto in quello di fattucchieria, poi stregoneria e infine addirittura di essere “maestra di streghe”. Bellezza venne torturata per giorni e confessò ogni cosa: addirittura di essersi  congiunta carnalmente con il Diavolo, di essere andata con lui a cavallo insieme ad altre streghe fino a Benevento. Erano accuse fuori di senno anche per allora ma il principe di Pitigliano che avea giusrisdizione a Fiano e poteva intervenire, non volle farlo.

LA FEROCIA DEL GIUDICE BAMBINO E LA “STREARIA” DELLA CONOSCENZA 

Ma al giudice bambino tutto questo non bastava. Bellezza, stremata e allucinata dal dolore, nonostante il buio e il luridume della cella dove era rinchiusa nei sotterranei del Castello di Fiano, scrisse, o forse più probabilmente dettò, la sua storia al figlio che era anche suo difensore, e il quaderno giunse così fino a noi restituendoci quasi la sua voce e la consapevolezza di stare di fronte ad una vera grande donna che sarebbe considerata un pò “strega “ anche oggi.  C’è una frase in quelle righe disperate che dici alla fine: “La concrusione, lu fonno: quante più cose cierchi de inparare tante più sonno quelle che trovi da ‘nparare, che prima nemanco ne tenevi sentimento, e più vai inanti più vo’ ire e non te ne cuntenti. Cusì è la strearia» La “strearia” per Bellezza è trasmissione della conoscenza, sapere che vuole sapere. Libertà. L’ombra della bellissima strega stasera siederà probabilmente sul muro della piazzetta di S. Antonio a Capena per guardare in pace e la luna piena e un mondo diverso.