Ultimamente ne abbiamo sentito parlare a proposito del rapporto tra Italia e Unione europea. Ma cos’è la procedura d’infrazione? È disciplinata dagli articoli 258 e 259 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea; si tratta di un procedimento a carattere giurisdizionale eventuale finalizzato a sanzionare gli Stati membri dell’Unione responsabili della violazione degli obblighi derivanti dal diritto eurounitario. La UE infatti non può costringere con la forza uno Stato ad adempiere agli obblighi assunti, pertanto si avvale dello strumento della sanzione pecuniaria. Bisogna fare attenzione al concetto di Stato utilizzato in questo caso: a commettere l’infrazione può essere un qualsiasi organismo interno allo Stato, come ad esempio una Regione.

La violazione dell’obbligo deve avere alcune caratteristiche, in particolare essa deve essere manifesta e consistente in un inadempimento o in una prassi istituzionale configgente con le norme UE. Si pensi, ad esempio, al mancato recepimento di una direttiva entro il termine di scadenza.

Il comportamento posto in essere può consistere sia in un’azione sia in un’omissione; è sufficiente che il comportamento sia stato oggettivamente incompatibile.  Non è possibile procedere nel caso in cui la violazione derivi dall’applicazione di norme eurounitarie tra loro confliggenti.ù

La fase precontenziosa

La prima fase è di natura precontenziosa e si svolge presso la Commissione europea. È a questo organo, infatti, che spetta l’avvio della procedura, il quale può avvenire d’ufficio o su richiesta di uno Stato membro. La Commissione, dunque, invia alla Stato una lettera di contestazione della condotta posta in essere e concede un termine di due mesi per presentare osservazioni sull’accusa mossa. Nel caso in cui lo Sato non risponda nei termini o fornisca motivazioni adeguate, la Commissione procede a diffidare formalmente lo Stato ad adempiere. A questo punto se lo Stato non adempie alle richieste entro il termine indicato, la Commissione può proporre ricorso per inadempimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

La fase contenziosa

Si apre così la fase contenziosa, nella quale la Corte deve accertare la violazione del diritto UE da parte dello Stato. Se la Corte ritiene che lo Stato sia stato inadempiente, obbliga lo stesso a porre rimedio. A controllare l’esecuzione della sentenza è nuovamente la Commissione. Quest’ultima, se ritiene che lo Stato non abbia eseguito la sentenza, può avviare un nuovo procedimento d’infrazione, chiedendo il pagamento di una somma in denaro.

La Commissione nel 2005 ha stabilito le sanzioni minime da applicare agli Stati a seguito di procedimento di infrazione. Per l’Italia è stata determinata una cifra pari a 9 miliardi di euro, al quale andrebbe aggiunta un’indennità di mora calcolata per ogni giorno di inadempimento.