L’invasione dei pappagalli. I parrocchetti arrivano anche in provincia

A Roma sono numerosi già da molto tempo. A Villa Pamphili, Villa Borghese, ma anche in altri quartieri della periferia. In Italia hanno iniziato a diffondersi a partire dagli anni 90. Nel decennio precedente andavano di moda. Poi alcuni sono stati liberati, altri sono fuggiti dalle gabbiette domestiche. Fatto sta che hanno iniziato a riprodursi in libertà. Il parrocchetto dal collare e il parrocchetto monaco sono le due specie di pappagalli maggiormente diffuse. Da un po’ di tempo si segnalano massicce presenze anche nell’area metropolitana, A Fiano Romano, Castelnuovo di Porto, Sacrofano. 

il parrocchetto monaco ( foto Idee Green)

Il parrocchetto dal collare è stato censito anche dall’Atlante degli Uccelli del Parco Naturale di Veio. “Una specie – si legge – introdotta dall’uomo o sfuggita dalla cattività. Nell’area romana è in espansione con continui avvistamenti anche al di fuori dei siti noti. Ha una invasività elevata, risultando tra le peggiori 100 specie invasive in Europa. E’ in competizione con specie autoctone come il Torcicollo e il Picchio Muratore, anch’essi nidificanti nelle cavità. Si segnalano anche episodi aggressivi con il Picchio rosso maggiore“.

Gli agronomi e l’ISPRA monitorano la situazione con forte preoccupazione, poiché i parrocchetti sono classificati come specie aliena invasiva.
Oltre alla  minaccia per la fauna autoctona, i pappagalli causano danni ingenti all’agricoltura: gli stormi attaccano i frutteti (mandorli, nespole, alberi di mele e fichi) e le coltivazioni di cereali. Hanno un comportamento alimentare “dispettoso”: beccano un frutto rovinandolo, lo lasciano cadere e passano a quello successivo, distruggendo intere produzioni. 
 Mentre in Puglia, a causa di ingenti danni alle colture agricole, sono state prese misure drastiche per il contenimento del numero di questi volatili (fino ad arrivare alla caccia) gli esperti spiegano che a Roma Nord e nel resto della provincia l’intervento è ormai estremamente complesso perché è stato superato il “punto di non ritorno”. Quando una specie aliena conta decine di migliaia di esemplari su un territorio così vasto e frammentato, l’eradicazione totale diventa biologicamente ed economicamente impossibile. Le istituzioni possono solo sperare di contenerne i danni focalizzandosi sulle aree agricole di maggior pregio.
Fino adesso nella zona romana l’unico intervento possibile è stato la rimozione degli enormi nidi costruiti dal parrocchetto monaco, pericolosi anche per la stabilità degli alberi. Mentre il parrocchetto dal collare è arrivato anche a nidificare nelle cavità del Colosseo.

 

 

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