Il Consiglio di Stato ribalta il Tar: i giudici di Palazzo Spada danno di fatto il via libera all’antenna respingendo il ricorso dei residenti del Centro Residenziale Montelarco: secondo la sentenza, pubblicata ieri, il provvedimento del Comune è legittimo.
La vicenda ha inizio nel luglio del 2025, quando il Comune di Rignano Flaminio autorizzò Inwit a installare un’antenna 5G in via dell’Aquila. Un gruppo di residenti di Montelarco ha impugnato l’atto davanti al Tar per timori legati all’impatto paesaggistico, alla qualità della vita e all’esposizione alle onde elettromagnetiche.
Nell’aprile scorso, il tribunale amministrativo di primo grado aveva dato ragione ai cittadini, rilevando un vizio di forma: in sostanza il Comune avrebbe violato gli obblighi di pubblicità previsti dalla legge.
La VI sezione del Consiglio di Stato ha scardinato la decisione del Tar : secondo i giudici amministrativi di secondo grado, la mancata pubblicazione formale dell’atto non basta ad annullare l’autorizzazione se il Comune non avrebbe comunque potuto decidere diversamente.
Nel caso specifico, l’area scelta per l’antenna era già stata inserita dal Comune stesso nel “Piano antenne 2025-2028” come sito ufficialmente “disponibile” e idoneo a ospitare tali infrastrutture. Inoltre, i cittadini non hanno dimostrato l’esistenza di valide alternative tecniche (come il cositing, ovvero la coabitazione su tralicci già esistenti) in grado di garantire la stessa copertura di rete.
Il Consiglio di Stato ha respinto anche i dubbi dei residenti legati alla salute e all’urbanistica. Nella sentenza viene ricordato che i ripetitori della telefonia mobile sono a tutti gli effetti “opere di urbanizzazione primaria” e sono quindi compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica, comprese le zone residenziali. A sostegno della regolarità del sito c’è anche il parere favorevole di Arpa Lazio, che ha confermato il totale rispetto dei limiti nazionali sull’emissione di campi elettromagnetici, oltre all’assenza di vincoli paesaggistici sull’area.
I giudici di Palazzo Spada hanno deciso per la compensazione delle spese legali. Ora per i residenti rimane solo una strada piuttosto complicata: i ricorso per revocazione in Cassazione. Intanto però i lavori per l’installazione dell’impianto possono continuare.




