A sud del lago di Garda sulle colline moreniche tra Desenzano e Sirmione su 30 ettari di terreno coltivato a vigna si produce il vino della cantina Perla del Garda. Dal 2013, circa 4 ettari della vigna sono dedicati alla produzione di uva biologica. Da generazione in generazione si tramanda l’amore per la terra, la cura per la vigna e la passione per il vino. Giovanna Prandini imprenditrice e titolare dell’azienda agricola ci ha convinti che la tradizione e il legame con il territorio rappresentano la nostra identità e il nostro futuro.

La produzione di vino deve puntare sulla tradizione oppure sull’innovazione?

Nella nostra esperienza abbiamo cercato di coniugare le due cose, non come un’alternativa. Noi siamo la prima generazione a vinificare perché i nostri genitori vendevano le uve ad un’altra cantina di territorio, abbiamo creato una cantina fortemente innovativa dal punto di vista della struttura, al tempo stesso abbiamo cercato la tradizione nella produzione di un vino secco con un residuo zuccherino contenuto.

Il vino può essere promotore per lo sviluppo del territorio anche come turismo?

In Italia ci sono diverse testimonianze d’eccellenza come la Toscana che ha valorizzato i vigneti e le cantine, oppure il Piemonte che addirittura è riuscito ad avere il riconoscimento come patrimonio Unesco per alcune zone di produzione del vino. Questi sono gli esempi ai quali ispirarci anche come regione Lombardia per cercare di far si che oltre alla qualità del vino che oggi è universalmente riconosciuta, ci sia un’attività turistica per tutto il territorio che ruoti intorno alla produzione del vino.

La vostra vigna aderisce alla Federazione Vignaioli Indipendenti FIVI che cosa comporta?

La federazione vignaioli indipendenti mette in evidenza il fatto che si tratta di agricoltori che non comprano uve e vino ma seguono in prima persona tutta la produzione e la filiera. Questo rappresenta una garanzia per il consumatore che non trova vini prodotti a più mani ma trova un’originalità ed un’integrità di prodotto che solo l’agricoltore vignaiolo può garantire al consumatore.

Premia essere un’azienda a KM0 considerata anche la concorrenza?

Secondo me è un elemento distintivo sul quale noi agricoltori dobbiamo puntare. Non comprare uva, vino, cercare come primo mercato di essere presenti sui nostri territori, nelle nostre trattorie e nei nostri ristoranti è un elemento di trasparenza che il consumatore può verificare anche venendo a veder come produciamo e lavoriamo. Nel tempo questo diventerà un vantaggio competitivo sempre più importante.

Puntare sul biologico invece è la strada giusta da perseguire?

Ho voluto fortemente fare questo percorso di conversione e di studio perché l’esperienza nel biologico non s’improvvisa e non volevamo arrivare a questo tipo di risultato in modo ideologico. Nessuno in questo momento nei mercati internazionali ci chiede un Lugana bio certificato, la scelta che noi abbiamo fatto come azienda di iniziare con gradualità e trasparenza questo percorso è legata proprio al nostro desiderio di capire quali sono le migliori pratiche che possiamo utilizzare in vigneto prima e in cantina poi per migliorare i nostri prodotti. Il mercato è soprattutto un mercato potenziale che al momento s’intravede e che secondo me da delle ottime ragioni per sostenere e proseguire in questo percorso.

La vostra cantina è decisamente interessante da visitare non solo per il vino…

Mi è sempre piaciuto creare sinergia tra le cose buone e le cose belle. Ospitiamo regolarmente delle mostre, degli eventi musicali che esaltino la bellezza dei territori, dei paesaggi. In questo momento abbiamo esposto i quadri di un pittore mantovano, Edoardo Bassoli che è un pittore contemporaneo, sempre nello stesso ambiente abbiamo una collezione di moto d’epoca dei primi del ‘900 fino agli anni ’60. Abbiniamo i nostri vini alle passioni, il vino è anche passione. Diventa così un’esperienza bel al di là della sola degustazione del prodotto ma diventa un’immersione in un contesto di emozioni.
Ospiteremo un concerto per gli amanti della musica sarà possibile vivere la musica in cantina abbinata alla degustazione dei prodotti del territorio che non saranno soltanto i nostri vini ma anche i prodotti gastronomici della “strada dei vini e dei sapori del Garda”.

La vostra cantina è in continuo “fermento” per lo studio e la ricerca, qual è il percorso che vi ha portato ad essere un’eccellenza nel campo del vino?

L’umiltà d’imparare da chi è più preparato di noi, che si tratti di vigneto o di cantina. Abbiamo cercato d’imparare da persone che avevano grande esperienza e cultura e questo ci ha dato molto in questi quasi 20 anni di attività. La chiave del nostro successo è non sentirci mai “arrivati” avere ben chiaro quello che facciamo è sempre ulteriormente migliorabile con il confronto con i nostri colleghi produttori, con le Università e con i tecnici.