Speciale soldi: “Risparmio, perché lo faccio?”

Non esiste un'unica valida ragione, ci sono tanti buoni motivi per risparmiare.

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Ne sentiamo parlare ogni giorno, i nostri genitori hanno provato ad insegnarcelo e ci provano ancora, a loro lo hanno insegnato i nostri nonni.

Se ci chiedessimo “cosa significa risparmiare” come risponderemmo?

Sembra una domanda semplice, ma la definizione non ci viene così spontanea.

La Treccani ci dice: “astenersi dall’usare, dal consumare una cosa, o limitarne l’uso e il consumo allo stretto indispensabile, per lo più in vista di future necessità. Non spendere una certa somma di denaro, sia rinunciando a una spesa, a un acquisto, sia ottenendo un ribasso, uno sconto”.

Il Garzanti invece: “spendere il meno possibile; spendere meno del previsto o del normale. Spendere meno di quanto si guadagna; accantonare disponibilità (finanziarie o in natura) non utilizzate per spese o consumi correnti”

Il Sabatini Coletti infine: “ridurre il consumo di qualcosa all’indispensabile, economizzare. Accantonare denaro spendendo meno di quanto si guadagna; evitare di spendere o spendere meno”.

Il filo conduttore delle tre definizioni è lo stesso: utilizzare ciò di cui si dispone di meno oggi, per averne di più un domani.

In ambito economico-finanziario cosa vuol dire?

Per risparmio si intende quella parte di reddito che non viene immediatamente consumata, vale a dire quella quota della propria rendita proveniente da lavoro, da pensione o derivante da qualunque altra entrata, che non viene spesa nell’immediato per beni o servizi, ma accantonata per il soddisfacimento di esigenze e bisogni futuri.  Per definizione, il risparmio ha quindi una natura residuale ed è il risultato di una sottrazione: reddito meno consumi.

Ognuno di noi risparmia per esigenze proprie, ognuno di noi lo fa per un proprio obiettivo.

Perché privarsi di spendere denaro di cui si dispone oggi e rimandarne l’utilizzo al “domani”? Premesso che davanti a una domanda tanto personale è impossibile fornire una risposta valida in senso assoluto, per rispondere è indispensabile sottolineare la motivazione che c’è dietro il senso di questa (buona) pratica. Anche e soprattutto a beneficio dei più giovani che, assecondando un certo sentire comune, percepiscono erroneamente il risparmio come una privazione non strettamente necessaria o comunque come una pratica infinitamente rinviabile a un futuro molto lontano.

E’ chiaro che non esiste un’unica valida ragione, ci sono tanti buoni motivi per risparmiare.

Il risparmio può essere dunque considerato un atto previdente per definizione, proprio perché implica la rinuncia a qualche desiderio presente per godere di maggiore tranquillità o libertà di spesa nel breve, medio o lungo periodo. Ma ciascun risparmiatore può muoversi in questa direzione assecondando disponibilità, esigenze e priorità diverse, che dipenderanno a loro volta dal reddito disponibile, dai consumi abituali e dagli obiettivi che si vuole prefiggere.

C’è chi, magari più lungimirante, risparmierà per far fronte a imprevisti futuri più o meno probabili o gravi (perdita del lavoro, rischio di non autosufficienza); o chi invece lo farà per fronteggiare con cautela eventi facilmente ipotizzabili o comunque certi (diminuzione delle disponibilità economiche in caso di pensione). Altri ancora, per poter consumare, in una certa fase della propria vita, più di quanto il reddito non garantirebbe loro in quel preciso momento, ad esempio per finalizzare l’acquisto di un bene piuttosto oneroso, come un’automobile o una casa.

Una volta definita l’esigenza di salvaguardare delle somme con riguardo verso il futuro, quello che dobbiamo chiederci è come accantonare il nostro risparmio? Anche i meno esperti sapranno che questa pratica può essere condotta con vari strumenti (ad esempio, bancari, assicurativi, finanziari, previdenziali) più o meno adatti alle proprie specifiche necessità per rischi, obiettivi, costi, soggetti intermediari coinvolti.

Dato che non si possono definire regole generali e valide per tutti, l’unico suggerimento di valore universale rimane quello di acquisire le competenze di base necessarie a diventare più consapevoli circa le proprie disponibilità economiche, a saper distinguere tra bisogni e desideri, a saper individuare le proprie priorità future ed essere in grado di scegliere di conseguenza gli strumenti più adatti per soddisfarle, così come i professionisti a cui rivolgersi per chiarimenti e soluzioni di risparmio e investimento più complesse da gestire. In poche parole, disporre di tutte le nozioni di base utili alla pianificazione delle proprie finanze il più possibile accorta, informata e consapevole per individuare gli strumenti più adatti e coerenti al proprio profilo.

Esistono strumenti e modalità specifiche per ogni esigenza, perché una cosa è risparmiare, altra è investire.

A volte viene confuso il risparmio con l’investimento: in cosa differiscono?

Nonostante siano spesso usati come concetti sovrapponibili, risparmio e investimento non sono termini sinonimi né attività identiche, per quanto strettamente correlate tra loro. Di per sé, infatti, risparmiare significa non consumare immediatamente e accantonare parte del proprio reddito con la prospettiva di averne un qualche beneficio futuro, a prescindere dal fine o dal modo con cui ciò avviene.

Al contrario, investire vuol dire tendere già a un obiettivo più specifico: mantenere inalterato il proprio risparmio, con lo scopo di vederlo accrescere nel tempo, sottoponendosi però anche al rischio calcolato che possa succedere anche il contrario. Ecco perché, semplificando, si può dunque affermare che senza risparmio non c’è investimento, mentre può esserci comunque risparmio senza investimento, pratica, quest’ultima, comunque non esente da rischi, come quello della perdita di potere d’acquisto del denaro nel tempo a causa dell’inflazione.

Grazie all’attività di risparmio sarà possibile intraprendere un valido percorso di investimento, con la premessa che si imparino a gestire le proprie entrate, avere sotto controllo la propria pianificazione finanziaria e diventare padroni delle proprie scelte, selezionando solo strumenti in linea con il proprio profilo economico-finanziario, delle proprie finalità e degli obiettivi che ci si vuole prefiggere nel tempo.

Ed è sempre questa la ragione per la quale, quando si parla di risparmio e investimento, diventa impossibile esprimersi in termini assoluti o fornire suggerimenti validi in ogni occasione e per qualunque tipologia di risparmiatore e investitore, ancor di più all’interno di un mercato sempre più dinamico, ampio e complesso: ogni strategia deve essere formulata a partire dal singolo caso concreto, tenendo conto del peculiare rapporto rischio/beneficio che i diversi strumenti possono garantire in funzione del singolo profilo e dell’obiettivo, di breve o più lungo periodo, che ci si prefigge di raggiungere.