Roma cerca sottoterra rimedi contro il caldo

Le temperature record spingono Roma a guardare nel proprio sottosuolo. Il Campidoglio sta studiando la trasformazione di cave, gallerie antiaeree, bunker e antichi tunnel in rifugi climatici capaci di offrire sollievo durante le sempre più frequenti ondate di calore.

Le catacombe di San Sebastiano

Nelle viscere della Capitale esiste infatti un patrimonio nascosto di decine di chilometri di cavità sotterranee dove la temperatura resta naturalmente compresa tra i 14 e i 17 gradi, ben al di sotto dei valori registrati in superficie nei mesi estivi. A confermarlo è il recente aggiornamento della Carta delle cavità sotterranee di Roma realizzato dall’Ispra, che ha evidenziato l’estensione e il potenziale di questi spazi ipogei.

“Il terreno ha un grande potenziale di termoregolazione e una forte capacità isolante: le escursioni termiche della superficie penetrano solo per pochi metri”, spiega il geologo dell’Ispra Francesco La Vigna. Secondo gli studi dell’Istituto, gli interventi di mitigazione urbana come riforestazione, aree d’ombra e rinaturalizzazione possono ridurre le temperature fino a circa 6 gradi, ma spesso non bastano a contrastare le ondate di calore più intense. Gli ambienti sotterranei, invece, garantiscono condizioni climatiche molto più favorevoli in modo naturale.

Dalle analisi dell’Ispra sull’interazione tra isole di calore, densità abitativa e vulnerabilità socioeconomica è emerso che i quartieri più esposti si concentrano nel quadrante est della città, un’area che coincide anche con una maggiore presenza di cavità sotterranee. Un elemento che potrebbe favorire l’avvio delle prime sperimentazioni, a partire dalle cave della Caffarella.

Roma guarda così a esperienze già avviate in altre città. Bologna e Firenze stanno infatti sperimentando rifugi climatici destinati soprattutto alle fasce più vulnerabili della popolazione durante i periodi di caldo estremo, utilizzando però strutture in superficie come biblioteche, centri civici e spazi pubblici climatizzati. La Capitale punta invece a valorizzare il proprio straordinario patrimonio sotterraneo, trasformando cave, bunker e gallerie in una rete di rifugi naturali contro l’afa.

Se il progetto dovesse andare in porto, Roma potrebbe diventare una delle prime grandi città europee a sfruttare in modo sistematico il proprio patrimonio ipogeo come infrastruttura di adattamento climatico, trasformando un’eredità del passato in una risorsa strategica per il futuro.

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