Ieri sera esponenti del clan Moccia hanno aggredito Tiziana Ronzio – presidente dell’associazione Tor Più Bella – e suo figlio a Tor Bella Monaca. Solo il tempestivo intervento dei carabinieri ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente.

La donna, che già in passato era stata vittima di aggressioni e che fino a due mesi aveva la scorta, si batte da sempre con intelligenza e fermezza contro la criminalità organizzata che basa la sua attività delinquenziale sullo spaccio e che di fatto controlla il quartiere con la violenza.

Ieri sera l’ennesima aggressione. Il figlio di Tiziana discute con un uomo, lei scende per difenderlo, si crea trambusto, l’attenzione di molti viene attirata e Moccia si intromette. Forse perché quel “chiasso” dà fastidio agli affari. Quelli del clan. A fare da paciere, ma neanche troppo, Giuseppe Moccia che riconosce subito Tiziana Ronzio. “Mi ha urlato di tutto, minacce di morte. Quella, secondo lui, è zona sua, quindi non potevo permettere di far valere i miei diritti“, racconta a RomaToday. Moccia, stando al racconto della donna, si avvicina al figlio 25enne, lo schiaffeggia e, rivolgendosi ai suoi familiari rivolge altre minacce: “Questa me la dovete toglie da qui. Fa meno la coatta, te metto a posto. Infame. Te qua non ce puoi più sta“.

Poi, il tempestivo intervento dei carabinieri che hanno riportato la calma, per così dire.

“Provocazioni, minacce di morte ed intimidazioni nel palazzo, e fuori di esso – si legge in una nota diffusa dall’associazione Tor Più Bella – si susseguono ininterrottamente, anche in presenza dei carabinieri che prontamente rispondono alle nostre chiamate. Tutti questi atti sono stati documentati e portati all’attenzione delle istituzioni preposte ma ciononostante la situazione non appare migliorare.

Quando abbiamo fondato Tor Più Bella, l’idea che guidava il nostro agire era riconnettere le persone nella riscoperta del proprio quartiere. Tutto il quartiere è casa per chi lo abita; far passare questo messaggio significava far sentire le persone sicure anche fuori dalla porta della propria abitazione a partire dal pianerottolo. Sapevamo che questo avrebbe comportato confrontarci anche coloro che quei pianerottoli li occupano, depredando risorse e sfruttando il quartiere per negargli un futuro diverso.

Per molto tempo, questi hanno goduto di campi aperti, in cui poter agire liberamente, credendo di poter disporre di Tor Bella Monaca e dei suoi abitanti a proprio piacimento. Eppure, il quartiere non appartiene a loro, ma a tutte quelle persone che a Tor Bella Monaca vogliono vivere con dignità.”

Da più parti, soprattutto sui social, stanno arrivando messaggi di solidarietà e vicinanza alla donna. Sono però le istituzioni, a cominciare dal Comune di Roma e dalla Regione, a dover intervenire con politiche di sviluppo sociale e culturale serie. Non servono le ennesime passerelle a cui assisteremo nei prossimi mesi in vista delle elezioni comunali. Vanno messe in campo, da domani, progetti qualificati che sappiano coinvolgere la comunità e i giovani e siano orientati a far crescere generazioni più sane intorno ai principi della legalità e dell’occupazione vera.

 

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