Perché le passate generazioni non avevano la necessità di dedicare tanto del loro tempo nella pratica dell’esercizio fisico? Lunghe ore passate seduti in macchina nel traffico, intere giornate seduti in ufficio oppure sul divano davanti a tv e tablet sono alla base di un impigrimento generale dello stile di vita.
Lo sport è considerato ormai da tutti una vera e propria “medicina”, lo confermano all’unanimità le ricerche mediche e scientifiche mondiali. Che siano piccole passeggiate, i famosi 10 mila passi giornalieri oppure preferire le scale agli ascensori sono i consigli che più spesso sentiamo. L’importante è muoversi e contrastare lo stile di vita sedentaria di cui siamo tutti vittime. Meglio ancora se si riesce a frequentare con costanza un corso in palestra. Per qualche consiglio e degli approfondimenti ci siamo rivolti a Filippo Mazzei personal trainer di primo livello Fipe, laureato in Scienze delle attività motorie e Sportive, laureando in Sport Management. E’ preparatore atletico di varie squadre di pallavolo femminile e giovani tennisti. Attualmente si avvale di un macchinario di ultima generazione per un allenamento di elettrostimolazione muscolare.
Come ci si prepara per una vacanza sugli sci?
Tempo di vacanze, è vero, soprattutto di settimane bianche. C’è chi aspetta questo periodo tutto l’anno per poter tornare ad infilarsi gli sci e farsi qualche ripida e pericolosa pista in qualche località di montagna. Non è da sottovalutare però la pericolosità che può avere questa bella pratica sportiva sul proprio fisico, soprattutto se, nel corso dell’anno, di sport se ne fa ben poco.
Sono importanti, infatti, le sollecitazioni che subiscono: muscoli, articolazioni, tendini e legamenti degli arti inferiori principalmente; quando si scia, se non si
possiedono buone caratteristiche di elasticità, resistenza e tonicità nelle gambe, si può andare incontro a brutti infortuni. Partendo dal presupposto che l’attività fisica va svolta tutto l’anno con continuità, nelle settimane antecedenti la vacanza sugli sci, è opportuno effettuare un lavoro mirato volto al rinforzo di tutti quegli elementi che verranno poi sollecitati fortemente scendendo dalle piste innevate. Quindi esercizi di rinforzo muscolare degli arti inferiori vanno sicuramente intensificati. Non parlo di una settimana prima, ma almeno di un paio di mesi perché c’è la necessità di rinforzare nella maniera corretta, oltre i muscoli, anche tendini, legamenti e articolazioni, perché essendo scarsamente vascolarizzati, hanno bisogno di periodi più̀ lunghi rispetto al muscolo per subire degli adattamenti e quindi rinforzarsi.
Al di là degli esercizi di sovraccarico con i macchinari da palestra o a corpo libero quali squat, affondi, corsa, stacchi è necessario effettuare anche esercizi di propriocezione (insieme delle funzioni atte al controllo della posizione e del movimento del corpo) con pedane o cuscinetti propriocettivi. In questo modo, si andranno a stimolare bene caviglie e ginocchia a sollecitazioni simili (ovviamente di intensità̀ minore) a quelle che si creano con gli sci ai piedi.
Da non sottovalutare mai anche il lavoro che possa stimolare la capacità cardiorespiratoria, perché́ essere stanchi e senza fiato porta ad essere meno lucidi, di conseguenza, meno attenti e concentrati mentre si scendono le piste a velocità elevate. Quindi pedalare, correre e nuotare!!!
Infine riveste un ruolo fondamentale anche lo stretching, in generale nella vita di tutti i giorni ma nel caso specifico di una preparazione in vista della stagione sciistica, è molto utile avere muscoli e tendini elastici per poter ammortizzare meglio eventuali urti o sollecitazioni poco naturali.
Insomma c’è del lavoro da fare prima di andarsi a godere qualche amata pista innevata, ma sicuramente è meglio arrivarci preparati ed in forma che dover poi fare i conti con eventi o incidenti che vengono imputati alla sfortuna, ma che sono semplicemente frutto di poca preparazione e pessima condizione fisica.
Esiste la dipendenza da sport?
La dipendenza da sport esiste ed è un fenomeno da non sottovalutare. Può essere definita, a tutti gli effetti, una dipendenza psicologica e fisiologica con caratteristiche e ripercussioni simili alle altre dipendenze da comportamento, e non è necessariamente dovuta all’eccessiva quantità di attività fisica, quanto alla qualità di essa ed alle ripercussioni che ha sul quotidiano di chi ne è affetto. È stata fatta una classificazione per distinguere i vari tipi di maniaci dello sport e può essere così riassunta:
– SANI NEVROTICI: coloro i quali traggono benessere e un senso di successo e realizzazione di se dalla pratica sportiva
– SPORTIVI COMPULSIVI: inserita in una routine quotidiana, l’attività fisica da un senso di controllo a questi soggetti, e viene percepita come l’unico momento della giornata in cui ci si sente vivi
– DIPENDENTI DALLO SPORT: l’attività fisica qui funge da vero e proprio regolatore dell’umore e di stati di malessere interiori
È da precisare che, di per sè, l’approccio all’attività fisica come “valvola di sfogo” o regolatrice dell’umore non è da considerare sbagliato. Sono le ENDORFINE, sostanze chimiche prodotte dal cervello, che attraverso l’attività fisica vengono rilasciate nel nostro organismo e contribuiscono a darci quella sensazione di piacere, gratificazione e felicità, riducendo lo stress. Fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che si può anche diventare dipendenti dall’”ormone del piacere” e quindi, una pratica sportiva iniziata con i migliori propositi, può tramutarsi appunto in una vera e propria dipendenza.
Si può riconoscere una sana pratica sportiva da una “malata”, come dicevo in precedenza, non tanto dalla quantità di esercizio fisico svolto settimanalmente, ma dalla qualità della vita quando non lo si pratica: chiari segni di dipendenza a carattere psicologico sono:
-mentire in merito al rapporto che si ha con l’attività fisica, a se stessi e agli altri – allenamenti solitari
-eccesso di attività fisica anche in presenza di segni di sovrallenamento o in contrasto con i pareri medici
-motivazioni ossessive
-presenza di disturbi alimentari
-mettere in secondo piano le relazioni sociali e famigliari, andando a ledere la vita di coppia e il ruolo da genitore ad esempio