Il teatro, oltre ad essere una delle forme d’arte più nobili, migliora la qualità della nostra vita. Che lo si faccia da professionisti oppure a livello amatoriale, aiuta a vincere la timidezza, migliora il rapporto con gli altri e con noi stessi.
Il palcoscenico, l’emozione, l’empatia che si crea con il pubblico sono la fase finale di un grande sacrificio, studio e disciplina necessari per ogni attore. Gli applausi restituiscono come un dono o una piccola magia tutto il lavoro svolto dall’attore.
Ne abbiamo parlato con Sabrina Dodaro insegnante e direttrice della Scuola di teatro La Scaletta di Roma.

Qual è il ruolo di un insegnante di teatro?
Posso dirti cosa credo di poter fare io come docente e quali caratteristiche cerco nei docenti che insegnano alla Scaletta. Io cerco di far maturare artisticamente i ragazzi, quindi di fargli acquisire una disciplina da attori che è la cosa più importante. Cerco di insegnargli a stare nella situazione scenica, che sia dizione, recitazione o movimento scenico. Quando entrano in classe, nella sala si devono spogliare di qualunque problema. Per un docente di teatro è forse più semplice il lavoro perché i ragazzi vengono già motivati e carichi di passione. Anche se spesso i ragazzi hanno idee molto confuse, si aspettano chissà cosa e invece il lavoro è molto molto duro. L’insegnante deve avere alla base una grande preparazione tecnica, molto carisma e saper instaurare un rapporto umano con ogni allievo, deve capire chi ha davanti e quali potenzialità possiede o quale talento. L’importante è che l’insegnante ti porti a capire che tipo di attore sei e per questo ci vogliono molti anni, ma è bene lavorarci sin da subito, perché solo attraverso questa consapevolezza si possono scegliere i pezzi, i monologhi giusti, sapendo su quali corde o registro attoriale muoversi. Alla base di tutto c’è la disciplina. La ricerca della notorietà non è un punto di partenza, è sempre più difficile emergere in questo mondo. Non basta più essere solo un bravo attore, è necessario saper ballare, saper cantare; più arti si è in grado di fare e maggiori sono le possibilità di lavoro, infatti oggi si dice performer non più attori.
È necessario, inoltre, fare una distinzione tra i corsi di teatro, noi abbiamo laboratori professionali e laboratori amatoriali.

In cosa ci “aiuta” fare teatro?
Per l’amatore il teatro riveste una grandissima importanza per la socializzazione, ma anche per il professionista perché alla base del teatro c’è il gruppo. Il lavoro è sempre corale e quando parliamo delle classi con i docenti le prime considerazioni sono sul “gruppo”. Alla base del gruppo c’è l’ascolto perché se non ascolti in scena non si crea il gruppo. Sia a livello professionale che amatoriale ho visto nascere amicizie, spesso si ritrovano alla fine del laboratorio ad uscire insieme oppure ad organizzare una vacanza, in alcuni casi sono sbocciate storie d’amore e nati addirittura figli, questo è bellissimo!

Qual è il valore pedagogico del teatro per i bambini?
Per i bambini fare teatro è fondamentale, se io avessi una carica politica metterei il teatro come materia obbligatoria dall’asilo. I bambini nascono con tante insicurezze, tante paure e spesso si nascondono. Il teatro aiuta, è liberatorio per gli adulti e per i bambini. Per i bambini oltre ad essere catartico è un gioco. Ho fatto laboratori sperimentali negli asili nido, avevo bambini piccoli che facevano le “camminate” le stesse che facciamo anche nei laboratori professionali, ed erano bravissimi! Addirittura ho avuto bambini che studiavano dizione conoscevano vocali “aperte e chiuse” tornava a casa dai genitori spiegando che le vocali non sono 5 ma 7. Ha un valore incredibilmente importante. Diverso è il discorso per i bambini che devono recitare, io sono contraria ai casting e alle agenzie per bambini o che facciano film.

Il significato delle maschere?
La commedia dell’arte è fondamentale. Il lavoro alla base per la maschera oggi viene sottovalutato dai giovani perché pensano che la maschera si riduca a sapere che cos’è Arlecchino, Pulcinella, insomma pensano che sia datato. Il lavoro con le maschere è fondamentale per la stilizzazione e per la costruzione del personaggio, per la “precisione” perché il lavoro con le maschere ti aiuta a non essere generico in scena ma andare dritto a fare quello che devi fare. Sia per il teatro comico che classico, soprattutto è molto divertente.

In che modo ci sia afferma come attore di teatro?
Ci vuole motivazione, fatica e coraggio per fare teatro ma è anche spirito di sacrificio e saper essere imprenditori di se stessi. La via giusta non è solo quella dei provini, che tra l’altro sono sempre di meno. Credo sia più importante mettersi insieme e progettare, chiamare un regista, fare compagnia, mettere giù un testo e provare, questa è una buona strada.
Benché il lavoro sia sempre di meno, ci siano tante difficoltà e troppe persone che intraprendono questa carriera, guardo i giovani attori con entusiasmo e speranza, sono una generazione molto più generosa e solidale rispetto alle precedenti, si passano la voce per i provini.
Oggi sono numerosissime le scuole di teatro, tutti vogliono fare i docenti di teatro. In assenza di lavoro come attori, in tanti decidono di aprire scuole sia amatoriali che professionali, vengono magari anche chiamati i nomi famosi ad insegnare per attrarre, ma non è scontato che tutti i bravi attori siano anche bravi pedagoghi.

“Il teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività. Noi vorremmo che autorità e giunte comunali si formassero questa precisa coscienza del teatro considerandolo come una necessità collettiva, come un bisogno dei cittadini, come un pubblico servizio alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco.”
(Paolo Grassi)