Il grande sogno di mettere in contatto persone geograficamente molto distanti si era già pienamente realizzato con i primi cellulari, successivamente le mail hanno preso il posto delle antiche lettere e cartoline e infine le più moderne applicazioni di messaggistica hanno soppresso gli obsoleti sms, tutto questo sempre a “portata di mano”. Sembrerebbe passato un secolo eppure il primo smartphone risale soltanto ai primi anni novanta.

Ma siamo sicuri che questa rivoluzione tecnologica ci abbia avvicinati nelle relazioni sociali oppure ci ha isolati?
Come accade per molte delle scoperte dell’uomo i risultati non sono sempre esattamente quelli previsti.
Non solo i nativi digitali non sono più in grado di staccarsi dallo smartphone ma è purtroppo un modo di vivere che coinvolge tutte le generazioni. A tal punto da essere annoverata tra le nuove dipendenze la nomofobia, ossia la dipendenza da smartphone, può essere considerata una vera e propria sindrome patologica.

Senza dubbio abbiamo conquistato diverse comodità, è infatti possibile ordinare la spesa attraverso un app, ordinare la cena, ricevere una prescrizione medica, tutto comodamente da casa e senza fatica. Ma l’uso esasperato dello smartphone ha portato con se una sorta di distacco dalla realtà siamo concentrati con gli occhi fissi allo schermo che non riusciamo più a godere dei momenti in comune con gli altri. Una cena, un aperitivo o una vacanza non esistono se non vengono “postati”sui social, peggio ancora durante questi momenti che dovrebbero essere di aggregazione e di scambio siamo invece intenti a controllare lo smartphone.

Abbiamo interpellato la dottoressa Raffaella Belardetti psicologa – psicoterapeuta “strategica”, riguardo la dipendenza da smartphone:”vorrei fare 2 riflessioni la prima riguarda il concetto del tempo che viene speso sui social o su internet in generale, non si ha una vera e propria consapevolezza della misura del tempo che si passa sullo smartphone a volte passano ore senza che ci si renda conto. Questo produce un’iper stimolazione con reazioni smodate ed incontrollabili soprattutto in caso di astinenza. Basterebbe diminuire il tempo trascorso su internet ad un massimo di 2 ore al giorno per riconquistare un stato di rilassamento. L’altra riflessione riguarda gli adolescenti che non sono sicuramente da colpevolizzare per molti di loro, soprattutto i giovanissimi, l’uso dello smartphone è naturale, dovremmo essere noi adulti a far sì che per loro diventi una scelta, creando altri desideri e coinvolgendo i ragazzi in attività manuali, a praticare sport e hobby. Per i ragazzi lo smartphone media il loro tempo sociale, ma l’utilizzo di queste tecnologie li ha resi anche più infelici, la depressione giovanile è in netto aumento proprio perché non stanno più insieme nella realtà. Anche gli adulti sono sempre connessi per questo non sono di buon esempio per i figli e sono sempre i genitori che comprano gli smartphone ai figli perché siano sempre controllabili, addirittura a scuola.
La parte più difficile è prendere consapevolezza di questa dipendenza
.”
Si perde nella notte dei tempi, chissà se ne hanno mai sentito parlare i ragazzi oggi, la raccomandazione degli adulti quando prima che esistesse il cellulare, ci vietavano di telefonare a casa di qualcuno dopo l’ora di cena perché era maleducazione.