La Asl Rm 4 ha chiesto al Dipartimento di Epidemologia del Servizio Sanitario Regionale di fare accertamenti nell’area del Comune di Capena e in quelli limitrofi su un eventuale aumento del rischio di leucemia e mesoteliomi pleurici nella popolazione causato da esposizione all’amianto.

La decisione è stata assunta in seguito ad un esposto presentato nei mesi scorsi da Stefano Alessandrini, blogger locale, che ha insistito da dicembre 2018 al 24 agosto 2019, quando finalmente l’Azienda Rm4 ha deciso di rispondere alle svariate sollecitazioni.

Obiettivo: fare chiarezza su un “tam tam” diffuso sulla rete in merito ad un presunto primato del paese per quanto riguarda l’incidenza di questa patologia tumorale. In realtà non c’è alcun primato ma uso superficiale di dati vecchi e superati utilizzati in modo strumentale per creare allarme e alimentare una polemica politica.

Non c’è alcuna città dell’eternit. I numeri citati sul web da alcun siti locali infatti sono relativi al rapporto del 2013, mentre nell’aprile 2016 il Dipartimento di epidemiologia ha pubblicato un nuovo report che aggiorna i dati fino al 2015. E nel 2018 era noto a tutti.

INCIDENZA ALTA A CAMPAGNANO E RIGNANO E CIVITAVECCHIA

In base al documento del 2016, l’incidenza di Capena è la decima nel Lazio con 5,54 casi ogni centomila abitanti,  la stessa del 2013. Prima però ci sono due comuni in provincia di Frosinone, Piedimonte S. Germano, dove c’è uno stabilimento Fiat, con 8,47, e Castrocielo con 8,32. A seguire Pomezia (7,71), Campagnano di Roma (6,62), Gaeta (6,11), Fabrica di Roma (6,06), Colleferro (6,04), Sezze (5,64), Rignano Flaminio (5,94), Capena (5,54), Montecompatri (5,34) e Civitavecchia (5,30).

Considerato che la media dell’incidenza nel Lazio è 3.7, in linea con quella nazionale, è evidente che nei dodici comuni succitati occorre programmare studi più approfonditi e dare una forte accelerazione alla rimozione dell’amianto ancora presente.

CAUSA PRINCIPALE ESPOSIZIONE DA LAVORO

Complessivamente, secondo  il rapporto, “I casi di MM nel Lazio individuati grazie all’attività del Registro regionale, a partire dal 1 gennaio 2001 fino al 31 dicembre 2015 sono 1122”.

“La  classe di età maggiormente colpita è quella “oltre i 65 tra gli uomini e oltre i 74 anni tra le donne. L’età media alla diagnosi è stata di 70 anni negli uomini e nelle donne. Il rapporto di genere (U/D) è di 2.4, La pleura è la sede più frequente in entrambi i generi (91%)”.

Importante sottolineare che “nel 68% degli uomini e nel 8% delle donne, l’esposizione ad amianto è stata considerata professionale. Il 10% delle donne hanno subito un’esposizione familiare sia casi coniugali che casi dovuti all’esposizione professionale del padre o di altri congiunti. Rimane sempre elevata la frequenza delle esposizioni ignote (41%) soprattutto tra le donne”. 

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