Si è conclusa ieri, 6 settembre, la 82 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dopo undici giorni di proiezioni, incontri e dibattiti che hanno trasformato ancora una volta il Lido in un vero e proprio palcoscenico globale.
A trionfare è stato, qualcuno dire inaspettatamente, Jim Jarmush che, con il suo Father Mother Sister Brother ha conquistato il Leone d’Oro. Il regista statunitense, autore di film come Solo gli amanti sopravvivono e I morti non muoiono, ha presentato un’opera corale in tre episodi distinti ma uniti da un filo comune: i rapporti familiari. Una pellicola così personale ma allo stesso tempo universale che vede protagonisti dei grandi attori, ne ricordiamo solo alcuni: Adam Driver, Cate Blanchett, Charlotte Rampling.

Il Gran Premio della Giuria è andato invece al toccante ed acclamato The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, film che ripercorre la tragica vicenda della bambina palestinese rimasta intrappolata tra le macerie di Gaza. La sua proiezione aveva già scosso il Lido con una standing ovation di oltre 22 minuti e la vittoria ha ulteriormente messo l’accento su quella che è sempre di più un’urgenza geopolitica.
Il Leone d’Argento per la miglior regia l’ha ottenuto, poi, Benny Safdie per il suo The Smashing Machine, mentre la miglior sceneggiatura è andata a À pied d’œuvre di Valérie Donzelli e Gilles Marchand.

Grandi sorprese per il cinema nostrano: Toni Servillo ha vinto la Coppa Volpi per La Grazia, regalando un personaggio riflessivo e profondo e dando ancora di più dimostrazione della sua versatilità.
Trionfa anche il regista Gianfranco Rosi con il suo documentario Sotto le nuvole, un ritratto in bianco e nero di una Napoli sospesa tra mito e presente.

Nella sezione Orizzonti sono stati poi premiati, sempre sul fronte attoriale, Benedetta Porcaroli (Il rapimento di Arabella) e Giacomo Covi (Un Anno di Scuola), due giovani volti italiani promettenti.
Si conclude così un’altra edizione della Mostra ed il bilancio è più che positivo: Venezia ha saputo anche quest’anno guardare al futuro senza sottovalutare l’importanza della memoria, dando spazio ai grandi autori ed accendendo i riflettori sulle nuove voci.




