È settembre, i colori della natura iniziano a tingersi d’autunno e le strade brulicano nuovamente di automobili, dopo la pausa estiva. È settembre, tutto torna a muoversi e la routine quotidiana riprende il sopravvento sulla leggerezza delle vacanze. È settembre, e il traffico della via Flaminia è di nuovo intenso, frustrante. Eppure, sembra essere nulla in confronto alla frenesia della vicina Capitale. Qui, su questa strada, la natura predomina e, a prescindere dalla stagione, essa dona alla vista panorami mozzafiato.
Oggi, per esempio, alle ore 6:30 l’alba è già spuntata, lasciando nel cielo una gamma di colori che va dal rosso al viola. Come in un dipinto, il cielo fa da cornice alla natura che si trova a bordo strada: alberi, piante selvatiche, fiori. Addirittura, se si apre il finestrino e si spegne la radio si sente ancora il canto delle ultime cicale, alternato a quello delle rondini in migrazione. Il numero di macchine è ancora esiguo. Scenario perfetto per iniziare al meglio la giornata.
Dopo essersi ben rilassati grazie al canto della natura, accendere di nuovo la radio può essere un buon modo per tenersi svegli alla guida. Oggi, su una frequenza poco conosciuta, passano alcune canzoni di Fabrizio De André. Sta finendo la Canzone del maggio:
“Verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti”.
Non fa neanche in tempo a concludersi l’ultimo verso che un rumore di freni penetra nelle orecchie, silenziando le parole finali. È un conducente che ha dovuto inchiodare all’improvviso per evitare di prendere una persona sulle strisce pedonali. Per di più, nel riprendere il cammino, getta dal finestrino l’involucro di plastica delle sigarette e un mozzicone. Qualche secondo dopo, una macchina si avvicina alla sua e lo sorpassa. Lui, a sua volta, fa altrettanto. Questo gioco infantile e rischioso continua ancora per altri due sorpassi. Entrambi ridono e si beffano a vicenda, per poi insultarsi e pensare pure di aver ragione. Addirittura, uno dei due percorre qualche metro contromano. È proprio vero: per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti.
Il paesaggio sta cambiando: la quiete lascia spazio alla frenesia. La lunga via inizia a popolarsi di automobili e pullman che rilasciano una fitta cappa di smog. Chilometro dopo chilometro, sull’asfalto, si notano di tanto in tanto piccoli mondezzai tra mozziconi, plastica e sacchi neri che qualche incivile ha abbandonato sul ciglio della strada, tra Morlupo e Castelnuovo di Porto, chissà quando. Di certo, il conducente facinoroso non è l’unico ad aver gettato rifiuti dal finestrino.
Nel frattempo, è iniziata un’altra canzone di De André, Delitto di paese. Fa rabbrividire la coincidenza, ma le note stanno viaggiando proprio su un tratto di Flaminia dove anni fa è accaduto un incidente mortale, al chilometro in cui oggi è ubicato il supermercato CTS di Riano. E proprio oggi, qui, stava per succedere di nuovo. Una macchina ha appena effettuato un’infrazione che avrebbe potuto essere fatale per qualcuno.
Diversamente andò in passato. Furono coinvolte tre macchine. Morirono due persone, ovviamente gli innocenti. Una bambina rimase senza la mamma. Due ragazze senza il papà. Il responsabile, illeso e senza alcuna conseguenza penale. L’incidente accadde trent’anni fa, da allora troppi altri ne sono successi sulla via Flaminia, sebbene almeno quello di oggi si sia evitato.
“Non tutti nella Capitale
sbocciano i fiori del male,
qualche assassinio senza pretese
lo abbiamo anche noi in paese”.
Manca qualche chilometro prima di arrivare a Roma; la bellezza della natura ancora è ben presente, ma chi riesce più a osservarla! Occorrono mille occhi e riflessi pronti ormai per viaggiare su questa strada. Al bivio di Sacrofano non c’è una rotonda, non un semaforo. Ecco che si forma una lunga coda, ecco chi non vuole far passare le macchine al bivio perché già non ne può più del traffico, ecco chi comunque cerca in qualche modo di buttarsi e ampliare l’interminabile fila che arriverà presto in città.
Tuttavia, le orribili azioni non sono ancora terminate. Ciò che forse spaventa di più della via Flaminia è il cospicuo numero di animali senza vita sull’asfalto, ogni giorno, non uno escluso: ricci, istrici, scoiattoli, volpi, cinghiali, persino gatti. C’è chi dice che è inevitabile, c’è chi dice che è la natura delle cose, c’è chi dice addirittura che non ha intenzione di inchiodare se vede un animale sulla strada. Per la propria incolumità? No, per salvaguardare automobili costose. È questa l’umanità? La vita degli animali è meno vita della nostra, o peggio, di una macchina? Non vale almeno la pena di provare a salvarla? Oggi, non si riescono nemmeno a contare i corpi degli animali morti. Fa impressione vedere tutto quel sangue, tutte quelle membra.
Ma fa ancora più male vedere un animale tra la vita e la morte sotto l’indifferenza umana. Questa volta è toccato a un gatto, probabilmente appena investito perché all’urto con una macchina è balzato in alto ed è tornato a terra agonizzante. Ci si può fermare. Anzi, si deve. Non si vuole per qualche assurdo motivo? Che quantomeno si abbia la decenza di evitare di passarci sopra, perché questa volta si poteva evitare eccome, essendo il povero micio sul lato della strada. Sembra quasi che alcuni lo facciano apposta…
Eppure, qualche anima buona si è fermata ad aiutarlo: succede. Succede anche questo, per fortuna. Purtroppo, però, il gattino non ce l’ha fatta. Tanti, troppi come lui. Nel frattempo, De André canta ancora potente, questa volta La canzone di Marinella.
“Questa è la tua canzone, Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose”.
Si dice che De André, per questi ultimi versi, si sia ispirato ai seguenti versi della poesia di François de Malherbe, Consolation a M. Du Perier: «Ma lei era di quel mondo dove le più belle cose / hanno il peggior destino, / e Rosa, lei ha vissuto quel che vivono le rose / lo spazio d’un mattino» (traduzione dal francese). Chissà se il gatto ha avuto la fortuna di vivere una vita amata, chissà se l’uomo e la donna morti trent’anni fa avevano baciato i propri sposi e le proprie figlie prima di uscire di casa. Sicuramente, sono stati tutti “belle cose”, ma hanno avuto il triste e ingiusto destino di aver lasciato la vita troppo presto, nello spazio di un mattino appunto, proprio su questa tremenda via.
È ora, la Capitale è stata raggiunta, e ognuno dei conducenti, dopo le gallerie di Prima Porta e il Viadotto del Giubileo, prenderà strade diverse per andare al lavoro, a scuola, all’università. La condivisione della via Flaminia è giunta al termine, per oggi. Sarà domani il giorno buono in cui si potrà convivere civilmente su questa strada? Chissà. Intanto, la voce di De André inizia a cantare una delle sue canzoni più belle: Hotel Supramonte. Canzone perfetta per concludere il ritratto di questo viaggio.
“E se vai all’Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte, falsa di giorno
e poi scuse, accuse e scuse senza ritorno.
E ora viaggi, ridi, vivi o sei perduta
col tuo ordine discreto dentro il cuore
Ma dove, dov’è il tuo amore
ma dove è finito il tuo amore
[…]
Passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
Ma dove, dov’è il tuo cuore
ma dove è finito il tuo cuore
[…]
Ora il tempo è un signore distratto
[…]
Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto, se sono lontano
Perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole”.
Che sia, questo racconto verosimile, un’occasione per riflettere, analizzarsi, migliorarsi. Che sia, questo, l’augurio di non assistere più a comportamenti scorretti lungo la via e di rispettare la propria vita e quella del prossimo (esseri umani e non). Che sia un’utopia? Forse. Ma ciò che si è scritto parte da una solida base di realtà, osservata da chi percorre la Flaminia ogni giorno. E dunque, utopia o meno, questa infelice realtà va cambiata.
Lo confermano alcuni dati. L’ACI (Automobile Club d’Italia), per esempio, riporta che sulla via Flaminia, nel 2023 (ancora in elaborazione i dati del 2024), sono avvenuti 68 incidenti, di cui 4 mortali, con un totale di 103 feriti. I comuni in cui si sono registrati gli incidenti, a seconda del chilometro della via Flaminia, sono i seguenti: Castelnuovo di Porto (6, di cui 1 mortale, con un totale di 8 feriti); Morlupo (8, con un totale di 10 feriti); Riano (2, con un totale di 6 feriti); Rignano Flaminio (5, con un totale di 8 feriti) e Roma (47, di cui 3 mortali, con un totale di 71 feriti). Gli incidenti mortali sulla via Flaminia sono in aumento: nel 2022 se ne è registrato 1, mentre, nel 2021, 3.
Per quanto riguarda gli incidenti con coinvolgimento di animali sulla via Flaminia, significativamente, non sono presenti dati specifici. Tuttavia, ampliando lo sguardo a livello nazionale, l’ASAPS (Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale) ha registrato nel 2023 solamente lo 0,12% degli incidenti in cui sono stati coinvolti gli animali, con percentuali simili tra il 2020 e il 2022. Dunque, solo un millesimo del totale. Infatti, la LAV (Lega Anti Vivisezione) scrive: «Non esiste quindi alcun allarme, alcuna emergenza, come invece vorrebbero far credere i cacciatori e i loro politici di riferimento, evidentemente pronti a speculare anche sulle disgrazie pur di uccidere quanti più animali possibile!». Anzi, la LAV sottolinea la grande percentuale di incidenti causati da comportamenti umani: il 38,5%, secondo una media che l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) ha ricavato da dati compresi tra il 2019 e il 2023.
«Focalizzare l’attenzione sugli incidenti che hanno coinvolto gli animali è quindi solo un dozzinale pretesto per distogliere l’attenzione dal vero problema che sono i comportamenti umani e per favorire la lobby venatoria», scrive la LAV.





