Da due anni siamo circondati da un flusso di morte continuo, stragi quotidiane di bambini, e gente ammazzata in attesa di un po di farina. Da due anni migliaia di giovani e padri di famiglia vivono e muoiono nelle trincee scavate in terre vocate a produrre grano, come nella prima guerra mondiale. Sappiamo tutto sui mirabolanti strumenti di morte in circolazione, devastanti bombe plananti , iper missili che bucano ogni mirabolante scudo difensivo, le meraviglie di letali droni kamikaze che arrivano in sciame. I vertici del mondo parlano di bombe atomiche come fosse una partita di calcio tra scapoli e ammogliati, si discetta tra chi le ha, ma non lo dice, e chi le vorrebbe, tecnici nucleari si prodigano in spiegazioni sull’uranio e il plutonio come fossero ingredienti di un nuovo ragù. Ovviamente tutti fanno tutto per difendersi, anche se i cosiddetti nemici sono evocati e non reali. La cifra di questo tempo è il bullismo dei potenti e l’acquiescenza dei sudditi, sorretta da inusitate dosi di ipocrisia che secondo la Treccani è “simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, ingannandole”.
Come uscire da questo vento?
Si invoca la pace ma si prepara la guerra. Ecco, siamo immersi, come mai prima dentro una densa nuvola di inganni. Ci avvolge la logica degli imperi, tornano i carri armati, le bombe antiuomo, gli stati vassalli. La colonna sonora è un vociare di angherie e morte. Un perenne tam tam che produce un effetto stordente e alienante di normalità, ma anche se non sembra ogni giorno la nostra ombra è l’angoscia. Come uscire da questo vento? Come resistere?

Il consiglio di Ernest Hemingway
Abbiamo cercato un suggerimento tra le parole di grandi scrittori che la guerra l’hanno conosciuta e vissuto cambiamenti epocali. Ci è venuto in soccorso il grande Ernest Hemingway : “ i piccoli gesti – scrive- sono le ancore che ci tengono fermi quando la vita esagera”. In effetti, penso da tempo che sono le storie apparentemente marginali a reggere la terra quando sembra vada alla deriva. Uomini e donne sconosciuti che al riparo dei riflettori del circolo mediatico si industriano a creare una trama alternativa alla barbarie e perdita di senno. La resistenza al vento passa da qui e spesso ha il sapore della poesia.
Il parco mignon di Ponzano, Porta della Terra
E’ così la storia di un piccolo parco, ma proprio “mignon”, inaugurato circa un mese fa a Ponzano Romano. E’ uno spazio minuto ma , nonostante le sue dimensioni, è una grande opera. Intanto è il primo angolo verde del paese e poi è stato realizzato da volontari che hanno lavorato mesi per liberare la zona da piante incolte, renderla agibile metterla in sicurezza. “E’ ottimo per le feste dei bambini”, commentavano le mamme durante la cerimonia di inaugurazione, una delle più belle e meno formali mai viste, basti dire che per l’occasione mancava anche il classico nastro tricolore. Gli organizzatori dell’evento per la contentezza avevano dimenticato gli attrezzi necessari a questa formalità. Si è corso ai ripari utilizzando una fettuccia rossa rimediata all’ultimo minuto e così il sindaco Giuseppina Di Marzio alla sua prima uscita pubblica ed emozionata ha potuto procedere al classico taglio con forbici di fortuna. E’ stata una festa di spontaneità e partecipazione.

Parco Porta della Terra
“Il piccolo parco è stato ricavato – ha spiegato Marx Pinto consigliere comunale e anima del recupero- a ridosso del borgo, proprio a confine con il palazzo della Curia e della piazza realizzata sull’edificio della Posta. L’opera è servita anche a riportare alla percorribilità un sentiero che gli abitanti utilizzavano per andare verso il fiume. Il percorso, nel punto più alto, offre una visione magnifica della piana dove il Tevere compie le volute che danno origine al famoso “fiasco”. Alla fine del tracciato “ritrovato”, un tempo c’era la porta del paese. Su quel viottolo per secoli si sono arrampicati i contadini al tramonto per tornare a casa dai campi. Ora quella strada è di nuovo praticabile, anche se non c’è più l’ingresso fagocitato dai cambiamenti. Il nome dato alla nuova area verde è “ Parco Porta della Terra”. Un refolo di poesia.








