Centrale biometano a Ponzano: parla il sindaco De Santis

Intervista al sindaco di Ponzano per avere chiarimenti sulla discussa vicenda della centrale di trattamento dei rifiuti organici con produzione di biometano.

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A settembre con una delibera votata all’unanimità, il Consiglio comunale di Ponzano ha dato il via all’iter per la realizzazione di un centro di produzione di biometano,  utilizzando i rifiuti organici.

Sulla questione ci sono state prese di posizione nette e contrarie da parte di diversi enti e associazioni ambientali.

Considerata la delicatezza della vicenda, abbiamo deciso di occuparci della questione partendo da un presupposto: dare informazioni su cose certe.

Ascolteremo tutti gli attori coinvolti, iniziando dal sindaco di Ponzano, e pubblicando anche la delibera in oggetto e, qui sotto, l’unica piantina progettuale finora disponibile.

Sindaco, da cosa nasce il progetto e soprattutto di cosa si tratta?

L’idea su cui si sta lavorando (ma siamo in una fase ancora molto preliminare) è quella di un impianto da collocare su un terreno comunale in prossimità della zona industriale, già sede di un cementificio.

L’impianto si troverebbe quindi vicino al casello autostradale e utilizzerebbe i rifiuti organici della differenziata per produrre compost di qualità, biometano e anidride carbonica (per l’industria farmaceutica).

Tutti prodotti “naturali” della decomposizione organica che però verranno captati e riutilizzati, anziché andare in discarica o essere dispersi nell’ambiente.

Quando è nato il progetto?

Ribadisco che siamo ancora agli inizi e che la strada è ancora lunga. La soluzione che intendiamo proporre per il riutilizzo dei rifiuti organici, comunque, non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma è il risultato di quattro anni di riflessioni e studi.

Da amministratore, ho la consapevolezza che i problemi vanno affrontati anche se sono scomodi, anche se dire “no” e delegare ad altri sarebbe più facile. Noi siamo contrari alle discariche, e per evitare le discariche bisogna favorire il riutilizzo dei rifiuti.

Molti la accusano di aver avviato questo processo senza consultarsi con i comuni vicini.

In verità, ho avuto un incontro con quattro sindaci dei comuni circostanti già il 13 ottobre scorso, dopo il confronto in consiglio comunale, e ho condiviso tutte le informazioni che avevo.

E lo farò ancora non appena avremo qualcosa di nuovo, anche se non intendo subire processi sommari. È ovvio inoltre che se questo progetto vedrà la luce, come spero, siamo pronti a valutare insieme ai vicini dei modi per condividere onori e oneri.

Come si svilupperà l’iter?

Attualmente siamo in contatto con la società Sogliano Ambiente, una partecipata del Comune di Sogliano sul Rubicone e realtà virtuosa della gestione dei rifiuti, che ci sta aiutando a definire il progetto di base in regime di “project financing”.

Una volta definito il progetto, la proposta sarà oggetto di un bando di gara europeo e aggiudicata in regime di gara.

Ci dà un po’ di numeri e dimensioni?

L’impianto dovrebbe gestire 100 mila tonnellate l’anno (sul suo sito Sogliano Ambiente dichiara di gestirne attualmente 350 mila, n.d.r.) e prevediamo un traffico di 60 camion al giorno. Niente rispetto al traffico quotidiano che già transita sull’autostrada…

Quali saranno gli eventuali vantaggi?

Noi contiamo su un introito di circa 350 mila euro l’anno, fra affitto e royalties, che useremo interamente per ridurre le imposte sui cittadini. Ma è concepibile immaginare anche una riduzione dei costi che i Comuni attualmente sopportano per conferire l’umido, e che si aggirano sui 140 euro a tonnellata (n.d.r: un comune di media grandezza come Rignano Flaminio spende attualmente circa 100 mila euro l’anno per conferire l’organico).

Ci sono poi i lavori di costruzione dell’impianto e, a regime, la gestione, che genereranno occupazione. Considero inoltre un vantaggio, non solo economico ma per tranquillità mia, che una questione così importante sia interamente gestita da attori pubblici, su un terreno di proprietà comunale.

In un primo momento avevamo addirittura sperato di poter entrare, con un rappresentante dell’amministrazione, nel C.d.A. della società, per assicurare un controllo ancora più diretto, ma la nuova normativa sulle partecipate non ce lo consente.

E’ vero che questo progetto si scontra con la vocazione turistica del territorio?

L’area di cui stiamo parlando è a ridosso di 60 ettari di zona industriale, destinata quindi a ospitare capannoni ecc. Nelle vicinanze, oltre all’outlet Soratte, è attiva una centrale Enel. Siamo inoltre vicini al casello autostradale, e normalmente i caselli autostradali portano commercio, traffico pesante. Gli esempi di Fiano, Orte o Monterotondo lo dimostrano.

Comunque, abbiamo previsto di costruire una strada che dal casello porterà direttamente all’impianto, in modo da non impattare sul traffico locale. E l’intero impianto dovrà essere costruito in modo da garantire la sicurezza e la coesistenza con altre realtà. È su questo punto che chiediamo un impegno costruttivo di tutti.

Bloccare è più facile che fare, ma noi crediamo sia necessario fare bene e collaborando è possibile.

Sono state numerose e anche a livello istituzionale (contratto di fiume media valle del tevere per citarne solo uno) le reazioni negative a questo progetto. che spiegazione si è dato?

Sicuramente in Italia abbiamo soprattutto un problema culturale. Il rifiuto è visto come una cosa sporca, da allontanare, da portare lontano. Ma è proprio da questa mentalità che nascono le discariche.

I rifiuti fanno parte della realtà e se non impariamo a gestirli, allora è sicuro che delle discariche (e di tutto il mondo, spesso poco chiaro, che ci gira intorno) non riusciremo a liberarci mai.