Non ci sono vaccini. Per questa settimana i medici di famiglia dei comuni del Distretto 4 non avranno dosi da iniettare. Solo quelle necessarie per i richiami. E’ il primo effetto della carenza di farmaci anti covid che si sta verificando in tutta Italia e anche nel Lazio.

Tanto è critico il quadro generale che l’assessore Alessio D’Amato oggi mette in discussione anche la scesa in campo delle farmacie. Poche le dosi del Johnson attese, basterebbero per un solo giorno.

Intanto si consuma il  paradosso dei medici di base con le mani legate. In tre mesi da ottobre a dicembre hanno vaccinato contro l’influenza un milione e 400mila persone, nel mese di marzo hanno fatto 100.000 iniezioni al braccio, ma sono senza “proiettili “ contro il Covid. Fino ad oggi sono stati forniti con il contagocce. Così, dicono, non si vince la battaglia. 

Il Nuovo ha incontrato due di loro: Flavio Di  Muzio e Micaela De Mattia. Hanno lo studio sulla via Tiberina nel comune di Fiano Romano.  Parliamo con loro in una pausa del vaccinazioni anti-covid, nella sala di attesa pazienti già vaccinati attendono il loro turno.

Dichiara Di Muzio: “Aspettano un quarto d’ora come previsto dai protocolli. Il sistema di vaccinazione negli hub funziona ma non è e non sarà sufficiente. Noi abbiamo farmaci con il contagocce ed è un dramma. Se a tutti i medici di famiglia che hanno aderito dessero 500 vaccini l’uno, la campagna vaccinale del Lazio avrebbe un incremento di grande valore e rapidità. In questo studio siamo tre medici e dall’8 marzo ad oggi la Asl ci ha consegnato solo 126 dosi su 200 richieste (di più non potevamo richiederne). E’ un vero peccato, vorremmo contribuire di più a questa grande missione di immunizzazione delle persone ma non veniamo utilizzati come potremmo”.

L’allarme rosso è costituito anche da elenco di 60 nomi: “Sono pazienti molto fragili dal punto di vista sanitario e sociale, lo stesso numero lo hanno i miei due colleghi. Ad oggi ne ho potuti vaccinare solo sei.  Farlo è urgente, sono il mio pensiero fisso, non possono aspettare ancora. E’ l’emergenza dell’emergenza”.  

Hub, farmacie, ma medici al palo. Allarme rosso per i fragili 

Hub, farmacie, centri vaccinali di asl e ospedali. “Va tutto bene, siamo favorevoli anche all’utilizzo delle farmacie ma è inutile moltiplicare punti vaccinali se mancano i rifornimenti. E’ necessario e sarebbe utile dare i vaccini nelle giuste quantità anche alla prima linea, cioè ai medici di medicina generale.”

Spiega la dottoressa Micaela De Mattia: “Il nostro gruppo è in grado di fare ogni giorno dalle 30 alle 60 vaccinazioni, lo stesso possono fare i nostri colleghi in tutta la regione. La differenza sostanziale tra  hub e studio è la spersonalizzazione. In quel circuito il cittadino è un numero. Nessuno lo conosce, né conosce la sua storia clinica. Qui invece i pazienti sono a casa, il rapporto è fiduciario, conosciamo i loro problemi di salute e non solo. Qui la vaccinazione aderisce alla persona. D’altra parte è quello che facciamo da anni, senza che ci sia alcun problema, con la campagna antinfluenzale. I pazienti si fidano del proprio medico, vorremmo rappresentare una risorsa e un’opportunità per loro in questo particolare momento e invece ci ritroviamo con pochissime dosi ogni settimana e con la frustrazione di non poter accontentare tutti coloro che ci chiamano perché vorrebbero essere vaccinati qui, in un luogo che conoscono e dove si sentono protetti”.

E non è un dettaglio ma differenza di fondo, continua Di Muzio: “La vaccinazione è un atto medico, non una punturina. Per esempio nei giorni scorsi dovevo vaccinare un signore. Non aveva febbre, non aveva sintomi,  stava bene.  Lo accompagnava solo un leggero raffreddore. Ho voluto vederci chiaro, ho fatto un tampone: era positivo. Poi ci sono i vulnerabili, ho un paziente giovane, un figlio e una grave patologia. Va protetto subito perché  il suo è un caso che ha anche valenza sociale”. 

L’incontro finisce, andiamo via con la sensazione e la convinzione che una delle possibili svolte della campagna vaccinale passi proprio da qui: i medici di famiglia hanno competenza, professionalità e conoscono bene i propri pazienti. Coinvolgerli maggiormente non sarebbe una cattiva idea. Anzi.

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