Barnelli

Dalla strada possono scorrere “lacrime, sudore e sangue”, oppure grande e autentica felicità. Specie se sei un artista, specie se la strada la percorri per portare a spasso risate e bellezza, se la usi come palcoscenico da cui dire qualcosa di unico, di raro. Barnelli tutto questo lo sapeva, anzi, lo incarnava.

Poeta e trampoliere, musicista e funambolo, one man band e attore, il suo vero nome era Bern Witthuser. I più lo ricorderanno insieme ad Hans Richter nel duo “Otto e Barnelli”, protagonisti de “L’altra Domenica” di Renzo Arbore. “Nostro palcoscenico erano la strada, le piazze. Per scenografia il sole, la luna, la pioggia, la neve – si legge in una sua intervista su RepubblicaNoi siamo nati in Germania, Otto a Hameln sul fiume Weser, io a Winterberg dalle parti di Colonia: eravamo da poco in Italia, ci esibimmo in piazza Navona e poi ad Arcisosso in un festival in cui c’era anche Benigni, che io non sapevo neppure chi fosse. Arbore ci vide, ci volle in tv ed avemmo subito un grande successo. C’era chi vedeva la trasmissione soltanto per noi”.

Ma la fama non cambia il DNA dell’artista, che rimane sempre attratto dalla strada. E lì è tornato, lì ha continuato ad esibirsi, girando il mondo con la sua moto ma tornando sempre nella sua roulotte nelle campagne grossetane. Fino al 4 agosto 2017, quando il suo cuore smette di battere.

Ad un certo punto, nel vagare incessante dell’artista, la strada di Bernd ha incrociato quella di Serena Galella, anche lei artista di strada e fondatrice dell’Associazione Culturale “La Strada a Chiocciola” di Faleria. “Dopo la sua scomparsa ho avuto modo di incontrare in Germania i suoi vecchi amici, i primi autentici hippy della regione della Ruhr, giovani impegnati in battaglie civili e sociali. Amici che conservano vivo il ricordo di Bernd, la cui emozione e piacere di condividerlo mi hanno dato l’idea: realizzare un documentario. Per rivelare un altro Barnelli, per farlo scoprire al pubblico italiano”.

Barnelli in spettacolo insieme a Serena Galella

Da febbraio Serena Galella ha attivato un progetto di crowfounding per trovare i fondi necessari, proprio come se fosse un cappello, con cui raccogliere le offerte spontanee a fine spettacolo. “Devo a Bernd questo documentario – spiega Serena Galella – per il sentimento profondo che mi lega a lui, ma anche perché so che con i suoi differenti partner musicali, in più di 50 anni, ha toccato l’anima, intrattenuto e strappato il sorriso a migliaia di persone”.

Un documentario che permetterà di riscoprire e valorizzare un personaggio, e un mondo, lontani dai radar della cultura e dell’intrattenimento convenzionale. Permetterà di raccontare la storia di chi ha conosciuto la fama televisiva ma l’ha abbandonata per la libertà del contatto diretto con il pubblico, per il movimento continuo, la ricerca costante. Ma soprattutto sarà un documentario che permetterà ancora a Barnelli, e a tutti quelli come lui, di camminare e di esibirsi, ancora, sulla strada.