Angelo Di Livio è un ex calciatore, allenatore ed opinionista. Ha giocato per molti anni nella Juventus e nella Fiorentina oltre ad aver indossato la maglia della Nazionale. Il suo ruolo principale nel campo da gioco è stato quello di tornante di fascia, non si è mai risparmiato in attacco così come in fase di copertura. Il soprannome “Soldatino” gli è stato dato da Roberto Baggio, con il tempo questo soprannome ha sottolineato una sorta di riconoscimento per il suo senso di sacrificio nel ruolo di ala, eccellente nel portare la palla in attacco, ma come esterno d’attacco si è sempre speso anche in difesa.
Cosa ricorda con maggior piacere delle sua carriera da calciatore ?
Sono partito dal basso e poi sono arrivato al grande calcio con enorme sacrificio, quindi la devo ricordare per forza tutta la mia carriera.
Com’è cambiato il mondo del calcio da quando si è ritirato ?
È cambiato già tantissimo. Io credo che anche i social, i messaggi dei giocatori sui social condizionino in parte. Inoltre oggi abbiamo nuovi strumenti come ad esempio il VAR, ci sono molte situazioni differenti che non voglio giudicare ma io preferisco sicuramente il mondo del calcio che ho vissuto.
A proposito di VAR, è uno strumento che può effettivamente aiutare?
Lo pensavo, ma sta cambiando poco. Aiuta, perché è vero che nel particolare può servire. Gli errori con il VAR sono più evidenti, cioè quando c’è un errore è un errore pesante che non ci dovrebbe essere. Pensavo potesse risolvere tutto, il fallo, la trattenuta, il fuorigioco invece a volte cambia poco.
Ha militato tanti anni nella Juve e nella Fiorentina, ma il suo cuore è giallorosso…
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Sì,io sono cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Roma. Vengo da una famiglia romanista, mio papà è stato un grandissimo tifoso della Roma quindi mi ha regalato la fede giallorossa e io ho proseguito.
Come giudica oggi le due squadre della Capitale ?
Sono due squadre che non riescono, ad oggi a fare il salto di qualità. La Lazio e la Roma nonostante tutto riescono sempre a fare dei buoni campionati. Ma credo che questa sia una città che ha delle tifoserie incredibili e ci vorrebbe il salto di qualità, lottare per qualcosa di più importante. La Juve è la squadra più forte, il Napoli gli sta dietro, se non s’investe sul mercato diventa difficile essere competitivi.
Per quale motivo non s’investe sui vivai italiani e si da sempre più spazio a costosi giocatori stranieri ?
Negli ultimi anni qualcosa sta cambiando in questo senso. Stanno uscendo fuori tanti giovani importanti, penso ad esempio a Chiesa, Donnarumma, Zaniolo, Pellegrini, Barella. Siamo sulla buona strada, dobbiamo continuare così, lo straniero bravo deve sicuramente venire.


Gioie e dolori sentimenti dello sport. Lei ha vissuto sia l’uno che l’altro avendo vinto una Champions e perse due…

Fa parte dello sport, si vince e si perde, ma prima di saper vincere devi saper perdere. Perdere due Champions ti rimane dentro ma poi si ricomincia a combattere.
Nella sua carriera è stato un esempio di lealtà eppure con la maglia azzurra in quella famosa partita arbitrata da il signor. Moreno che espulse Totti lei perse le staffe…ci racconti.
Persi le staffe perché mi accorsi che c’era qualcosa che non andava. Un arbitraggio che andava solo contro di noi. Prima dell’espulsione di Totti ci furono altre situazioni negative e io sbottai. L’immagine è quella che tutti hanno visto. Le polemiche ci saranno sempre nello sport. In quel periodo, in una competizione così importante non ci aspettavamo un arbitraggio del genere.