Israele ha registrato domenica 343 nuovi positivi, battendo un record di 3 mesi, a causa della diffusione della variante Delta salita dal 60% di due settimane fa al 90%.

Secondo il ministero della Salute, più della metà dei nuovi malati di coronavirus è vaccinata (51%) e solo 15 erano viaggiatori di ritorno.

Un terzo dei nuovi pazienti sono bambini sotto gli 11 anni e un altro 13% ha tra i 12 e i 18 anni. Anche il numero di casi gravi in Israele è aumentato di quasi il 50% dalla scorsa settimana, secondo i dati del ministero della Salute. Ad allarmare erano già stati i dati preliminari dell’ Hadassah University Medical Center, con una diminuzione dell’ efficacia del vaccino Pfizer tra il 60% e l’ 80% contro l’ infezione da Delta.

Poi l’ annuncio su twitter del professor Yaniv Erlich della Columbia University, scienziato israeliano-americano, che ha rilanciando i nuovi dati del ministero della Salute: «Brutte notizie in arrivo stamattina da Israele. L’ efficacia di Pfizer per la protezione contro la variante Delta scende dal 94% al 64%. Ciò ha importanti implicazioni per l’ immunità di gregge e la capacità del virus di evolversi ulteriormente».

Venerdì scorso, il 55% dei nuovi contagi è avvenuto tra persone già vaccinate. Per quanto riguarda la protezione contro il ricovero e i casi gravi si passa dal 98,2% al 93% anche se i ricercatori israeliani avvertono che è troppo presto per una risposta certa, a causa del ritardo di circa dieci giorni nella morbilità grave.

E divisi appaiono anche alcuni specialisti su come affrontare i nuovi contagi: alcuni ritengono che non sia la quarta ondata e quindi non servano interventi particolari; altri pensano che il lento aumento dei ricoveri sia solo temporaneo. «È meglio avere restrizioni ora piuttosto che aspettare 600 o mille pazienti al giorno», afferma al Times of Israel il professor Masad Barhoum, del Galilee Medical Center di Nahariya.

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