Torniamo on line dopo due tre giorni di black out forzato del nostro sito. Nel frattempo abbiamo cambiato il browser dove gira il “Nuovomagazine”, perché il vecchio non reggeva più quantità degli articoli e traffico. Insomma si è trattato di una di quelle cose che le nonne chiamavano “febbre da crescita”.
È accaduto proprio mentre nasceva e montava come panna impazzita, tra allarmi procurati e confusione, il tema della discarica a Castelnuovo di Porto. Subito sono fioccate prese di posizione e voci di protesta. Il sindaco di Castelnuovo, Riccardo Travaglini, per calmare le acque e chiarire i termini della vicenda ha postato un lungo intervento su fb, c’e’ stata una riunione dei capigruppo consiliari e, nei prossimi giorni, è in programma un consiglio comunale sul tema con annesso dibattito. Percorso lineare e condivisibile. Ma nel merito di che parliamo? Di che discarica si parla?
Non è un discarica come Magliano o Pian dell’Olmo
Va chiarito subito che non siamo di fronte ad una nuova Pian dell’Olmo a Riano o Magliano Romano dove, come e’ noto, erano ipotizzate discariche per il cosiddetto “tal quale”, tonnellate di “immondizia”, indifferenziata in purezza. In questo caso l’impianto è di tutt’altra natura, nasce per trattare solo inerti, volgarissimi calcinacci, quelli che spesso vediamo abbandonati abusivamente per strada e in riva ai fossi.
La differenza da tener conto
A differenza delle discariche succitate e la cui realizzazione è stata respinta a furor di popolo da sindaci e cittadini, nel caso in questione non è prevista la costruzione di invaso, né correlata produzione di percolato e miasmi vari. Non è prevista l’installazione di macchinari fissi, né di ingombranti e invasivi impianti di trattamento. Il materiale conferito viene triturato con un mezzo mobile dopo essere stato caricato da un caterpillar, producendo una graniglia “per l’edilizia leggera o ghiaia riciclata. Questi prodotti possono essere impiegati in nuove costruzioni o per la realizzazione di strade, contribuendo così a ridurre l’utilizzo di materie prime vergini.
Una volta completato il trattamento, i prodotti riciclati ottenuti dagli inerti possono essere riutilizzati nel settore delle costruzioni o in per la creazione di strade e pavimentazioni. La ricollocazione di tali prodotti nel mercato contribuisce a ridurre l’utilizzo di risorse naturali e proteggere l’ambiente”. (Nuova ecologia)
Il materiale non resta in sede, viene venduto
Il materiale prodotto dalla triturazione viene poi venduto dunque, ulteriore differenza da una comune discarica, non è li in modo stabile. Una seconda linea, collegata alla prima, è relativa a rifiuti classificati come speciali e pericolosi: si tratta di cartongesso, guaine, residui delle cosiddette tegole canadesi che ricoprono in genere le casette di legno. Questo materiale nella cava viene raccolto in alcuni container, si parla 8/10 , per poi essere avviato ai centri di smaltimento.
Il territorio
Il territorio interessato è costituito da una cava dismessa, un mega piazzale arido e assolato vasto poco più di 2 ettari e mezzo. Il lotto è ubicato in una zona interna rispetto a via Montefiore e di fronte all’area di Piana Pierina a Riano. Nell’area limitrofa insistono alcuni centri residenziali molti dei quali nati nel tempo dell’abusivismo selvaggio ed ora, probabilmente, sanati.
La Società, i numeri
La società che ha presentato il progetto è la Mediacenter Recycling, che nei mesi scorsi ha presentato la proposta alla Regione Lazio per l’avvio della procedura di Valutazione ambientale come previsto dalla legge. La Regione evidentemente ha ritenuto la richiesta legittima, in linea di massima fattibile e inoltrato richiesta di parere al Comune interessato. Se la valutazione fosse stata negativa l’avrebbe probabilmente cestinata e finiva lì.
Un po’ di numeri: la quantità di calcinacci trattabili e’ pari a 253 Mila tonnellate annue, 844 al giorno, mentre la previsione per quelli speciali è di poco superiore alle 3000.
Impianti di questo genere esistono a Roma e nel Lazio, quello previsto a Castelnuovo è il più piccolo e meno invasivo di quelli esistenti, almeno stando alle carte oggi disponibili. Non è inquinante e non rovina alcuna falda a meno che i camion non versino il prezioso triturato nell’alveo dei due torrenti.
Piedi di piombo e ma senza pregiudizi
Dunque tutto bene? Alleluia? No, per niente: occorre prudenza, soprattutto in questi casi, verificare che tutti i parametri rispettino i valori previsti dalla legge, occorre sapere meglio di più i particolari e valutare l’impatto ambientale. Ma serve onestà intellettuale e bandire se possibile approcci strumentali e isterici e pure ideologici. Viviamo in un territorio in trasformazione, per decenni massacrato da abusivismo edilizio, zone industriali nella pian del Tevere, colline di tufo tagliate fin quasi al centro della terra lasciando in eredità una paesaggio lunare. È in atto un processo di recupero di questo territorio e ogni scelta che va in questa direzione va valutata con senno ed equilibrio non con gli urli.
Ci giochiamo molto: si tratta di scegliere tra un centro smaltimento dei calcinacci legale e controllato, o preferire il fiorire “random” di discariche abusive nelle campagne sotto i ponti e sulle rive dei fossi.





