dí Lamberto Rinaldi
La storia di un inganno, di una promessa mancata, di un’ingiustizia. La storia di una tragedia, quella di Marcinelle. Di questo parla il nuovo spettacolo scritto e diretto da Ariele Vincenti, in programma questa sera alle 21.00 al Teatro Francigena di Capranica. “Marcinelle, storia di minatori”, una rappresentazione che ripercorre le vicende di quattro lavoratori che partono, lasciando casa, fidanzate, amici e famiglie, per cercare un futuro migliore, un futuro diverso.

Saranno 262 i morti del disastro di Marcinelle, 8 agosto 1956, di cui 136 immigrati italiani. “Quella delle miniere è la terza guerra mondiale per l’Italia – racconta il regista – e a Marcinelle muore tutta la nostra penisola: ci sono meridionali, tantissimi abruzzesi, ma anche lombardi, veneti e marchigiani”.

Uno spettacolo teatrale che racconta senza retorica una pagina dimenticata del nostro passato. E lo fa grazie al grande lavoro di ricostruzione linguistica e storica di Ariele Vincenti, lo stesso lavoro, minuzioso e accurato, che negli anni ha portato alla realizzazione di spettacoli come “Marocchinate”, “La tovaglia di Trilussa”, “Ago – Capitano silenzioso”.
Una storia che, tra il suono del martello pneumatico e dello scalpello, tra i nitriti dei cavalli e il cigolio dei carrelli carichi di carbone, trasporta lo spettatore in un’epoca lontana, dimenticata, che viene descritta da Ariele Vincenti anche attraverso i momenti di tempo libero dei minatori: quando erano al telefono con la famiglia, quando si ritrovavano intorno a un tavolo per giocare a carte, quando andarono a Liegi per assistere alla vittoria di Fausto Coppi e scoprirono che nei bar era vietato l’ingresso “agli italiani e ai cani”.






