Marzo 16, 2026

“Marcinelle, storia di minatori”: in scena il nuovo spettacolo di Ariele Vincenti

dí Lamberto Rinaldi

La storia di un inganno, di una promessa mancata, di un’ingiustizia. La storia di una tragedia, quella di Marcinelle. Di questo parla il nuovo spettacolo scritto e diretto da Ariele Vincenti, in programma questa sera alle 21.00 al Teatro Francigena di Capranica. “Marcinelle, storia di minatori”, una rappresentazione che ripercorre le vicende di quattro lavoratori che partono, lasciando casa, fidanzate, amici e famiglie, per cercare un futuro migliore, un futuro diverso.

“Era una storia che avevo in mente da tempo – racconta Ariele Vincenti ai nostri microfoni – ed è la storia di un grande inganno: a partire dal viaggio, che doveva essere di 23 ore e invece sarà di 5 giorni, passando per gli alloggi, ricavati all’interno di ex campi di concentramento dei tedeschi, per finire alle disumane condizioni di lavoro”.

Saranno 262 i morti del disastro di Marcinelle, 8 agosto 1956, di cui 136 immigrati italiani. “Quella delle miniere è la terza guerra mondiale per l’Italia – racconta il regista – e a Marcinelle muore tutta la nostra penisola: ci sono meridionali, tantissimi abruzzesi, ma anche lombardi, veneti e marchigiani”.

Uno spettacolo teatrale che racconta senza retorica una pagina dimenticata del nostro passato. E lo fa grazie al grande lavoro di ricostruzione linguistica e storica di Ariele Vincenti, lo stesso lavoro, minuzioso e accurato, che negli anni ha portato alla realizzazione di spettacoli come “Marocchinate”, “La tovaglia di Trilussa”, “Ago – Capitano silenzioso”.E adesso un nuovo capitolo, una nuova storia, prodotta da Alt Academy e Teatro Stabile d’Abruzzo, con Francesco Cassibba, Sarah Nicolucci, Giacomo Rasetti, Vincenzo Tosetto, le musiche di Tiziano Gialloreto, le luci di Stefano Pierucci, i costumi di Agostina Imperi e le scene di Alessandro Chiti, che si costruiscono durante lo spettacolo.

Una storia che, tra il suono del martello pneumatico e dello scalpello, tra i nitriti dei cavalli e il cigolio dei carrelli carichi di carbone, trasporta lo spettatore in un’epoca lontana, dimenticata, che viene descritta da Ariele Vincenti anche attraverso i momenti di tempo libero dei minatori: quando erano al telefono con la famiglia, quando si ritrovavano intorno a un tavolo per giocare a carte, quando andarono a Liegi per assistere alla vittoria di Fausto Coppi e scoprirono che nei bar era vietato l’ingresso “agli italiani e ai cani”.

“E abbiamo dimenticato questa parte della nostro passato – conclude il regista – ed è per questo che stiamo portando lo spettacolo anche nelle scuole. Dopo Capranica saremo a Priverno, poi a Roma, in Abruzzo. Cercheremo di portare ovunque questa storia”. Perché è anche così che si costruisce la memoria: attraverso la cultura, attraverso l’arte, attraverso il teatro. Un teatro che emoziona, che interroga. E che fa riscoprire pagine dimenticate del nostro passato.

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