In questo report, articolato su di un dialogo a più voci, abbiamo avuto il piacere di immergerci nell’atmosfera carica di energia dell’Istituto Margherita Hack a Morlupo, che del programma Erasmus+ ha saputo cogliere le importanti prospettive per i progetti di vita degli studenti. Parlare di scuola in termini di eccellenze è una grande opportunità. Per chi legge rappresenta la scoperta, ma anche la conferma, che la buona scuola c’è e la fanno le persone. Per chi se ne rende protagonista è come guardarsi allo specchio e potersi dire “Sì, ce la stiamo facendo”.

L’Istituto Margherita Hack.

Il nostro istituto, ci spiega la Prof.ssa Rosaria Corica coordinatrice dei progetti Erasmus+, è l’unica scuola secondaria superiore di riferimento del 31° distretto, nella parte nord di Roma tra la valle del Tevere e la valle del Treja, che raccoglie molti comuni della provincia. L’istituto comprende indirizzi di studio diversi che condividono obiettivi educativi generali, ma con differenti obiettivi specifici: Liceo scientifico, Linguistico e delle Scienze Umane, Istituto Tecnico CAT (Costruzioni Ambiente e Territorio), e AFM (Amministrazione, Finanza e Marketing),e Istituto Professionale per i servizi commerciali opzione Promozione Commerciale e Pubblicitaria.  Attualmente sono presenti più di 1.100 studenti e più di 100 insegnanti.

La nostra realtà scolastica, fortemente variegata e differenziata per utenza, si trova collocata in un’area con non molte opportunità culturali. E’ sembrata, quindi, necessaria un’apertura verso il mondo esterno che ha portato la nostra dirigenza a investire sull’ internazionalizzazione delle competenze, sia degli alunni che dello staff, con l’obiettivo di aiutare i nostri allievi a diventare cittadini attivi e consapevoli, capaci di confrontarsi con il mondo dopo la conclusione del percorso scolastico.

L’esperienza della nostra scuola con Erasmus+ si è avviata nell’anno scolastico 2018/2019 con un progetto che ci ha portati verso il mondo Erasmus con grande entusiasmo. Si sono poi aggiunti 8 altri progetti nel 2019, che ci hanno dato la possibilità di incontrare più di 40 istituzioni scolastiche di molti Stati membri dell’Unione Europea o di paesi terzi associati al programma. Questo ha permesso alla nostra scuola di uscire da un certo provincialismo e di acquisire una dimensione europea con l’obiettivo di migliorare tutte le azioni volte alla valorizzazione degli studenti.

Erasmus+ e le sue molteplici “direzioni”.

Oggi la nostra è una scuola accreditata Erasmus+. L’accreditamento è una sorta di porta di accesso privilegiata ai progetti di mobilità internazionale degli alunni e del personale scolastico per migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Grazie alla partecipazione ai progetti, gli studenti entrano in contatto con persone di culture diverse e imparano ad apprezzare e a rispettare le differenze culturali. Questa esperienza è estremamente importante in un mondo sempre più globalizzato, in cui la capacità di lavorare con persone di diverse culture è sempre più richiesta.

A noi dell’Istituto Margherita Hack piacerebbe che i nostri studenti avessero tutte le opportunità che l’istruzione può offrire, per sviluppare il loro massimo potenziale, diventare veri cittadini europei e e affrontare con successo le sfide del XXI secolo. Per far ciò è, naturalmente, necessario l’entusiasmo del personale educativo: è entusiasmante vedere alcuni insegnanti della nostra scuola lavorare con il resto d’Europa, migliorando così anche le proprie competenze.

E i ragazzi che ne pensano? In questo dialogo a più voci, come dicevamo, abbiamo intervistato anche tre studenti fra quelli attualmente coinvolti nelle mobilità di lungo termine: Filippo Patrignani, Lilla Baumann e Lucrezia Provenzano.

Di certo da questa esperienza posso solo guadagnarci, ci racconta Filippo. Ciò che posso dire è che, senza dubbio, sto vivendo una realtà diversa e sto relazionandomi con persone e stili di vita differenti. Penso che tutto ciò possa rientrare all’interno del discorso del bagaglio culturale di cui sarò provvisto al termine di quest’esperienza. Sono molto contento di come tutti i ragazzi del Paese in cui sono ospite si stanno relazionando con me, sono lieto del fatto che la famiglia ospitante mi stia facendo sentire come se fossi a casa, sono soddisfatto poiché mi sto trovando bene in questa realtà, totalmente differente dalla mia. Il fatto che una buona parte degli studenti della scuola in cui sto seguendo le lezioni stia tentando di coinvolgermi in qualsiasi cosa loro facciano, nonostante sia sconosciuto ai loro occhi, mi fa riflettere e non poco. Molto probabilmente quando tornerò farò tesoro del loro comportamento e, di certo, proverò a pormi verso il prossimo come loro lo stanno facendo con me.

Mi piacerebbe che i miei amici sapessero che la capitale, Budapest, è una città molto più vivibile rispetto alla nostra capitale. Budapest è una città molto meno trafficata, molto meno affollata, più compressa rispetto a Roma e decisamente molto più organizzata sotto il punto di vista dei trasporti pubblici.  Penso che la cosa più importante che loro debbano sapere è che quest’esperienza ti dà una grande mano ad avvicinarti al mondo degli adulti, perché riesci a raggiungere un livello tale di autonomia e di autosufficienza da poterti permettere di vivere attivamente in una città apparentemente sconosciuta. Ritengo, pertanto, che quest’esperienza sia una vera e propria preparazione per il futuro. Ai miei amici voglio dire, infine, che la situazione che sto vivendo ti segna molto e che, quindi, al mio ritorno, troveranno una persona differente da quella che conoscevano.

Lilla Baumann ci ha scritto la sua testimonianza di studentessa ospite a Morlupo per tre mesi e ritroviamo nelle sue parole lo stesso entusiasmo delle professoresse Rosaria Corica e Cristina Portoghese, tutor dell’allieva, che ci hanno guidato alla scoperta di questa preziosa realtà. Abbiamo lasciato l’intervento di Lilla nella sua versione integrale che comunica pienamente la spontanea bellezza del processo di apprendimento in corso.

Quando sono arrivata, ci dice Lilla, non ho saputo niente. Mentre ascoltavo le persone parlare, ho pensato non sarò mai capace di capire o parlare questa lingua. Per fortuna, non era vero. Studiare una lingua è difficile, ma se ci stanno persone chi sempre parlano con te (anche se tu non capisci niente) questo è un grande aiuto. Perché migliori con il tempo, non fa niente se questa cosa è una parolaccia o un dialetto. Questa scuola molto diverso dalla scuola ungherese, ma gli studenti e gli insegnanti sono carini. L’apertura e l’immediatezza, ho piaciuto tanto, con loro potrei parlare anche se parlavo come un bambino di 5 anni, ma sentivo di essere un po’ italiano.

Lucrezia Provenzano è la terza studentessa che abbiamo intervistato, anche lei impegnata in una mobilità di lungo termine.

L’anno scorso – ecco le parole di Lucrezia – avevo avuto la possibilità di partecipare ad un Erasmus di breve durata; perciò, quest’anno ho deciso di iscrivermi al bando per le mobilità Erasmus di lunga durata e con grande piacere sono stata selezionata. Questo è dovuto al mio impegno a scuola, ma anche nelle attività extracurricolari che ho seguito l’anno scorso. Avere conseguito il B1 e il B2 della certificazione Delf e il B1 dell’esame Trinity – adesso sto frequentando i corsi del Trinity B2 –  è stato uno dei fattori importanti per la partecipazione a questa mobilità. Senza la mia dedizione non avrei avuto l’opportunità di vivere questa esperienza. Dover lasciare la mia quotidianità, non poter vedere la mia famiglia e i miei amici per due mesi mi intimoriva un po’ all’inizio, però mi sono ricreduta perché queste settimane sono state straordinarie. Durante la mia permanenza ho vissuto un mese in una famiglia e ora sto vivendo con un’altra. Ho avuto la fortuna di essere stata ospite di persone che sono riuscite e stanno riuscendo a farmi sentire come se fossi a casa. Mi sono sentita ben accolta sin dal primo giorno e questo non riguarda solamente le famiglie ospitanti ma anche gli studenti, i professori e la mia tutor.  In questo periodo ho trascorso tutti i giorni facendo delle esperienze diverse. Ho avuto la possibilità di conoscere una realtà differente rispetto a quella della parte occidentale dell’Europa. Quando ritornerò in Italia porterò con me non solo ricordi indimenticabili di tutti i luoghi che ho potuto visitare e delle persone che ho potuto conoscere, ma anche la conoscenza di una cultura nuova, quella ungherese.

 

A Morlupo – prosegue Lucrezia – frequento il Liceo Linguistico in una scuola pubblica, in Ungheria sto frequentando un Politecnico privato. Ci sono molte differenze tra la mia scuola e quella in cui mi trovo adesso. Il primo giorno di scuola sono rimasta sbalordita dalla manutenzione del plesso e dalla loro organizzazione e inoltre anche da tutte le pause che hanno tra una lezione e l’altra. Ogni lezione dura 45 minuti e ognuno ha 15 minuti per cambiare classe, mangiare, andare al bagno ecc. e in aggiunta hanno due pause pranzo della durata di 30 minuti. La durata delle lezioni è un aspetto che rivedrei nel sistema scolastico italiano. Per quanto riguarda lo studio delle materie, hanno un metodo diverso rispetto al nostro. Non vengono assegnati molti compiti per casa perché la maggior parte sono fatti in classe. Questo influisce molto sulla salute mentale degli alunni. In Italia ci sono molti più studenti che hanno problemi dovuti alla scuola, qui invece non hanno timore per una verifica in classe, anche perché vengono fatte solo verifiche scritte, ed è inusuale fare interrogazione orali. Visto che hanno molto tempo libero durante il pomeriggio e nei weekend, la maggior parte degli studenti ha un lavoro, oppure fa uno sport a livello agonistico o fa altre attività. Un elemento che mi ha particolarmente incuriosito è che ogni alunno, per alcune materie come ad esempio l’inglese, può decidere di fare l’esame finale prima dell’ultimo anno. Un fatto che ho trovato insolito invece è che gli studenti chiamano i professori per nome. Inoltre gli alunni possono utilizzare tablet e computer e hanno gli armadietti a scuola. Vorrei che gli strumenti elettronici fossero utilizzati anche nella mia scuola, ma molti professori li considerano strumenti di distrazione; al contrario se usati nel modo corretto possono aiutare molto. Nonostante ci siano tutte queste differenze, penso che questa scuola sia veramente più avanti rispetto alla maggior parte delle scuole Italiane.

Dovendo trascorrere due mesi in Ungheria, da questa esperienza mi aspetto molte cose. Prima di tutto la conoscenza della cultura ungherese, ma anche della lingua. Mi ha sempre affascinato la storia e mi incuriosisce la possibilità di imparare nuove nozioni in un Paese che, per molti anni purtroppo, ha vissuto sotto l’influenza sovietica. Infatti questa esperienza è in grado di aprirmi la mente e inoltre di farmi scoprire nuovi modi di pensare. In aggiunta, un aspetto molto importante è che acquisirò una maggiore indipendenza. Questa è la prima volta che passo due mesi da sola in un paese straniero, per questo sono diventata indipendente non potendo contare sull’aiuto dei miei genitori o degli amici, dato che non sono presenti qui con me fisicamente. Prendo i mezzi da sola, vado a fare la spesa, devo organizzare la mia giornata in base agli impegni e soprattutto vivo con delle persone che non conoscevo; tutto ciò contribuirà a farmi diventare più matura. Un ultimo aspetto è quello di fare nuove amicizie e divertirmi. Fortunatamente sto conoscendo molte persone e ogni giorno faccio delle nuove attività con i miei nuovi amici. L’Erasmus è un’esperienza da non perdere, che porterò con me per tutta la vita.

Erasmus+ non solo per l’Università!

L’esperienza Erasmus, ci dice infine la Prof.ssa Corica, ha cambiato profondamente la vita degli studenti che hanno partecipato agli scambi. Prima di partire molti di loro erano timidi e poco sicuri di sé, ma al loro ritorno si sono trasformati in individui più socievoli, aperti e consapevoli del mondo che li circonda. Hanno imparato a comunicare in una lingua straniera in modo più disinvolto, ad adattarsi a nuove situazioni e a risolvere problemi in modo autonomo. Inoltre, hanno sviluppato una maggiore consapevolezza dell’importanza della diversità culturale e dell’interazione tra le diverse culture, abbattendo quei pregiudizi che possono minare la corretta comprensione degli altri.

L’Istituto, guidato con tenacia dal DS Prof. Gianfranco Cherubini, non si occupa solo mobilità di lungo termine ma anche di quelle di gruppo, 5/6 alunni per 10 giorni. Quest’anno a Malta, in Grecia, in Portogallo, in Romania e il 4 maggio un gruppo andrà in Ungheria.

 

 

 

 

 

 

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