Differentemente da ciò che potrebbe venire in mente quando si parla di riciclaggio non è la plastica ad incidere maggiormente sul totale, bensì il materiale organico.

 

In uno degli articoli precedentemente pubblicati in questa rubrica si è parlato di riciclaggio. Nello specifico è stato visto come l’Italia riesca a recuperare quasi la metà dei rifiuti urbani prodotti sul territorio, tenendosi leggermente al di sopra della media europea. Differentemente da ciò che potrebbe venire in mente quando si parla di riciclaggio non è la plastica ad incidere maggiormente sul totale, bensì il materiale organico. Infatti, dei rifiuti destinati al riciclaggio in Italia il 39% è rappresentato dalla frazione organica, il 25% da carta e cartone, il 16% dal vetro, l’8,5 dal legno, l’8,3 da plastica e metalli e la restante parte da rifiuti tessili e RAEE. Tendenzialmente ognuna di queste categorie subisce un destino diverso, rientrando nuovamente in altri cicli produttivi.

La frazione organica prodotta sul territorio è rappresentata per quasi il 70% dai rifiuti di cucine e mense e per il restante 30% dagli scarti prodotti dalla manutenzione delle aree verdi come parchi e giardini. Differentemente dagli alti tipi di materiali riciclabili, i rifiuti organici vengono trattati esclusivamente con processi di digestione biologici che restituiscono prodotti di grande importanza come concimi di qualità e biogas.

In particolare, secondo i dati ISPRA relativi al 2019, il 49% degli scarti organici vengono avviati a compostaggio, il 46% a trattamenti integrati di digestione aerobica/anaerobica ed il restante 5% subisce un processo di trasformazione esclusivamente anaerobico. Per quanto questi nomi possano confondere, la base che c’è dietro è piuttosto semplice. Infatti, queste tre tipologie di impianti si basano sostanzialmente su due modi differenti di recuperare nutrienti ed energia dai rifiuti organici: il compostaggio (o digestione aerobica) e la digestione anaerobica.

Questi due processi portano alla formazione rispettivamente di compost (concime di alta qualità) e biogas, combustibile utilizzabile per produrre energia elettrica pulita. Quando vengono accoppiati fra di loro questi sistemi di digestione permettono la valorizzazione dei rifiuti organici, riducendo al minimo gli scarti di processo. Per via dei vantaggi del trattamento integrato di digestione aerobico/anaerobico, in Italia dal 2015 al 2019, è stato registrato un aumento di utilizzo di questa tipologia d’impianto pari all’82%. Nello stessa finestra temporale anche l’utilizzo dei soli impianti di digestione anaerobica – quindi destinati alla produzione di biogas – ha subito un incremento notevole, facendo registrare un + 49%.

Questi dati sono la conferma di come queste tecnologie biologiche innovative permettano di trasformare un prodotto di scarto in una risorsa preziosa, per il Paese ma, soprattutto, per l’ambiente.