Alla Rocca di Castelnuovo di Porto, durante le feste di Natale, è stata ospitata Asimov Robot Service, la mostra di Roberto Molinelli dedicata alla sua produzione robotica e al percorso maturato tra scenografia e cinema. Un’esposizione che ha messo in evidenza un lavoro lontano dalle consuete retoriche legate all’immaginario tecnologico.
I robot di Molinelli, infatti, non si presentano come macchine futuristiche né come dispositivi ad alta complessità tecnica. Sono piuttosto strutture solide e funzionali, costruite attraverso l’assemblaggio di materiali di recupero: componenti plastici vari e diversi dismessi. I segni della materia restano visibili, così come giunture e imperfezioni, a sottolineare un processo costruttivo che non cerca di nascondere la propria origine. Il riuso risponde a una logica pratica e formale, in cui è la materia a guidare l’esito dell’opera.
La formazione dell’artista come scenografo emerge con chiarezza. Ogni robot è concepito come una presenza autonoma nello spazio, dotata di proporzioni equilibrate e di una immediata leggibilità visiva, percepibile sin dal nome di ciascun oggetto. L’attenzione alla stabilità, ai volumi e al rapporto con l’ambiente rimanda a un metodo di lavoro tipico del cinema e del teatro, dove l’oggetto deve funzionare prima di tutto sul piano visivo.
Le opere si collocano così in una dimensione che può essere definita di robotica da strada: non figure spettacolari o minacciose, ma presenze essenziali, potenzialmente integrabili in un contesto urbano quotidiano. Come scriveva Isaac Asimov, il vero interesse dei robot non risiede nella loro perfezione, ma nel modo in cui riflettono il mondo che li ha prodotti. Una prospettiva che sembra attraversare anche il lavoro di Molinelli, dove la robotica non allude a un futuro astratto, ma restituisce una tecnologia adattata, concreta, costruita con ciò che è disponibile.
Il riferimento ad Asimov resta comunque sullo sfondo, come cornice culturale più che come citazione narrativa diretta.
Roberto Molinelli evita ogni tentazione spettacolare e affida il senso del lavoro alla solidità delle forme e alla qualità della costruzione. Ne risulta una mostra misurata e leggibile, che sceglie la concretezza al posto dell’enfasi e restituisce all’idea di “robotica” classicamente intesa una dimensione più vicina all’esperienza reale che alla fantasia tecnologica.
Visitare “Asimov Robot Service” è stato come fare un breve viaggio in un mondo in cui i robot non minacciano il futuro, ma popolano con discreta eleganza il nostro presente: un’esperienza che lascia il gusto della meraviglia e la soddisfazione di aver incontrato qualcosa di davvero originale.
Complimenti a Molinelli e mille ancora nuovi robot, tra materiali e fantasia.
Tra materia e fantasia: i robot “da strada” di Molinelli

Popolari
All
- All
- Ambiente
- Appuntamenti
- Appuntamenti
- archeologia
- arte
- Arte
- Arte
- Arte
- Associazioni
- associazioni
- attualità
- Australian Open
- Benessere
- Cinema
- Città
- cobolli
- Cronaca
- Cronaca
- Cronaca
- Cultura
- Curiosità
- curiosità
- dai Comuni
- Dal Mondo
- Danza
- Diritto&Diritti
- Disagio e periferie
- Donne
- Elezioni
- enogastronomia
- Eventi
- Eventi
- Eventi
- Eventi
- Eventi
- Fashion style
- Finanza in tasca
- Flavio Cobolli
- Fotografia
- In città
- Incontrosuoni
- Iniziative
- Itaca
- Italia
- Italia
- La via dei canti
- Lavoro
- le storie
- Leggi
- Letteratura
- Letteratura
- letteratura
- Lingua
- Lingua italiana
- Moda
- Monterotondo
- Musica
- Nazzano
- Parchi
- Parola di donna
- Pedagogia
- Periferie e disagio
- Poesia
- Politica
- prevenzione
- profumo di libri
- referendum
- Rifiuti
- roma
- Roma nord
- Roma nord
- Roma nord
- rubrica
- Rubriche
- salute
- salute mentale
- sanita
- Sant'Oreste
- Scienza
- Scripta manent
- scuola
- Sindaci
- sociale
- sport
- Sport
- Sport
- Storia
- Teatro
- Tennis
- Territori
- Tutela territorio
- TV



