di Luca Benigni

La Madonna dell’Annunciazione, dopo secoli in seconda fila, dal crepuscolo di venerdì e fino alla notte di Natale brillerà da sola nel cuore della chiesa parrocchiale di Capena. Venerdi sera il parroco del paese chiuderà i due battenti laterali del Trittico – dipinto del ‘400 su tavola firmato ad Antonio da Viterbo – per lasciare la scena all’immagine della Madonna celata ai fedeli da tempo immemore. La raffigurazione infatti, è stata dipinta sul retro delle due ante che fiancheggiano il S. Salvatore   dal pittore che fu attivo durante il XV secolo nelle estese terre della Basilica di S. Paolo fuori le Mura con opere  realizzate oltre che nelle chiese dell’Urbe, anche a Tivoli e Palombara Sabina.

Da secoli a Ferragosto, in occasione della festa dell’Assunta, quel trittico viene portato in processione nelle vie del paese e poi rimesso al suo posto con le due ante aperte. La madonna – dipinta probabilmente da mani diverse da quelle dell’artista viterbese, secondo il parere del critico Federico Zeri – resta rivolta al muro. A dare spazio e luce a questa parte nascosta del Trittico, icona preziosa che conserva nella sua interezza fede e identità di una comunità, è stato il nuovo parroco Don Giampiero Paolocci; in accordo con la Soprintendenza, ha proposto di chiudere le ante laterali  affinché l’attenzione sia concentrata solo sulla splendida e misteriosa Annunciazione. La chiusura avverrà durante la messa vespertina di venerdì dedicata all’Immacolata Concezione, con una cerimonia solenne celebrata dal sacerdote stesso. La liturgia cattolica vuole infatti che il Vangelo
dell’Annunciazione, che ricorre il 25 marzo, venga  ripresentato anche in occasione della Immacolata Concezione, dogma molto più recente poiché sancito nel 1854 da Pio IX.

L’iniziativa è destinata a  ripetersi  ogni anno per concludersi durante la celebrazione della

Santa Messa di Natale, quando il parroco  muoverà dall’altare sacerdotale verso la cappella laterale che custodisce l’opera per riaprire nuovamente le due ante e  annunciare la nascita del Salvatore. E’ l’alba di un nuovo rito. E non è accadimento banale perche il rito chiede certo fede, ma anche visione e fiducia nel futuro e dunque non riguarda solo i credenti, m

a tutti.  Un fatto così genera emozione, sorpresa e incanto, é meravigliosamente controcorrente, suggella la determinazione della comunità a difendere la sua identità, ad arginare il deserto che assedia strade e case. La riproposizione del sacro per ritrovare la via dell’umanità e quella  dell’incontro: questa è la “Stella cometa” con la quale i capenati accolgono pellegrini, fedeli e laici.

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