Andrea Lo Cicero è un ex rugbista e allenatore, ha militato nella nazionale italiana rugby con ben 103 presenze. Oggi è un noto conduttore televisivo.

Grande campione italiano di rugby. Come descrive questa disciplina sportiva?

Il rugby è uno sport che evidenzia tutti i comportamenti della vita. È uno sport di “contatto” che mette alla prova giorno per giorno, ci si allena e si ha un confronto con i compagni di squadra, con gli avversari, con le regole. Le regole di “buon comportamento” sono fondamentali, se ricevi una scorrettezza non devi rispondere allo stesso modo, solo se si rispettano le regole si può andare avanti. Il rugby mi ha regalato tutto quello che ho oggi.
Il modello educativo del rugby è consigliato da psicoterapeuti e psichiatri. Tutti i valori sani della vita sono insiti nella pratica di questo sport sia in campo che fuori tra le tifoserie. Una caratteristica fra tutte è che il rugby ti responsabilizza.

Come atleta ha rappresentato l’Italia nel mondo. Cosa si prova?

Devo essere grato ad uno sport che mi ha dato la possibilità di trasformare una passione in una professione. Con lo scudetto al petto ho avuto l’opportunità di rappresentare l’Italia come cittadino in tutto quello che è il nostro Paese, la bellezza, il cibo, la gente, il rispetto che l’Italia merita, questo è il privilegio che porti in giro.

Ha avuto molti infortuni?

Sì, ne ho avuti tanti più o meno gravi. Come in tutti gli sport di un certo livello ci sono rischi d’infortunio alti, perché siamo atleti che vengono portati all’estremo della sopportazione sia nell’allenamento che nelle partite. Le rotture molte volte possono avvenire per troppo carico di gioco o di allenamento non necessariamente a causa della partita o dell’avversario.

Lei ha fatto numerosi viaggi in Africa come testimonial per i bambini negli orfanotrofi…

Sin da piccolo sono stato un volontario della Croce Rossa. Mi sono preoccupato di mettere a disposizione il mio tempo per sostenere gli altri, chi era meno fortunato di me. Oggi continuo a farlo da persona un po’ più conosciuta ma non cambia l’intento di essere a disposizione degli altri e cercare di creare un’integrazione sociale e non barriere. Quello che mi piacerebbe è un mondo più semplice e rispettoso nei confronti di tutti.

Attraverso il rugby ha dimostrato la sua vicinanza con la città dell’Aquila post terremoto.

Ho provato dispiacere nel vedere il cambiamento di una città come l’Aquila e una regione come l’Abruzzo che si sono svuotate. Il popolo abruzzese per trovare lavoro e strutture ha dovuto cambiare vita da un momento all’altro. Il centro dell’Aquila era vivo, pieno di giovani, io ho vissuto lì, non è facile trovarsi in una situazione sociale come quella. Persone uniche e la qualità della vita era eccellente.

Come vede il suo futuro?

Mi occupo di diritto dello sport in Italia e in Africa. Sono ambasciatore Unicef per problemi sempre legati ai minori. Continuo il mio percorso in televisione, come ho già fatto con “giardini da incubo” che è andato benissimo e molti altri programmi televisivi. Lo sport mi ha dato la vita, non necessariamente si deve iniziare e finire allo stesso modo.