Marzo 6, 2026

AUGURI ADRIANO. I 75 ANNI DI UNA LEGGENDA VIVENTE DEL TENNIS ITALIANO

Oggi Adriano Panatta compie 75 anni. Un traguardo importante per uno dei volti più iconici dello sport italiano, protagonista assoluto del boom del tennis italiano negli anni Settanta, uomo dallo stile inconfondibile dentro e fuori dal campo, voce irriverente e lucida del presente, con quella sua ironia tagliente che non ha mai chiesto permesso per dire la sua.

È impossibile parlare di Panatta senza evocare l’immagine indelebile del Foro Italico nel 1976, quando vinse gli Internazionali d’Italia sconfiggendo in finale Guillermo Vilas in quattro set, al termine di un confronto epico sulla terra rossa di Roma che durò oltre cinque ore, tenendo con il fiato sospeso tutto il pubblico presente al Foro Italico. E di quella ancora più epica del Roland Garros nello stesso anno, impresa scolpita nella memoria collettiva delle immagini in bianco e nero. La cavalcata vincente è stata incorniciata da match straordinari come il salvataggio di  due match point al primo turno poi vinto contro cecoslovacco Pavel Hutka, un momento che è diventato leggendario, l’epica battaglia contro Björn Borg nei quarti di finale, dove Panatta riuscì a sconfiggere il campione svedese, un risultato che lo rese l’unico giocatore a battere Borg sulle terre battute di Parigi, la vittoria in finale con l’americano Harold Solomon; un trionfo diventato racconto mitologico dello sport e lo rese il primo tennista italiano a realizzare l’accoppiata Roma-Parigi nello stesso anno, un traguardo che lo collocherà tra i grandi della storia del tennis. L’eleganza del rovescio a una mano, il tocco a rete, la strategia sopraffina: Panatta giocava con la testa e col cuore in un’epoca dominata dal gioco da fondo.

Negli anni Settanta, mentre l’Italia viveva uno dei suoi momenti più difficili tra terrorismo, crisi economica, instabilità politica e tensioni ideologiche,  Adriano Panatta, cresciuto sui campi del Foro Italico, talento naturale e spirito libero, conquistò il cuore degli italiani trasformando  il tennis da sport di nicchia a fenomeno di massa. Grazie ai suoi successi internazionali, milioni di italiani iniziarono ad appassionarsi, le scuole tennis esplosero, i campi si moltiplicarono, e i bambini imitavano Panatta nei gesti e nello stile, trovare un campo libero per gli appassionati era quasi impossibile e si doveva prenotare con settimane di anticipo, i suoi poster campeggiano nelle stanze degli adolescenti come nella mia, giovanissimo iscritto all FIT come tanti coetanei, anche la Parrocchia aveva il suo campo da tennis tanto per comprendere come fosse capillarmente diffuso questo sport in quegli anni e come anche il Clero avesse compreso l’importanza sociale di quella nuova forma di aggregazione giovanile.

In un’Italia divisa e cupa, Panatta riuscì a rappresentare quella leggerezza che i ragazzi sembravano cercare, proponendo  un modello diverso di campione: popolare senza essere populista, sportivo e mai retorico, elegante eppure sempre accessibile, guascone ed icona per molte donne: come racconta Bertolucci “Prima di battere si spostava i capelli con la mano e le donne impazzivano”. Il boom del tennis con Adriano divenne anche culturale impersonando  il volto positivo di un’Italia che, pur ferita, cercava disperatamente il gusto di sognare, di immaginare un futuro migliore. Bello, carismatico, talentuoso, fu l’artefice e il portabandiera degli anni d’oro del tennis italiano.

Dopo il ritiro dal tennis giocato, Panatta si è rinnovato e riadattato in diversi ruoli: direttore di tornei, organizzatore di eventi sportivi, scrittore, ma è come opinionista che ha ritrovato la ribalta che ancora oggi lo vede seguitissimo in TV e sui social. Voce originale, spesso fuori dal coro, mai banale con i sui interventi sempre acuti e pungenti. 

Politically incorrect, dice apertamente ciò che pensa su giocatori, federazioni, e nuovi trend del tennis, senza filtri né compromessi tanto da far diventare i sui interventi virali, ripresi e riproposti da tutte le piattaforme social.

Non solo un atleta ma un personaggio, Panatta era un  interprete originale del tennis e della vita. Indimenticabile il suo look quando scendeva in campo: camicie dai colletti larghi, fascino da star del cinema.  La sua passione per il tennis non è mai stata solo agonistica, ma anche culturale ed estetica. Non solo ha lasciato un segno indelebile nella storia del tennis italiano, ma ancora oggi ne rappresenta una voce autorevole e un commentatore prezioso, un punto di riferimento per chi ha vissuto la sua epoca e una bussola per i più giovani e i nuovi appassionati di tennis che possono scoprire  un personaggio straordinario.

L’amicizia con Paolo Bertolucci

Un capitolo a parte merita la sua amicizia con Paolo Bertolucci, compagno di squadra, partner in doppio, amico fraterno da sempre. Il loro sodalizio  è una delle storie più belle dello sport italiano. I due hanno condiviso vittorie, sconfitte e innumerevoli avventure fuori dal campo. un’intesa che dura ancora tutt’oggi e di cui sono testimonianza i botta e risposta via social che i due si sono scambiati proprio in occasione del compleanno di Adriano, a conferma della complicità che li lega.

Innumerevoli sono gli aneddoti che raccontano questi due “gemelli diversi” uniti fin da ragazzini formando un duo irresistibile, tanto da far affermare a Paolo Bertolucci: “A 13 anni eravamo già assieme… Ho dormito più volte in camera con lui che con mia moglie… se dovessi pensare a un fratello per me è Adriano”.

Memorabili le gaffe e le trovate ironiche, come quella volta in cui Paolo dimenticò le racchette prima di un match importante e Adriano lo prese in giro per settimane. O quando, in trasferta, fecero finta di essere giornalisti per ottenere un tavolo in un ristorante al completo. 

Adriano regalò un cavallo a Paolo per il suo primo matrimonio, il risultato è diventato leggendario: “Se l’è magnato… mi cagò davanti a casa: mi costava 500 mila lire al mese in un maneggio… Ti ho odiato ferocemente” .
Sempre in tema di animali, Bertolucci portò con se un gatto a Londra: “Quando uscivamo al ristorante con le mogli, veniva con noi. Paolo gli ordinava la sogliola alla mugnaia, che al gatto manco gli piaceva… È vero. Mi ha disfatto tutti i divani”.
 E ancora, durante una trasferta negli Stati Uniti litigarono furiosamente, e per tre giorni la stanza rimase in silenzio. Poi Panatta mise fine al gelo con una minaccia… affettuosa: “O mi parli o quant’è vero Iddio, ti strangolo”.

Un docufilm tv li ha visti protagonisti ricordando altri momenti divertenti come quando Panatta chiede a Bertolucci: cosa faceva in Spagna “quando io stavo a fa’ a cazzotti con una tribuna intera? Non è venuto a aiutarmi, stava in tribuna e accudiva le nostre signore” e Paolo risponde:“Sinceramente ero anche contento, finalmente qualcuno che lo menava” .

L’ultima è quella di oggi. Bertolucci pubblica un’immagine creata con l’intelligenza artificiale, copertina di questo articolo, che raffigura Panatta impegnato in un brindisi con alcune fan attempate con la scritta: “Festeggia con alcune delle ex”.

Piccola vendetta per il post di Adriano, tre anni or sono,  in occasione del settantesimo compleanno dell’amico:  “Volevo ricordare a tutti che il 3 agosto è il compleanno di Paolo Bertolucci. Vorrei fargli un regalo e sono indeciso tra: maxi confezione di pannoloni, apparecchio Amplifon, 10 scatole di Prostamol, salvavita Beghelli. Si accettano consigli”. La replica ironica di Paolo non si fece attendere: “Caro Adriano, il tentativo di riciclare i regali ricevuti per il proprio compleanno è un gesto misero, squallido e sordido”.

Buon compleanno, Adriano. E grazie, l’Italia ti guarda con gli occhi di chi ama davvero il tennis.

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