Recentemente la Soprintendenza Archeologica Belle Arti – paesaggio Etruria Meridionale ha voluto ricordare il Bunker Soratte, estremamente noto nel nostro territorio, come luogo simbolo per ricordare l’ultimo conflitto mondiale, specialmente in un momento come quello che stiamo vivendo attualmente. Si legge a questo proposito un post sulla pagina Facebook della Soprintendenza:

IL BUNKER DEL SORATTE A SANT’ORESTE (RM).
‘NO’ ALLA GUERRA
Un museo diffuso, per un ‘Percorso della Memoria’ “dove sono ancora ben evidenti le ferite del bombardamento dell’aviazione alleata del 1944”; e dove rievocazioni storiche, allestimenti museali all’interno e all’esterno, e filmati fanno “rivivere i momenti cruciali della II Guerra Mondiale e della Guerra Fredda”.
Così viene presentato il Bunker del Sorrette (a Sant’Oreste) sul sito ufficiale (www.bunkersoratte.it) dell’omonima Associazione, che cura la valorizzazione di quella che è “una delle più grandi opere di ingegneria militare d’Europa”, un “dedalo ipogeo di ben 4 km”.
Una fonte di memoria tangibile, una ferita indelebile ancora aperta e ancora attuale purtroppo.
Il luogo racconta un pezzo rilevante della storia del nostro Paese. Dal ’37 al ’43 – formalmente adibito a fabbrica di armi della Breda (le cosiddette “officine protette del Duce”) – servì da rifugio anti-aereo all’Esercito italiano. Nel ’43-’44 fu quartier generale delle truppe naziste guidate dal Feldmaresciallo Albert Kesserling, fino a diventare, durante la Guerra Fredda, fra il ’67 e il ’72, rifugio antiatomico per il capo dello Stato e il governo. Il bene, denominato “Zona militare II^ guerra mondiale”, testimonianza materiale del nostro passato recente, è un monumento nel senso letterale del termine (monumentum = ricordo), perché ci ricorda cosa è accaduto e cosa non deve più accadere. Sarà portatore di un messaggio di valore e di pace. Tanto più dopo il trasferimento a titolo gratuito, avvenuto il 13/09/2021, dal Demanio dello Stato al patrimonio del Comune di Sant’Oreste; ai sensi della legge n. 42 del 5 maggio 2009 e del decreto legislativo del 28 maggio 2010, n. 85 e ss.mm.ii. sul ‘federalismo culturale’.
Da allora, e già da ben prima di quella data, il Comune è impegnato in un’encomiabile attività di valorizzazione attraverso l’associazione detentrice. Con il contributo della soprintendenza e del Ministero, per quanto di competenza. – 
Non si tratta però dell’unico bunker presente nel nostro territorio o nei territori limitrofi. A Roma possiamo citare ben due luoghi simili al noto Soratte. Il primo è il bunker di Villa Torlonia, attualmente aperto al pubblico per visite guidate. Ha una struttura cilindrica e fu scavato ad una profondità di sei metri sottoterra. La forma complessiva ricorda quella di una croce, in cui si intersecano le gallerie protette da una struttura in cemento armato spessa quattro metri. Fu pensato da Mussolini per proteggersi dagli attacchi aerei degli alleati e la sua costruzione risale alla fine del 1942 ma si tratta di una “opera incompiuta”: Mussolini fu arrestato l’anno successivo e non riuscì a portare a termine i lavori di rifinitura. A mancare all’appello erano dettagli niente affatto secondari, come il sistema di areazione e le porte blindate. Ciò che rese più difficoltoso il lavoro di costruzione fu il terreno, la cui consistenza permetteva di costruire delle fondamenta solo a grandi profondità.
Un altro sito interessante e forse poco conosciuto è il bunker dei Savoia a Villa Ada. Anche questo fu realizzato tra il 1942 e il 1943, e ha la particolarità di poter accogliere al suo interno anche delle autovetture. Si tratta di un luogo curioso dalla struttura circolare, provvisto di stanze e porte antigas con sistemi di areazione naturale che potevano funzionare anche in assenza di corrente elettrica.
Sebbene questi bunker facciano ormai parte del patrimonio culturale dell’intero territorio italiano, l’auspicio è quello di non doverne costruire di altri. Al contrario, che questi possano essere luoghi di memoria per ricordare un passato ( purtroppo sempre più simile al nostro presente ) da non ripetere.