Beatrice Cenci può essere considerata un vittima ante litteram di femminicidio. Fu protagonista di una storia di violenza, mistero e morte consumata nell’oscurantismo della Roma rinascimentale. Considerata un’eroina per il suo carattere, per la forza e la dignità con la quale si trovò a dover affrontare un padre padrone violento.
Beatrice nasce nel 1577 da Francesco ed Ersilia Santacroce famiglia nobile e ricca grazie al padre che aveva ricoperto il ruolo di tesoriere della Camera apostolica.

Francesco il padre di Beatrice, era un uomo violento, avido e sregolato oltre a Beatrice aveva avuto molti figli sia dal primo matrimonio che dalla seconda moglie. Tutti subivano la sua tirannia tanto che Antonina la sorella più grande fu costretta a scrivere al Papa Clemente VIII supplicandolo di farla entrare in convento o di di darla in sposa è così accadde. Per Beatrice questa possibilità non ci fu perché il padre per paura di dover sborsare altro denaro per la sua dote la chiuse insieme alla seconda moglie Lucrezia Petroni nella rocca di Petrella Salto, un piccolo paese tra Rieti e Avezzano, a due giorni di viaggio da Roma, nel territorio del Regno di Napoli. Francesco Cenci subì un processo anche per violenza nei confronti di giovane ragazzo, grazie al suo denaro riuscì a corrompere i giudici e presto fu scarcerato, ma aumentava la sua violenza e la sua furia a discapito della famiglia. Esasperata e disgustata dalla follia del padre, Beatrice cominciò a pensare ad un modo per eliminarlo.

Con la complicità della matrigna, di due servitori e dei fratelli Giacomo e Bernardo tramarono l’uccisione del padre che risultò più complessa del previsto. Il delitto fu macabro, Francesco stordito dapprima con l’oppio e poi venne ucciso a martellate. Inscenarono in modo poco credibile un incidente dal balcone di Rocca Petrella Salto. Ma la farsa non convinse nessuno per un anno proseguirono le indagini e il processo in tribunale, si trattò di uno dei più discussi eventi a Roma con gli avvocati più celebri della città Prospero Farinacci e Pianca Coronato de’ Coronati. I Cenci e i due servitori furono tutti arrestati e sottoposti a torture. Il Papà non volle concedere l’indulgenza, in quegli anni troppa violenza si consumava a Roma e questa condanna doveva essere un monito per tutti.

Tranne Beatrice tutti confessarono fin quando anche lei torturata con le corde e cedette. Giacomo, Lucrezia e Beatrice vennero condannati a morte, Bernardo, per la sua giovane età fu condannato alla galera. Questa vicenda colpì molto l’opinione pubblica, il popolo si schierò a favore dei Cenci soprattutto di Beatrice. Ad un anno dall’omicidio l’11 settembre del 1599 a soli 22 anni Beatrice fu condotta su di un carretto attraversando il Ponte degli Angeli nel piazzale antistante Castel Sant’Angelo dove l’aspettava il boia. Nella piazza e sul ponte si era ammassata un’enorme quantità di gente, il popolo era accalcato per assistere all’esecuzione tanto discussa e ingiusta di Beatrice.

Tra la folla era presente come spettatore anche Caravaggio, si dice che rimase talmente turbato dalla storia di Beatrice che trasse ispirazione per il famoso quadro Giuditta e Oloferne.
Beatrice non ebbe pace neanche dopo la morte, venne ordinato che fosse sepolta sotto una lapide senza nome davanti all’altare maggiore di San Pietro in Montorio, nel 1798 i soldati francesi durante l’occupazione profanarono la sua tomba rubando il vassoio d’argento sul quale era posta la sua testa.

La leggenda narra che ogni anno la notte dell’11 settembre è possibile incontrare il fantasma decapitato di Beatrice Cenci camminare davanti Castel Sant’Angelo con la propria testa in mano. Molte persone si recano la notte dell’11 settembre a Castel Sant’Angelo per poter vivere atmosfere particolari e sperare di vedere materializzarsi lo spettro.