In occasione della scomparsa di don Antonio Giacomini, storico parroco di Faleria, originario di Sant’Oreste, ripubblichiamo un suo articolo scritto per il giornale “Soratte Nostro” in occasione della visita di Papa Paolo VI ai cantieri della Direttissima Roma-Firenze, a Sant’Oreste, la notte di Natale del 1972.
IL PAPA IN GALLERIA
Solo all’ultimo momento ero riuscito ad ottenere il permesso di entrare in galleria per assistere all’incontro del Papa con i minatori. Dopo la messa di natale (anticipato nella nostra chiesa alle ore 18) e un boccone mangiato in fretta, alle ore 20 mi trovavo all’ingresso della galleria insieme agli operai. Ci venne consegnato un giaccone azzurro e il casco d’obbligo: mi sembrò in quel momento di ricevere un’investitura speciale, anche se le mie mani erano ben diverse da quelle dure e incallite dei minatori che mi circondavano. Una corriera ci trasportò fino al terzo chilometro della galleria dove tutto era già preparato per l’incontro con il Papa. Mi posi dietro ai minatori, i protagonisti, considerando per me un privilegio già grande lo stare in quel luogo. E invece fui invitato a sistemarmi proprio davanti alla pedana preparata per il Papa.
In fondo alla galleria, accanto al jumbo, la macchina scavatrice simile a un polipo a quattro bracci metallici, solitamente fragorosa e assordante in un silenzio quasi timoroso era stato preparato il caratteristico presepio, una semplice composizione di pietra dai colori naturali rossiccio, seppia e ocra con le figure essenziali della natività (Madonna e Bambino, San Giuseppe, asino e bue). In alto un grande tubo della stessa lunghezza della galleria per succhiare l’aria dall’esterno e ossigenare così tutto l’ambiente. Manca più di un’ora all’arrivo del Pontefice e passo il tempo discorrendo con i minatori che spiegano da esperti le varie fasi del loro lavoro. Si fa avanti un giovanotto che si aiuta con una stampella; viene abbracciato simpaticamente ed accolto con solidarietà ed emozione dai minatori: è uno di loro, Gambucci Pietro, 28 anni, pochi giorni prima era finito sotto l’autobetoniera e aveva dovuto subire l’amputazione di una gamba. Alle 22 comincia l’agitazione, ci si volta indietro, si scruta la galleria, il Papa dovrebbe arrivare. Invece in quel momento il Pontefice stava scoprendo la lapide commemorativa dell’avvenimento: “PER RICORDARE LA NOTTE DI NATALE 1972, CELEBRATA DA PAOLO VI FRA I MINATORI CHE HANNO COSTRUITO QUESTA OPERA IMPONENTE – IL CONSORZIO SACOP-MOVITER-GIROLA”.
Sono le 22,40, tutti i fari vengono accesi, la galleria è inondata di luce, si scruta e si vedono avanzare due luci, è la land rover che porta il Papa. Tutti spingono, tutti vogliono vedere la bianca figura del Pontefice che si presenta con larghi gesti di saluto! Ha in capo il casco da minatore al posto del tradizionale zucchetto. E’ un momento che gli operai desiderano vivere intensamente e scolpire nel loro cuore. Il Papa scende dalla macchina e stringe le mani dei minatori paternamente; ogni tanto si ferma per dialogare con loro: “ di dove è lei?” “di Sassari” “è sposato? Ha bambini” “ho tre figli” “da quando non li vede?” “dall’estate”… “di dove è lei? “di Rieti… di Cosenza… di Bergamo…” è tutta l’Italia rappresentata dai minatori e a tutti i lavoratori italiani il Papa intende porgere il suo augurio e la sua benedizione. Ondeggiando in mezzo alle decine di mani tese, il Papa giunge alla pedana appositamente preparata. Il mio ardente desiderio è di poter parlare con il Papa! Il Vescovo gli presenta il Parroco di Ponzano e poi… “e questo è il Parroco di Sant’Oreste”, il Papa mi stringe la mano destra e posa l’altra sulla mia spalla in atteggiamento paterno: “ ma il Parroco di Sant’Oreste non è anziano?” “Si, Santità, sta aspettando fuori, vicino all’altare, è malato!” “e tu come ti chiami?” “ Don Antonio Giacomini, sono il viceparroco!” “Bravo, vi siete fatti onore! Benedico tutti!” Avrei tanto desiderato continuare a parlare con il Papa, ma… la mia gioia è già molto intensa. Altre volte avevo avuto modo di stare vicino al Pontefice ( come lettore nel marzo del 1965 in occasione della celebrazione della messa per la prima volta in lingua italiana e in udienza privata con i miei genitori subito dopo l’ordinazione sacerdotale) ma questo incontro più semplice, più cordiale e familiare rimarrà sicuramente il mio miglior ricordo di Paolo VI.
Gli onori di casa, a nome degli operai, sono fatti dal caposquadra più anziano, Antonino Gassirà, un trapanese di 58 anni, domiciliato a Sant’Oreste, minatore da 30 anni (lavora allo scavo della 24.a galleria). Saluta il Papa con parole semplici e affettuose “… siamo qui per mantenere le nostre famiglie… il nostro lavoro è duro, respiriamo aria consumata… vi promettiamo di vivere da bravi cristiani, di essere sempre onesti e buoni… pregate per noi, noi non sappiamo pregare bene!…”
Anche il Papa è commosso, e abbraccia affettuosamente il caposquadra, emozionato come un bambino, è l’abbraccio al mondo del lavoro. Mentre tutti applaudono il vecchio minatore si rivolge confidenzialmente al Pontefice: “ a nome di tutti i minatori vi invito fino all’avanzamento” e insieme si recano nel fondo della galleria; un minatore con il martello pneumatico stacca un frammento di roccia che il Papa porterà via come una preziosa reliquia. Quindi si ferma a pregare davanti al presepio e vi depone un mazzo di rose rosse.
Tornato sulla pedana, risponde al saluto dei minatori: “ che vi dovrei dire? Bravi, forti, meravigliosi… non sono venuto per curiosità, sono venuto per rendere onore a voi, eroi del lavoro… che meritate l’ammirazione e il plauso della società… sono venuto a benedire voi e il vostro lavoro…”.
Accanto al Papa erano il Ministro dei trasporti On. Bozzi, il Direttore generale delle ferrovie dello stato ing. Bordoni e i dirigenti del cantiere. I minatori donano al Pontefice una Madonnina anch’essa di pietra, un dono molto gradito! Prima di lasciare la galleria il Santo Padre si avvicina ancora al microfono per rinnovare il suo augurio: “ se scrivete alle vostre famiglie, salutatele a nome mio. Dite loro che il Papa è venuto a trovarvi”. ED allora il simpatico Gassirà, ormai all’apice della commozione: Ingegnere! No, Santità i nostri familiari sono quasi tutti qui al cantiere con noi!”.
La cerimonia è terminata. Tutti si affollano attorno al Papa, stringendolo in un caldo abbraccio. Decine di mani si protendono per toccarlo! I volti sono inteneriti dalla commozione. Risposte a mezza bocca per il nodo alla gola alle domande del Papa.
Salito sulla Land Rover, Paolo VI si allontana accompagnato dallo sguardo dei minatori che ora cercano di affrettarsi per prendere posto davanti alla baracca, dove il Papa celebrerà la messa di mezzanotte. Nel loro animo rimane però una bianca figura, una figura celestiale, una voce stanca ma paterna e affettuosa, il ricordo di un incontro per alcuni anche personalissimo (Santo, Garzone, Fortuna Alfonso, Ennio De Vincenzi); il ricordo del Papa che è venuto nella loro galleria per rivivere la nascita di Gesù, per cercare Cristo tra chi fatica, vive nel pericolo ed è lontano da casa, per proclamare in mezzo a un gruppo di lavoratori la dignità del lavoro. Sono gli stessi lavoratori ai quali noi Santorestesi rivolgiamo il nostro GRAZIE di cuore perché hanno regalato a Sant’Oreste momenti indimenticabili con la visita di Paolo VI.
Don Antonio Giacomini





