Fiona May

Primatista italiana di salto in lungo, attrice di successo, testimonial di progetti umanitari. Fiona May è l’atleta italiana tra le più amate. L’esordio nella nazionale azzurra avviene nel 1994 durante gli Europei di Helsinki, dove ottiene la medaglia di bronzo in quella che sarà la sua specialità, il salto in lungo.

GLI ESORDI 

Nata nel 1969 a Slough, in Inghilterra, da genitori di origine giamaicana, laureatasi in Economia all’Università di Leeds, nel corso della sua carriera agonistica è stata ben due volte campionessa mondiale, conquistando l’oro nel 1995 a Göteborg e nel 2001 a Edmonton. Ha vinto per due volte la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici, nel 1996 ad Atlanta e nel 2000 a Sydney. Tuttora è detentrice del record italiano, sia outdoor che indoor.

LO SPORT NELLA VITA DI FIONA MAY 

Fiona, sei l’atleta italiana che più volte è salita sul podio ai Campionati del Mondo di atletica leggera. Cosa ha rappresentato lo sport nella tua vita?

Lo sport mi ha insegnato in un certo senso a vivere, mi ha permesso di comprendere il senso vero di molte cose: il rispetto dellaltro, chiunque esso sia, il fatto di lottare con tutta la grinta possibile e secondo le regole per conseguire lobiettivo prefissato, in gara con chi fuori dal contesto atletico può essere un amico, una persona cara. Lo sport ti insegna la disciplina, il senso del sacrificio e dellimpegno come valori solidi per raggiungere le mete che ci siamo prefissati. E ti fa capire che nessun limite è insuperabile, se si lavora strenuamente giorno dopo giorno.

LARISSA EGUAGLIA IL RECORD DI MAMMA FIONA

Fiona vive in Toscana e ha due figlie, Larissa e Anastasia, avute dal’ex marito Gianni Iachipino. La maggiore, Larissa, ha conquistato il record del mondo under 20 indoor di salto in lungo ed è già una star. Con il suo 6,91 ai campionati italiani assoluti indoor di Ancona, infatti, è entrata nella storia del salto in lungo, eguagliando il record detenuto dalla madre e qualificandosi alle prossime Olimpiadi di Tokyo.

Larissa ha incantato il mondo intero con una impresa straordinaria. Quanti sacrifici sono richiesti ad un giovane atleta per raggiungere simili traguardi, considerando anche il particolare periodo storico che stiamo vivendo?

Credo che questo tipo di impegno richieda un sacrificio molto forte, che senzaltro è reso possibile dalla grande passione che si prova nel metterlo in atto. Quando ti confronti con tutto questo negli anni in cui frequenti ancora la scuola e hai voglia di vivere la tua età con gli amici, come è giusto che sia, è importante avere chiari gli obiettivi, per non eccedere in un senso o nellaltro. A prescindere da quest’ultimo anno in cui, causa la pandemia, le relazioni sociali e le abitudini dei ragazzi si sono necessariamente modificate, non sempre è facile uscire il sabato sera quando si devono rispettare gli impegni legati all’attività atletica agonistica, ma credo sia importante anche vivere la propria età con partecipazione ed entusiasmo. D’altro canto è fondamentale riuscire a tenere il ritmo con allenamenti e competizioni, non lasciandosi mai prendere dalle emozioni e mantenendo lucidità. E poi è importante che la scuola aiuti e vada incontro da un punto di vista organizzativo. Accettando, per esempio, le assenze dovute agli eventi sportivi o prevedendo interrogazioni e compiti in classe programmati, quando questo è possibile.

L’IMPORTANZA DELLO SPORT PER I RAGAZZI 

Lo sport richiede enorme impegno ma regala grandi soddisfazioni. Arricchisce e aiuta a mettersi in discussione. Quale consiglio ti piacerebbe dare ai ragazzi che ci leggono, per incoraggiarli ad una sana e regolare pratica sportiva?

Penso che il consiglio migliore che si possa dare ai ragazzi – soprattutto oggi – sia di trovare uno spazio nella loro vita per lo sport, di qualunque disciplina si tratti. È importante scegliere un’attività che piaccia davvero, che provochi in noi emozione, divertimento, voglia di praticare bene ciò che si è scelto. Ma senz’altro, soprattutto in anni in cui è molto facile per un giovanissimo abituarsi a trascorrere il proprio tempo unicamente davanti ad uno schermo digitale, la scelta di praticare uno sport è più che mai importante.

Fiona May ha vissuto sulla sua pelle il fenomeno della discriminazione e lo ha combattuto, denunciandolo pubblicamente. Quando la FIGC le propose, infatti, il delicato ruolo di Responsabile della Commissione per l’Integrazione, la campionessa accettò con entusiasmo. Ma dopo pochi anni abbandonò l’incarico, scoprendo le difficoltà di trovare soluzioni ai fenomeni sempre più frequenti e radicati di razzismo. Più volte ha sostenuto, a mezzo stampa, la necessità di sanare questo ‘male’, che inquina lo sport, influendo negativamente sulla formazione soprattutto dei più giovani.

COLLABORAZIONI TELEVISIVE E TEATRALI 

Conclusa la carriera sportiva partecipa alla trasmissione “Ballando con le stelle”. In coppia con Raimondo Todaro vince la terza edizione del programma, conquistando il pubblico con la sua indiscutibile eleganza. La grande passione per la recitazione la porta a lavorare in televisione nella fiction, tratta dal best-seller di Maria Venturi, «Butta la luna». Dal 2006 al 2009 prende parte alla sit-com «Così fan tutte», in cui si affronta la tematica del razzismo e della difficile integrazione degli stranieri. Dopo i successi sul piccolo schermo arriva al teatro. Dal 2018 è protagonista, con Luisa Cattaneo, dello spettacolo teatrale Maratona di New York, di Edoardo Erba, interrotto a marzo dello scorso anno a causa della pandemia. Si tratta di un dramma dal forte impatto emotivo dove il gesto sportivo, incarnato splendidamente dalla ex campionessa, diventa metafora del percorso della vita che tra ostacoli, fatica, memorie, celebra sentimenti autentici e suggella la storia di un’amicizia fraterna.

MISSIONI DON BOSCO: L’IMPEGNO IN AFRICA 

Da sempre attenta alle cause umanitarie, Fiona May sostiene i diritti dell’infanzia, affiancando la sua immagine a quella della Onlus Missioni Don Bosco, che da trent’anni supporta l’opera umana e sociale che i missionari portano avanti in tutto il mondo. Portavoce dei diritti di donne e mamme in difficoltà, in particolare delle mamme-bambine, realtà molto diffusa nel continente africano, si è recentemente recata ad Addis Abeba, nello specifico a Mekanissa, il quartiere povero e periferico della capitale, e ha visitato il Centro Don Bosco, luogo di accoglienza per più di 400 bambini di strada.

Fiona May per “Missioni Don Bosco”

Fiona, hai fatto della solidarietà una parte importante della tua vita. Cosa ti ha spinto a diventare testimone di progetti così importanti e a dare voce a quanti lavorano per dare speranza di futuro ai giovani in difficoltà?

Ho visto, visitando le missioni, cosa significhi trasformare in pratica quotidiana lintenzione di aiutare il prossimo; ho voluto sin da subito entrare in contatto con le attività di questa istituzione, ed ho potuto rendermi conto di quanto lavoro, di quanto impegno ci sia in ognuno dei progetti che vengono portati avanti. Era importante per me veicolare un messaggio testimoniando davvero qualcosa che avevo potuto constatare direttamente, con i miei occhi.

Cosa hanno in comune solidarietà e sport? La necessità di superare gli ostacoli, di raggiungere una meta che non nasce dal caso ma da passione, dedizione e controllo, elementi che caratterizzano i modelli positivi di cui oggi abbiamo – più che mai – bisogno.
E Fiona May rappresenta, senza dubbio, uno degli esempi più belli.