Il principio 

Mohamed è un Saharawi nasce nel ‘69, quest’anno probabilmente è un anno di nascita sbagliato, lui dice di essere nato qualche anno prima. 

Il 9 giugno 1976, in seguito alla morte del primo presidente della Repubblica Democratica Araba dei Saharawi El Ouali, per i Saharawi è cambiata ogni cosa, Mohamed ancora ricorda i giorni a seguire, sono tristi e pieni di paura. I Marocchini hanno invaso alcune regioni del Sahara Occidentale, dando inizio alla guerra nel loro territorio. 

La popolazione del Sahara Occidentale che abitava le terre invase é dovuta fuggire via, e tra loro c’è lui, Mohamed Lebsir (in realtà il suo cognome é Hamadi,  Lebsir é il cognome della famiglia che lo ha portato con sé lontano dalla guerra), un bambino di appena 8 anni.

La fuga

Ci ha raccontato che è riuscito a fuggire con alcuni amici di famiglia, inizialmente con una macchina che poi è dovuta tornare indietro a prendere chi non era riuscito a fuggire. Coloro che sono scappati dalla guerra sono costretti a viaggiare di notte e a trovare un nascondiglio di giorno a causa dei continui bombardamenti al fosforo e napalm che divampano contro i civili.

Così, tra un riparo di fortuna e lunghi spostamenti durante la notte, dopo 5 giorni arrivano al confine Algerino, dove sono stati accolti.

 Mohamed una volta arrivato in Algeria ha cercato e atteso la sua famiglia per 3 giorni, fino a che i confini vengono chiusi dal Marocco impedendo a chi era rimasto dentro di fuggire. 

<< Io ero un bambino e quando ho saputo che la mia famiglia era rimasta là ho iniziato a piangere, è arrivato un militare che mi ha dato speranza dicendomi: se non li troverai adesso, arriverà il giorno in cui li rincontrerai, adesso non ci pensare, ci sono i tuoi amici, tra poco ricomincia la scuola e impegnati nello studio. Da quel momento sono rimasto lì fino all’ottobre del 1976>>.  

Nell’ottobre del 76 fino al 1979 Mohamed è rimasto in Algeria in collegio, è andato a scuola. Nel deserto dell’hammada sono stati istituti i primi campi profughi: Dajla, Smara ed El Aioun é stata costruita la prima scuola grazie all’aiuto delle donne.

L’84, l’anno della volontà 

Quest’anno è chiamato così perché molti giovani uomini si arruolarono nell’esercito per andare a combattere, tra i volontari c’è anche Mohamed che sarebbe voluto partire con i suoi amici per liberare la sua patria; tuttavia, per lui c’erano altri piani: gli viene proposto di insegnare e anche se inizialmente non era d’accordo viene convinto e dopo un po’ di pratica, affiancato ad altri docenti, finalmente accetta. 

Nell’88 parte per la Spagna e fa da maestro ai bambini figli di martiri di guerra e ai bambini malati che si trovano nel territorio europeo.

All’inizio degli anni 90 un suo amico di famiglia, tornato dai territori occupati, porta a Mohamed delle fotografie dei membri della sua famiglia che Mohamed però non riconosce. Gli mostrano i fratelli, i cugini e i genitori ma gli unici che riconosce sono questi ultimi. Dietro le loro fotografie c’è un numero di telefono ma Mohamed non ha il coraggio di chiamarli. Solo nel ’93 arriva in Italia, a Roma.

Dopo aver conservato il numero della sua famiglia per tanti anni, trova il coraggio di chiamarli e parlare per la prima volta con loro. 

Dopo quella telefonata riuscirà a rivederli solo nel 2002, i suoi genitori sono anziani, l’emozione di quell’incontro Mohammed la ricorda ancora ancora oggi e riemerge tangibile nel suo racconto. Alla fine di questa parte della sua vita finalmente conosce Sektu nel 96 che solo un anno più tardi diventerà sua moglie.

Oggi 

Dopo il matrimonio, pian piano ha iniziato a costruire la sua casa per lui e per la sua famiglia, con l’aiuto del papà della moglie e tanti sacrifici riesce a tirar su la prima stanza, costruita di mattoni di sabbia. 

Attualmente Mohamed lavora in un ministero ma non ha uno stipendio fisso, il suo compenso è “garantito” da un ente che è sovvenzionato dalle donazioni e ogni tre mesi prende circa 50€. 

Mohamed è un uomo che lavora per il suo popolo attraverso i progetti delle associazioni italiane che monitora e come accompagnatore estivo dei bambini che vengono in accoglienza. 

Mohamed vive con la speranza di vedere un giorno i suoi figli liberi e contenti nella loro casa nel Sahara occidentale, e ringrazia i suoi amici italiani senza i quali non potrebbe vivere e mantenere la sua famiglia.

Grazie all’associazione Giro Mondo di Morlupo, Piccoli ambasciatori di Pace e Aisha Foundation di Agropoli è stato possibile raccogliere questa testimonianza. Sulle loro pagine social potete trovare tante iniziative solidali e conoscere meglio le loro attività.

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