Da diversi giorni, i giornali commentano con grande stupore l’indagine giudiziaria di Reggio Emilia, da cui emergerebbero brutte vicende di bambini sottratti alle famiglia per essere adottati.

Le vicende sono tristi, ma lo stupore è realmente giustificato? Eppure sono almeno dieci anni che, periodicamente, la stampa documenta casi di interferenze ed abusi dei servizi sociali negli affidi e adozioni. Dal caso di Angela Locanto, a quello dei fratellini di Basiglio, ai tanti casi denunciati dall’associazione Cresco a casa (e molte altre).

Il problema, peraltro, non è solo italiano. Chi conosce Ken Loach, e ha visto il suo film “Ladybird ladybird”, non può aver dimenticato la terribile storia (vera) di una madre a cui i servizi sociali toglievano sistematicamente e con grande furore ideologico tutti i figli, principalmente in risposta ai suoi problemi di povertà.

Va poi detto che tutto il settore che si occupa dei minori in Italia soffre di disfunzioni che non hanno riscontro in altri paesi. Il tribunale dei Minori, per esempio, ha poteri discrezionali particolari, superiori a quelli dei tribunali ordinari, e molti lamentano che i giudici lavorino spesso in simbiosi con gli operatori sociali e i loro periti, a discapito dei diritti delle famiglie.

Il codice civile italiano, infatti, prevede una norma (art. 403) che attribuisce alla “pubblica autorità” e ai servizi sociali poteri discrezionali molto ampi , dandogli la facoltà di sottrarre un minore alla famiglia praticamente in qualsiasi caso si possa giudicare che questo vive in condizioni disagiate (morali o materiali).

Ne consegue che vedersi sottrarre i figli, a volte dopo aver ricevuto accuse tanto terribili e non ancora dimostrate, è meno difficile di quanto si possa pensare.

UNA NOVITA’ C’E’…

Tuttavia, l’attuale caso in Emilia ha una particolarità. Per la prima volta, parlando di abusi ad essere messe sotto accusa dagli inquirenti non sono le famiglie (come nel caso della Bassa modenese, trattato nell’inchiesta di Repubblica “Veleno”, e in altri casi) né la scuola o le maestre (come è successo a Brescia e nel nostro caso di Rignano flaminio), bensì gli stessi assistenti sociali.

In particolare, sul banco degli accusati si trova un’associazione (Hansel e Gretel) diretta dallo psicologo Claudio Foti, che avrebbe gestito la cura di minori in alcuni Comuni emiliani, arrivando a sottrarli alle famiglie per darli in adozione, verosimilmente dietro pagamento o altri vantaggi illeciti.

UNA PERSONA NOTA

Ora, chiunque abbia seguito casi passati di presunti abusi – poi rivelatisi infondati — ha già incontrato sul suo cammino Claudio Foti (nel caso di Rignano Flaminio, per es., rese un parere pro veritatae a favore degli abusi e di recente ha rivendicato una sua visione molto particolare degli eventi rignanesi).

Non è difficile quindi pensare che le accuse di cui oggi è oggetto potrebbero essere fondate (al netto della presunzione di innocenza sugli eventi specifici di cui è accusato oggi e del sensazionalismo che sicuramente affligge molti resoconti giornalistici).

Stupisce, tuttavia, che in questa problematica tutta interna al mondo della giustizia e dei servizi sociali, molta stampa finisca con rimettere la politica al centro del polverone mediatico colpendo, in particolare, la politica meno privilegiata e potente che ci sia, ovvero quella degli amministratori locali.

Cui prodest? E, soprattutto, è uno sviluppo casuale o siamo ancora oggetto di manipolazione?

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