Dicembre 5, 2025
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L’Italia fa la storia: terza Coppa Davis consecutiva. È l’era d’oro del tennis azzurro e Bologna diventa il cuore del tennis mondiale

Ci sono sere in cui uno sport smette di essere solo sport e diventa un pezzo di memoria collettiva. Bologna, in questa notte che profuma di trionfo lo ha capito subito: l’Italia ha vinto la sua terza Coppa Davis consecutiva. E lo ha fatto in casa, davanti a un popolo che sembrava sapere da mesi che questo destino era scritto.

L’Italia del tennis entra nella leggenda e si issa definitivamente nell’élite della competizione a squadre più antica del mondo. La storia è piena di cicli vincenti, ma per ritrovare una squadra capace di inanellare tre titoli di fila bisogna tornare alla mitica nazionale statunitense degli anni Settanta, quella di e Arthur Ashe e Stan Smith, che guidarono la squadra nelle vittorie dal 1968 al 1972. Un’epoca che pareva irripetibile fino a quando l’Italia non ha deciso di farsi spazio, con forza, con talento, con una generazione che non conosce paura.

Quella centrata a Bologna è una vittoria dal valore simbolico e tecnico enorme: è la consacrazione di un movimento che, dall’esplosione di Jannik Sinner in poi, non ha mai smesso di crescere, allargando la propria profondità di squadra e imparando a vincere anche in condizioni difficili. 

Berrettini e Cobolli, fratelli di una notte

È impossibile non pensare a chi non c’era. Jannik Sinner, l’uomo che ha cambiato il destino di questo sport in Italia, e Lorenzo Musetti, artista dei rovesci e delle traiettorie impossibili. Entrambi fuori, entrambi presenti solo nelle parole degli spalti, nei cori, nelle bandiere che tremavano di emozione.

Condizioni che in passato avrebbero probabilmente indebolito la selezione azzurra e invece l’Italia ha mostrato la forza delle grandi squadre, quelle in cui il sistema regge oltre i singoli.

Così il destino ha voluto che questa Davis diventasse la Coppa degli uomini pronti.
Matteo Berrettini, tornato nel posto che merita, con il peso della responsabilità sulle spalle ma la leggerezza dei campioni veri. E Flavio Cobolli, il ragazzo che sorride come se tutto fosse semplice, ma che in campo ha dimostrato una solidità che nessuno gli aveva ancora visto a questi livelli.

Amici da sempre, cresciuti insieme tra circoli romani, hanno scritto un capitolo che resterà per sempre nella loro vita e nel cuore del Paese.

Perché questa, più di ogni altra, è la loro, le seconde linee che diventano eroi.

Berrettini, ritrovato nei colpi e nelle motivazioni, ha offerto prestazioni solide, da veterano. Cobolli, alla prima vera ribalta internazionale, ha giocato con freschezza e sfrontatezza, aggiungendo al suo talento quella continuità che ancora gli si chiedeva. Insieme hanno costruito un percorso impeccabile, trasformando la difficoltà in opportunità.

Finale contro la Spagna, ancora una volta il duello dell’anno

In finale l’avversaria era la Spagna, anche lei priva delle sue stelle Alcaraz e Davidovich Fokina. Ma l’epilogo ha avuto comunque un sapore epico, perché questo 2025 è stato l’anno dell’Italia e della Spagna, Sinner ed Alcaraz hanno dominato il circuito ATP, protagonisti di una rivalità che oramai è mito e che li ha visti contrapposti nelle finali più prestigiose dell’anno.

Il confronto, equilibrato sulla carta, si è deciso sul piano della solidità mentale e della capacità di gestire i momenti chiave. La Roja resta un avversario che senti sulla pelle: lottano, resistono, rispondono colpo su colpo. L’Italia, forte di una tradizione ritrovata e di una fiducia costruita nel tempo, non ha tremato. Berrettini ha portato il primo punto, Cobolli ha firmato il secondo, e il resto è diventato storia.

Volandri e Ferrero: il filo invisibile del destino

Volandri e Ferrero, i due capitani delle nazionali sfidanti nella finale di Bologna sono anche una nota di colore che racconta un’epoca

A rendere ancora più suggestivo il racconto di questa finale c’è la presenza in panchina di queste due figure che da sole basterebbero a spiegare l’evoluzione del tennis mondiale: Filippo Volandri e Juan Carlos Ferrero. Nel 2005 erano in campo, avversari nell’ultimo Italia-Spagna di Davis disputato da giocatori. Vent’anni dopo, eccoli capitani, protagonisti di una sfida carica di simbolismo, memoria e rispetto reciproco.

Il loro confronto tattico, elegante e mai sopra le righe, è stato un ulteriore elemento di fascino di una finale che ha messo in scena non solo il presente, ma anche la storia recente di questo sport.

Volandri, con la calma di chi ha visto crescere ogni singolo ragazzo di questa squadra; Ferrero, l’eleganza di un campione che riconosce la grandezza degli avversari. Due uomini che hanno portato in dote memoria, rispetto e una rivalità nobile come poche.

L’Italia sul tetto del mondo: un movimento non vuole più smettere di sognare

Questo tris azzurro certifica un dato ormai innegabile: l’Italia è diventata una potenza del tennis mondiale. Lo è per merito dei suoi top player, ma soprattutto per un sistema che ha imparato a produrre alternative, a investire, a credere nella profondità della propria generazione.

Se l’era Sinner ha inaugurato un nuovo capitolo, questa Coppa Davis vinta da Berrettini e Cobolli dimostra che quel libro è ancora tutto da scrivere. E che l’Italia, oggi, non è più soltanto una squadra vincente. È un riferimento globale.

Il cammino di Cobolli: dalla maratone in semifinale all’impresa in finale

La strada di Flavio Cobolli verso la gloria è stata tutto fuorché semplice. In semifinale ha giocato una delle partite più folli e interminabili mai viste in Davis, durata tre ore contro un indomito Zizou Bergs che si giocava tutto visto che il Belgio era già sotto di un punto dopo la sconfitta di Raphael Collignon contro Matteo Berrettini. Un un terzo set segnato da tre break consecutivi, una spirale di sorpassi e contro-sorpassi che sembrava non finire mai, entrata di diritto tra le battaglie più lunghe e snervanti nella storia recente della competizione. Un duello di nervi prima ancora che di tennis, vinto con la testardaggine di chi rifiuta di arrendersi.

Cobolli vuole diventare uomo Davis, in un’Italia priva dei suoi top 10, che gli ha affidato il ruolo di  numero 1 nel singolare, in una  stagione che lo ha visto alzare al cielo il suo primo titolo ATP 500 ad Amburgo e lo ha visto raggiungere i quarti di finale di Wimbledon, nel tempio del tennis sull’erba.

Un peso, una responsabilità ma nel momento più delicato ha dato tutto il suo talento e la sua passione.

Eccoci al più lungo tie-break vinto da un tennista italiano nella storia della Coppa Davis: 17 punti a 15 dopo aver salvato 7 match point a Zizou Bergs.

Il precedente primato apparteneva a Paolo Lorenzi che il 4 marzo 2016, a Pesaro, nella sfida di primo turno del gruppo mondiale contro la Svizzera, superò nel primo singolare Marco Chiudinelli vincendo il primo tie-break per 16 punti a 14.

Un cuore e un’umanità quella di Flavio che non si è fatta sopraffare dalla gioia per la vittoria, dopo l’esultanza alla “Hulk” con tanto di maglia strappata in diretta, si è avvicinato a Zizou per consolarlo: “Potevo esserci io in quel momento, ho provato a dargli una parola di conforto anche se è inutile”.

E poi la finale, dove Cobolli ha trasformato la paura in forza. Contro uno scatenato Jaume Munar è partito malissimo: sotto di un set, ha addirittura rischiato il bagel, sommerso dalle rotazioni dello spagnolo e da un approccio in apnea. Ma nel secondo set è cambiato tutto. Ogni punto è diventato una dichiarazione di identità, una lotta furiosa contro se stesso e contro un avversario che non cedeva un centimetro. Quel set, vinto al termine di scambi che sembravano scolpiti nel granito, ha riaperto un mondo.

Il terzo è stato puro coraggio: subito un break subito, subito un break recuperato, come se il destino volesse testarlo ancora una volta. E quando l’undicesimo game è arrivato, Cobolli non ha tremato: break decisivo, sguardo alto, e poi un ultimo gioco portato a casa con una maturità da veterano. Il 7-5 finale ha liberato un urlo che Bologna ricorderà per sempre.

È stato il punto che ha chiuso la sfida, che ha consegnato la Coppa all’Italia per il terzo anno consecutivo, e che ha consacrato per sempre Flavio Cobolli come uno degli eroi di questa notte destinata a rimanere nella storia.

I nostri eroi

Capitano Filippo Volandri, singolaristi Flavio Cobolli, Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego, doppisti Simone Bolelli e Andrea Vavassori.

Il Presidente Sergio Mattarella li aspetta al Quirinale per gli onori di una nazione intera.

Jannik Sinner lo aveva profetizzato che quest’Italia poteva vincere la Davis senza di lui e si è avverato, potrei aggiungere che ha lasciato la ribalta anche ai suoi compagni di squadra, alle seconde linee che hanno avuto il loro giorno di gloria.

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