Università Agraria di Bracciano: “sì della Regione Lazio alla coltivazione di 29 ettari dell’ex Poligono Santa Lucia”.

Il vicepresidente Alberto Bergodi: “con volontà e determinazione abbiamo ottenuto un importante risultato a vantaggio dell’interesse collettivo”

Ventinove ettari dell’ex Poligono di Santa Lucia- Quarto Militare di Bracciano torneranno ad essere coltivati. Dopo un lungo iter l’Università Agraria di Bracciano è riuscita finalmente nell’intento di ottenere l’autorizzazione affinché almeno una parte del vasto ex Poligono, compreso tra via Settevene Palo e via Castel Giuliano, potesse essere coltivato.

“E’ stata una battaglia burocratica impegnativa ed importante che ha richiesto da parte nostra l’incarico per due perizie di un agronomo e di un ornitologo – spiega Alberto Bergodi (nella foto), vicepresidente dell’Università Agraria di Bracciano – perché alcune normative stabiliscono che i terreni non coltivati dopo un certo numero di anni diventano pascoli. Poiché l’intera area del Poligono impiegata per anni per esercitazioni militari non era sottoposta a cicli di coltivazione, di fatto, quando ne siamo tornati in possesso, si è presentata questa insolita questione. La definizione di pascolo avrebbe potuto infatti non consentire alcun tipo di coltivazione. La soluzione avanzata dall’Università Agraria – spiega ancora Bergodi – è stata allora la presentazione alla Regione Lazio di un progetto specifico. Dopo numerosi incontri il risultato è stato ottenuto. Siamo riusciti ad ottenere che 29 dei 280 ettari complessivi del poligono potessero essere coltivati. La nostra intenzione è arrivare ad ampliare ancora di più la superficie da mettere a disposizione per la semina”.

La autorizzazione è stata disposta dalla Regione Lazio con la determinazione del 4 settembre 2018 n. G10829.

La superficie di 29 ettari sarà adibita ricavando tre lotti di circa 10 ettari ciascuno da rendere disponibili agli utenti che ne faranno richiesta attraverso una procedura di evidenza pubblica. Sarà permesso seminare a rotazione colture tradizionali come cereali e leguminose. Tra le disposizioni previste dalla determinazione regionale compare la realizzazione di una fascia parafuoco di almeno 5 metri di larghezza lungo il confine della Settevene-Palo.

“La nostra proposta, recepita dalla Regione Lazio – spiega ancora Bergodi – consente di porre fine ad un assurdo amministrativo. Dopo essere riusciti a tornare in possesso dell’intera area, appariva infatti paradossale che l’area non potesse essere coltivata in linea con gli obiettivi dell’Università Agraria mirati in particolare alla valorizzazione agricola del patrimonio collettivo ad uso civico. La vicenda dimostra che quando c’è volontà e determinazione si può domare anche una burocrazia spesso assurda. Un ringraziamento particolare va agli uffici regionali che hanno dimostrato di voler collaborare attivamente guardando all’interesse collettivo”.

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