La striscia di fuoco di Monte Acuziano

La striscia di fuoco che ieri sera ha fatto mostra di sé su tutta la Valle del Tevere sembrava il nastro di fuoco di barbari pronti ad invadere la pianura. Quella striscia diverrà immagine iconica di quanto sono a rischio le nostre terre maltrattate. Il fuoco ha “rasato”  come  fosse un affilato rasoio le pietre di Monte Acuziano a Fara Sabina fino a fare il pelo alle abitazioni delle frazioni di Prime Case e Pomonte. Contrastato da Protezione civile, Vigili del fuoco, volontari, semplici cittadini, Canadair e ed elicotteri, è stato domato. Resta un pugno nero. I  boschi non sono stati toccati, erano dietro la cima,  nelle alture sopra  l’Abbazia di Farfa ed il fuoco non ha valicato. Un dato fa riflettere: “Monte S. Martino, noi di Fara lo chiamiamo così per via dei resti di una basilica eretta sulla cima e dedicata al santo, fino a cinquant’anni fa – racconta l’ex sindaco ed ex consigliere regionale Mario Perilli –  in buona parte ospitava ulivi. Piccoli appezzamenti dati in gestione ai contadini per fare l’olio di casa. Ogni lavoro, anche il  più precario  era più redditizio della cura di quelle piante. Ma quella era una grande protezione. Poi l’abbandono. In questi anni le pendici si stavano ripopolando di cespugli , ginestre, piccole piante nate da semi portati dal vento. Il fuoco ha fatto “tabula rasa” di questo naturale lavoro di rinascita”. Siamo all’anno zero. Quelle alture , che come racconta in un post William Sermonti,guida naturalistica e poeta della valle tiberina e sabina,  erano un balcone naturale “per vedere un tramonto; per godersi una notte di plenilunio; per osservare le stelle cadenti a San Lorenzo; per aspettare l’alba; per contemplare il suo fantastico panorama; per sposare la pace ed il silenzio.La ferita inferta a questo territorio non sarà facile da rimarginare”. 

 

Da lì ieri è stata visibile per tutto il giorno la colonna di fumo che si alzava da Capena e Morlupo. Lì le fiamme non percorrevano pietre e abbandono ma stavano aggredendo vigne e uliveti pronte per l’ultimo rush prima del raccolto. La località si chiama “Le Macchie” e si trova ai confini dei due comuni. Terra ricca di storia, necropoli etrusche, vestigia romane. Di proprieta dell’Universita agraria custodisce il dna agricolo del comune e il tentativo di dare nuova linfa ad una tradizione millenaria. Un vasto incendio ha colpito i terreni dell’Ente in loc. Macchie (Monte Aquila), al confine con il territorio morlupese. Le fiamme, scrive il Comune di Capena, hanno provocato ingenti danni ai vigneti della Coop. Agricola AgroCapenate. Racconta Antonio Pelliccia, consigliere dell’Università agraria e socio della cooperativa: “la vigna toccata dal fuoco, cioè dal calore sviluppato dall’incendio, è circa un quarto. Le viti sono salve, le fiamme hanno camminato sulla bassissima erba secca tra i filari. Le foglie sono annerite, a rischio è il raccolto. Il calore ha accelerato la maturazione dell’uva. E siamo ad agosto, difficile trovare una soluzione per non perdere i frutti quais maturi. Perso anche l’impianto elettrificato utile per difendere i 10 ettari di vigna dai cinghiali, il fuoco l’ha incenerito.

 

Stesso percorso le fiamme hanno compiuto nell’oliveto accanto alla vigna , sono passate  in mezzo. Con velocità correndo sulla poca erba secca, ma ha lasciato il segno anche se probabilmente le piante sono “scottate” ma non perse”. Di buono è che non sono soli. Il Comune di Capena : “Siccità’ , gran caldo , ma gli esperti dicono anche “la mano dolosa e criminosa “ dell’uomo – scrive il sindaco Roberto Barbetti -.Non succede solo a Capena , ma  a Morlupo e nei paesi limitrofi . Da qui,  osserviamo impressionati la montagna di  Fara Sabina bruciare. Cercheremo di intraprendere come comune nei prossimi giorni le iniziative  piu utili e concrete, oltre ad esprimere la nostra solidarietà’ agli individui e famiglie colpite. Alle parole sono seguite iniziative concrete. Accogliendo la proposta del consigliere comunale Antonio Paris, il sindaco ha convocato una riunione per chiedere alla Regione lo stato di calamità e individuare le forme di aiuto per gli agricoltori colpiti. La Regione oggi lo ha fatto. Il percorso per avere sostengo è attivato. Resta difficile  capire quali interessi possano muovere le mani dei presunti piromani. Le terre percorse dal fuoco sono dichiarate inviolabili per legge. Non vi si può fare nulla di diverso dalla loro destinazione d’uso originaria. Un tempo si parlava di pastori interessati a creare nuovi pascoli, ma non è questo il caso né per Fara Sabina né per Capena e Morlupo. E’ comprensibile si cerchi un colpevole ma forse bisogna fermarsi e riflettere su quella striscia di fuoco incombente sulla valle. Non annuncia barbari ma un cambiamento climatico devastante e che ci riguarda tutti. Oggi. I tecnici dicono che per raffreddare il mondo occorrono alberi,  milioni di alberi. Iniziando magari da Monte Acuziano e Monte Aquila.

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