Emotions: il brainforum itinerante dedicato a Rita levi Montalcini

Al Maxxi di Roma la conferenza tutta al femminile dedicata a Rita Levi Montalcini volta a promuovere le donne nella scienza.

Si è svolto venerdì 19 novembre al Maxxi di Roma il terzo degli otto incontri itineranti scientifico-divulgativi sui nuovi sviluppi nel campo delle neuroscienze organizzato da BrainCircleItalia, in collaborazione con EBRI (European Brain Research Institute Italia) dedicato a Rita Levi Montalcini.

Viviana Kasam, presidente di BrainCircleItalia, spiega che il progetto Emotions nasce dalla volontà comune delle scienziate (sono tutte donne le studiose che partecipano al progetto) di parlare in maniera scientifica delle emozioni. Viviana ci spiega che si tratta di una sorta di provocazione. Le donne, fin dai tempi di Aristotele, non potevano avere un pensiero aulico e venivano cerebralmente svalutate proprio perché ritenute succubi delle emozioni. E invece si è scoperto che le emozioni sono fondamentali e lo sono anche scientificamente parlando.

Viviana Kasam: Presidente BrainCircleItalia

Della difficoltà incontrata durante il suo cammino professionale in quanto donna anche Rita Levi Montalcini dichiarava che per le donne era molto difficile fare lo scienziato. La parola donna ai suoi tempi equivaleva alla figura domestica, alla quale non era permesso avere interessi professionali. Dovevano essere madri, mogli, amanti, questo sì, ma per l’intelligenza, per il lavoro c’erano gli uomini. Ma Rita era diversa. Non si sposò mai e non ebbe figli ma l’amore per l’Africa e la speranza di sconfiggere una malattia terribile come la lebbra diedero avvio al suo percorso scientifico.

E l’umanità ringrazia per la sua diversità.

Le donne africane sono molto intelligenti”, diceva la scienziata, “ma gli uomini le hanno sempre escluse dagli studi per imporre le loro capacità che tuttavia non sono migliori di quelle delle donne. L’intelligenza è egualmente distribuita fra uomini e donne, anche se il loro approccio è diverso.”

 

La Grande Bellezza: possono le neuroscienze spiegare l’arte?

No, non c’entra Sorrentino. È invece questo il titolo della conferenza sopracitata pensata per la tappa romana del progetto Emotions, in cui sette erudite scienziate si dedicano, con relazioni approfondite, al tema della bellezza spiegata attraverso la neuroscienza. Cristina Alberini, ad esempio, professoressa di neuroscienze alla New York University, parla dei meccanismi biologici della memoria a lungo termine e spiega come le emozioni danno forma ai ricordi. Tutta la nostra esistenza, le emozioni, le sensazioni, sono gli ingredienti che rendono i nostri ricordi qualcosa che conserviamo a lungo termine. L’intensità delle emozioni va a definire la forza del ricordo regolandone il consolidamento e il riconsolidamento. Interessante è il passo in cui esplica che, come è stato evidenziato, si può diminuire e quindi manipolare il valore emotivo dei ricordi forti legati alle psicopatologie, intervenendo farmacologicamente sull’amigdala.

Cristina Alberini: come le emozioni danno forma ai ricordi

Merav Ahissar, professoressa di psicologia presso l’Università di Gerusalemme che si occupa di apprendimento percettivo e cognitivo umano, si concentra nel suo discorso sul motivo per cui la bellezza gratifica il cervello. Spiega dettagliatamente come la regione orbitofrontale corticale faccia parte del sistema del cervello che si chiama il circuito della gratificazione. La bellezza produce piacere in quanto attiva il sistema di ricompensa nel cervello. Questo circuito consiste in varie regioni cerebrali interconnesse tra loro che vengono attivate quando vogliamo che qualche cosa di piacevole venga ripetuto. Ciò risulta essere fondamentale da un punto di vista evolutivo perché porta l’essere umano a ripetere le azioni che prolungano l’esistenza sia personale sia a livello di specie.

Merav Ahissar: perchè la bellezza gratifica il cervello

Virginia Penhune, professoressa presso il Dipartimento di Psicologia della Concordia University e anche membro di facoltà aggiunto nel Dipartimento di Neurologia e Neurochirurgia alla McGill, traccia il percorso sul dove il piacere e il movimento si incontrano. Perché ascoltare un ritmo fa venire voglia di muoverci? Ebbene, è una questione di previsioni. La tensione tra le previsioni e l’accuratezza del risultato genera il movimento e il piacere.

Virginia Penhune: un solco musicale, dove il piacere e il movimento si incontrano

Lina Bolzoni, illustre professoressa alla Scuola Normale Superiore di Pisa, parla poi di emozioni e arte della mnemonica tracciando un’elaborazione intellettuale legata ai codici culturali di diverso tempo.

E ancora, sono presenti  gli interventi di Beatrice de Geldern, neuroscienziata cognitiva e neuropsicologa, che affronta il tema della bellezza e il cervello dal punto di vista del corpo e di Hannah Monyer, neurobiologa direttrice del dipartimento di neurologia clinica presso l’ospedale universitario di Heidelberg, che affronta il tema dell’arte come denotatore di emozioni in “La Recherche” di Proust. Viene proiettato poi il contributo registrato di Eva Jablonka, teorica evolutiva e genetista israeliana, che è stata impossibilitata nella presenza in loco.

A condire il tutto, la musica di Agnese Cocco, prima arpa del teatro dell’opera di Roma, che, esibendosi con tre deliziosi brani di grandi compositrici dedicati a grandi donne: Clair de Lune di C. Debussy, Sarabanda di N.Rota e La Source-étude, rende l’evento semplicemente perfetto.

Agnese Cocco prima arpa del Teatro dell’Opera di Roma

L’arte e la scienza si dimostrano allora due mondi che possono convivere.

Vorrei citare in conclusione uno spezzone dell’intervista presente nel documentario di Carlo Alberto Pinelli girato ad Israele nel 2003, fatta proprio all’illustre già citata Premio Nobel che, svelandoci il suo lato artistico, alla domanda: “Quali qualità deve avere uno scienziato?” risponde:

“Io non sono una scienziata, mi sento piuttosto un’artista.  Non ho affrontato la vita come una scienziata, ma come un’artista”.

E la sua arte, oltre alla sua straordinaria forza emotiva, era senza dubbio quella di comunicare e divulgare la scienza.